in tutti gli spazi visibili e invisibili

08 gennaio 2013 ore 13:07 segnala


"Quando meno t' aspetti vedi aprirsi uno spiraglio e apparire una città diversa, che dopo un istante è già sparita (...) Alle volte mi basta uno scorcio che s' apre nel bel mezzo di un paesaggio incongruo, un affollare di luci nella nebbia, il dialogo di due passanti che s' incontrano nel viavai, per pensare che partendo da lì metterò insieme pezzo per pezzo la città perfetta, fatta di frammenti mescolati col resto, d' istanti separati da intervalli, di segnali che uno manda e non sa chi li raccoglie". La città perfetta che (non) incontriamo ne Le città invisibili di Italo Calvino non esiste. Ma in ogni città convivono mille città invisibili, dove "tutti gli spazi cambiano, le altezze, le distanze..." e dove i segnali che vengono mandati sono quelli lasciati in mille vicoli, piazze, portoni, attraverso i ricordi, le emozioni, le storie di incontri, di solitudini, di amori.
S. C.


Le opere della foto sono di S. C. Le ho guardate e riguardate mille volte. E' stata una scoperta devastante. In apparenza possono sembrare solo dei comuni fotomontaggi modellati dall' artista senza una completa direzione. E invece le osservi, le scruti e scopri che anche oltre all' effetto apparente dell' immagine c' è un' armonia voluta, una corrispondenza ricercata quasi componendo il raffinato mosaico delle sensazioni. Forse ci suggerisce che il vero fotomontaggio è la realtà, così come si presenta, che è incapace a dare forma alle interminabili presenze dello spazio. Cosa ci vedo dentro queste opere? Luoghi di tutti i giorni, angoli fondamentali della nostra vita, ambienti che solo per noi si trasformano in occasione di verità soggettiva che risplende. Sotto queste opere l' artista ha voluto riportare delle frasi de “Le città invisibili”, lambendo certamente la poliedricità del capolavoro di Calvino, ma tuttavia ricordandoci che anche lo spazio più impercettibile può risultare una dimensione infinita di frammenti vivi capaci di rischiare di stupirci.

Al contrario nel finale del film del 1962 “L' Eclisse” di Michelangelo Antonioni accade qualcosa di diverso. Vittoria (Monica Vitti) e Piero (Alain Delon) si danno appuntamento nel “loro” solito posto, nel loro spazio prediletto di giovani innamorati. Solo che mentre si promettono di incontrarsi, entrambi sanno che daranno un dispiacere all' altro non presentandosi. Nelle ultime scene il regista dà spazio proprio a quel luogo vuoto, senza più amore, disgregandolo in tanti dettagli come a voler ristabilire una essenza oggettiva sopra la fugacità del sentimento. Se Vittoria e Piero avevano inserito per tutto il film quell' ambiente dentro il loro senso di sogno, ecco che le strade, le pozzanghere, i lampioni tornano a ristabilirsi per quello che sono. Forse in questo caso non c' è più spazio per altre città, perché quelle che già ci sono appesantiscono da sé la fragilità interiore dei personaggi fino a farli scomparire.


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08/01/2013 13:07:28
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Commenti

  1. Lucrezya.57 08 gennaio 2013 ore 13:40
    :rosa :rosa :rosa
  2. MorganaMagoo 08 gennaio 2013 ore 13:53
    ... io lo trovo affascinante questo argomento. Italo Calvino poi, sotto questo aspetto, è un genio. Sempre alla ricerca di qualcosa che esula dalla materialità, come se le cose, le città, gli ambienti, avessero un'anima, un aspetto interiore. Meraviglioso Calvino. :-)
  3. eldan 08 gennaio 2013 ore 14:49
    La città perfetta non esiste :). Meglio concentrarsi sulle nostre piccole case prima ^_^. Un post davvero affascinante, complimenti. Anche se non amo poi così tanto Calvino, qualche soddisfazione me l'ha data :)
  4. albaincontro 08 gennaio 2013 ore 17:07
    Certo non è tanto quello che è,ma quello che si vede,cioè quello che i nostri occhi sono disposti a vedere.Siamo noi che rivestiamo la realtà a secondo dell'umore.
  5. Evelin64 09 gennaio 2013 ore 07:04
    In genere si vede cio' che si vuol vedere, forse è per questo che tanti piccoli particolari appaiono solo a coloro che sono disposti a guardarli! ;-)
    Buona giornata....Evelin :bye
  6. goccesulmare 09 gennaio 2013 ore 09:18
    Nella mia città, da poco, hanno costruito un quartiere moderno in una parte relativamente antica racchiusa fra palazzi del tardo 1800, diventando "la città nella città" (così hanno chiamato quel nuovo quartiere completamente moderno in quella antica e centrale parte della città) all'inizio sembrava un posto bellissimo, ulivi adornano una piazzetta completamente moderna, ma per ora nessuno ancora vi abita o ha aperto negozi, entrare in quella parte della città senza la contaminazione dell'uomo sembra spettrale, eppure una volta le pietre le scale le finestre ogni portone aveva una storia che la collegava all'uomo e la rendeva viva e piena di significato agli occhi di chi la guardava, ora gli occhi umani non vedono che una bella struttura super moderna ma senz'anima
    gocce
  7. dealma 09 gennaio 2013 ore 10:28
    bel pezzo! Su questo tema mi viene in mente Alice nelle città di Wenders, dove il protagonista accompagna una bimba alla ricerca di casa sua, in una città sconosciuta, col solo ausilio di una fotografia. E mentre girano in auto per le strade della città la bimba dice "eccola!" ma lui non vede la casa, non riconosce il luogo della fotografia fino a quando non gli appare riflesso nello specchietto retrovisore dell'auto. Non aveva riconosciuto il luogo perché in auto gli si era presentato nella prospettiva opposta rispetto a quella della fotografia. E lo stupore sta nel fatto che un luogo, pur immobile, diventa invisibile per un solo e semplice scarto di prospettiva.
  8. dolcecarrie 09 gennaio 2013 ore 22:30
    Belle opere, davvero spazi armoniosi
    piacevole osservarle a lungo.
    Buona serata :-) :fiore
  9. SOGNANDO59 10 gennaio 2013 ore 11:32
    ciao Matteo, mi trovi concorde con il commento di chi mi ha preceduto. Ogni cosa viene vista in virtù di un momento e di uno stato d'animo :rosa :-)
  10. Aljsja 13 gennaio 2013 ore 09:13
    Sensazionale entrare dentro gli spazi!! Sono gli occhi a guardare, ma è la mente a vedere e lo spirito a bere, nutrendosi di ciò che percepisce...
    e tu ti nutri assai bene e a me piace molto assaggiare gli aspetti che evidenzi :-))
    felice domenica :rosa
  11. vagarsenzameta 17 marzo 2013 ore 01:00
    E' la magia dei film in bianco e nero.

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