il giubbotto di mio padre

07 dicembre 2010 ore 23:16 segnala


Da qualche settimana ho recuperato nell’ armadio, là, tra i vestiti vecchi, un giubbotto di mio padre che lui non indossa più. E' di pelle, chiaro, tendente ad una tonalità tra il giallo e l' avorio. Doveva andare di moda alla fine degli anni settanta e gli inizi degli ottanta. Mi piace il fatto che non sia più di moda. Ho scoperto che proprio indossando quel giubbotto mio padre una sera d' inverno incontrò mia madre in una discoteca. Era il 1981 e osservando proprio quella pelle, respirandola, io sento quell' anno, sento magari i baci che ci sono rimasti liquefatti dentro, sento il calore che sapevano dare e la protezione che percepiva mia madre tramite un abbraccio, sento i loro respiri che si toccavano, l' aria del locale, il fumo, l' attimo in cui si sono avvicinati e non si sono allontanati più, sento tutto questo perché essendo di pelle il giubbotto non si può lavare ed è rimasto tutto. Il casino, l’ amore, le voci e me le porto ora in giro con me, da qualche parte. Ora tra quella pelle c’ è anche il frastuono del silenzio, dopo un decennio in naftalina. E sento tutti i pacchetti di gomme da masticare e caramelle che deve aver contenuto nelle tasche quel giubbotto e poi, sento mio padre. Lo sento nella schiena, quando lo metto, quando l' indosso, quando mi aggiusto il giubbotto, lo sento nelle maniche della sua pelle e nel suo modo di fare, diverso dal mio, lo sento nelle spalle, nel chiudere ed aprire la cerniera, nei movimenti che ha fatto anche lui, lo sento così tanto che sembra quasi che lo sento un po' di più. Quando l' ho indossato la prima volta, mio padre mi ha guardato sorpreso: con gli occhi sorrideva. Forse si rivedeva in me, forse io ero un po’ lui. Non so come spiegare: quel giubbotto mi ha fatto capire che mio padre non è solo quello che è ora, ma è stato anche qualcos' altro e allora mi permette di capirlo, mi permette di tastarlo, di volergli bene in altro modo e di riuscire a dirgli tutte le parole che non sono capace ad esprimergli. Quando s' avvicina e mi chiede qualcosa e spesse volte è un qualcosa a cui non so rispondere, quando non mi capisce, quando è assente, preso dai problemi del lavoro o altre considerazioni, quando fa i sacrifici in silenzio e si tocca i peli rauchi dei baffi.
Tra due giorni sarà il suo compleanno, festeggerà cinquantatre anni, ma non li festeggerà veramente, li lascerà andare così, come uno dei tanti compleanni della sua vita. Io mi avvicinerò a lui e gli dirò auguri, semplicemente, con una parola secca e stampata veloce, eppure, in quell' auguri io mancherò di dirgli tante cose, tante cose che contano, tante cose che non si è capaci di dire, e allora caro babbo, con quell' auguri sento il profumo delle tue camicie le domeniche mattina di quindici anni fa, sento l' odore della barba bianca quando a Natale mi mettevi paura e mi regalavi due giocattoli, quando mi hai insegnato a farmi la barba e a non tagliarmi, quando mi hai aggiustato la bicicletta, quando giocavi con me e ti vestivi con me con le maglie della nostra squadra del cuore e allora caro babbo io non so, io sento gli anni che passano e vorrei abbracciarti, vorrei dirtelo, anche se non ci diciamo niente e non ci capiamo, anche se ora siamo distanti e ci becchiamo praticamente su tutto, vorrei dirti che sto piangendo mentre scrivo queste parole che non saprò dirti, sto piangendo perché vorrei dirtele e non ci riesco perché c' è qualcosa che me lo impedisce, ma in fondo ho scoperto di avere il sorriso e il carattere come il tuo, ho scoperto che tra la plastica dei ricordi, tra gli odori, tra i cassetti, c' è qualcosa di tuo anche adesso, nel presente e ti stringo queste parole tutte per te, per ringraziarti, per l' inchiostro delle tue mani sporche tornando dal lavoro, per quando abbassi la schiena e raccatti qualcosa che ci è caduto, per le tue battute stupide che a volte non sopporto, per la carta dei giornali, per quelle lische di capelli un po' neri e un po' bianchi, per quello che mi hai insegnato, per gli ideali giusti e onesti che non dimentico, per dirti che quel giubbotto mi sta davvero giusto ed è davvero tanto caldo.
11844133
« immagine » Da qualche settimana ho recuperato nell’ armadio, là, tra i vestiti vecchi, un giubbotto di mio padre che lui non indossa più. E' di pelle, chiaro, tendente ad una tonalità tra il giallo e l' avorio. Doveva andare di moda alla fine degli anni settanta e gli inizi degli ottanta. Mi piac...
Post
07/12/2010 23:16:59
none
  • mi piace
    iLikeIt
    PublicVote
    12

Commenti

  1. DamadelLago.77 08 dicembre 2010 ore 00:45

     

    letto tutto d'un fiato....che bel post...davvero...complimenti! non è semplice descrivere un'emozione, condividere un sentimento e tu ci sei riuscito...questo post mi ha commosso, mi ha fatto riflettere su quanto si ha bisogno di sentire il senso di appartenenza...l'imprinting....

    Grazie...e sì...il giubbotto...ti sta davvero giusto! :)

    sogni d'oro

  2. nessun.attesa 08 dicembre 2010 ore 09:24
    E' come idossare la vita di qualcun'altro, entrarci dentro. Anche se certe cose non si riescono a dire, lui sa ...
  3. SOGNANDO59 08 dicembre 2010 ore 18:08

    Con il giubbotto di tuo padre ti sei vestito di "lui" l'hai vissuto come lui ha vissuto, come ha sofferto e come ha gioito, quasi ti sei impersonificato .sembra quasi che tu lo comprenda meglio! Fagli un piccolo regalo, un piccolo gesto che lui non si aspetta, ne sara' felice:-) . un bacio e una serena serata:fiore

    Michela

     

  4. animoguerriero 09 dicembre 2010 ore 08:27

    rivivi le sensazioni di una persona a te cara...

    e nello stesso tempo rivivi quello che questa persona ha fatto per te...

    il legame che vi unisce si sente nell'anima....

    tieni stretto quel giubbotto e tutto quello che rappresenta...

    un abbraccio Pa:fiore

  5. Antelao 09 dicembre 2010 ore 11:37

    a me e' capitato a volte di indossare qualche capo di abbigliamento di mio padre, abbiamo piu' o meno la stessa taglia e lui dispone di un guardaroba piu' fornito di cose "eleganti" che io non ho, essendo tutto sul casual sportivo. Pero' non sono riuscito, come tu hai mirabilmente descritto, a captare questi segnali, questa comunicazione che la pelle ha saputo darti...Sei stato davvero bravo a descriverlo.

     

     

    UdM

     

  6. fortunata5 09 dicembre 2010 ore 16:06

    nel leggere queste tue parole...

    io sono mamma e posso dirti che anche senza esprimersi io comprendo mia figlia

    ascolto le sue parole non dette...

    però quanto riscalderebbero il cuore di tuo padre queste tue parole scritte ...pensaci!!!

    auguri ad entrambi

    ciao,

                             Diana

  7. bellitude 09 dicembre 2010 ore 23:12

    Stringi forte tuo padre ogni tanto,non vergognartene.

    E' una cosa che gli fara' bene.

    Fallo per me domani ,per me che non posso piu' farlo.

    Buona notte

  8. Veronica.40 10 dicembre 2010 ore 14:07

    Ciao, emozionante il tuo post..nn c'è modo migliore per dimostrare tanto amore:-) ..buon fine settimana:bye

  9. tecerco 13 dicembre 2010 ore 00:34

    E' un altro te, il padre. E se le diversità caratteriali sono tante, non ti aiuta la naturale attrazione che il figlio maschio ha verso la madre. E tuttavia, il vissuto, l'educazione ricevuta, magari i rimbrotti giovanili, ti fanno rispettare il ruolo di tuo padre. Non ultimo, l'affetto scioglie qualsivoglia problema....

    Ciao.

    Tc

  10. littlekyle 13 dicembre 2010 ore 20:43
    ...senza casa, ma con un caldo 'bagaglio'

                                                                   kyle
  11. didi71 13 dicembre 2010 ore 21:06

    ma sono entrata nel tuo blog dai miei post preferiti direttamente al 21 ottobre....me so' rimbambita!:ok Ed ora veniamo al commento:superfluo dire che è splendido il tuo post,grazie di condividere con noi tante sensazioni così intime e profonde.Secondo me per il compleanno del tuo papà dovresti fargli leggere questo post,non lasciare che il tempo passi e porti con se troppe cose non dette;-) DiDi

  12. silently 18 dicembre 2010 ore 05:37
    Occhi lucidi
  13. illaka 07 dicembre 2011 ore 13:16
    raramente ho letto qualcosa di cosi bello e toccante. Per post come questo ti prego lasciaci il tuo blog.
    Se mio figlio ha pensato anche solo una volta questo di suo padre sono una mamma felice.
    Grazie
  14. purpurple 22 gennaio 2013 ore 14:19
    toccante...quando un figlio parla del padre o della madre é sempre e comunque toccante, persino dove pare ci sia poco amore, nn é il tuo caso. e se glielo faresti leggere? pensaci...quando sentirai di farlo, quello é il giorno giusto. un sorriso a te

Scrivi commento

Fai la login per commentare

Accedi al sito per lasciare un commento a questo post.