La stanza del Natale

25 dicembre 2011 ore 07:29 segnala
C'era una volta davvero l'atmosfera di Natale e c'era una grande casa dove si respirava a pieni polmoni.
Un lungo ingresso svoltava ad "elle" ad un altro altrettanto lungo corridoio su cui si affacciavano le stanze e la cucina.
Appunto dalla cucina, calda ed odorosa, era il regno delle donne, sorelle,cognate o nipoti che si affaccendavano nel preparare i piatti della cena di Natale.
Tra chiacchiere briose, occhiate eloquenti e movimenti sincronizzati prendevano forma le portate mentre sul fuoco le pentole ed i tegami regalavano promettenti profumi.
In una stanzetta semibuia le cuginette adolescenti si sussurravano l'un l'altra le prime scoperte della loro nuova condizione di vita, le prime considerazioni ed i primi battiti di cuore proprio da una altra stanza si sentivano le voci stridule dei cuginetti maschi che, meno profondamente, discutevano di giochi, figurine e sfide tipiche dell'età e dei tempi.
Nella camera adibita alla cena, gli uomini sedevano già alla tavola apparecchiata, commentando le notizie del telegiornale della sera o qualcuno fumando l'immancabile sigaretta.
C'era poi una stanza, più defilata, in fondo, che stava al buio ma di tanto in tanto si rischiarava di luci colorate: era la stanza dell'albero di Natale e del presepe.
Un grande albero pieno di luci intermittenti che ad ogni accensione mandavano un piccolo respiro, guarnito di grandi palle di vetro dai tanti colori e ammantato di strisce bianche che al buio sembravano di vera neve.
Ai piedi dell'albero c'era un bel presepe, con una caratteristica capanna dove alloggiavano Maria e Giuseppe che insieme al bue e all'asinello guardavano la culla vuota che a mezzanotte avrebbe ricevuto il Bambinello.
Maria sembrava guardare Giuseppe come a dire:"senti, di là fanno festa per noi".
E così sembrava che tutti gli altri personaggi convenuti, pastori o artigiani che completavano la scena, assentissero a tale considerazione.
Infatti, poco dopo sarebbe echeggiato nell'aria il fatidico "...è pronto, tutti a tavola..." e la stanza dell'albero di Natale sarebbe tornata nel silenzio ovattato turbato solo dalle voci alte della stanza poco lontana ma anche dagli auguri gridati nelle case vicine, mentre lì fuori il freddo confermava che era proprio la notte di Natale.
c9838e18-bcf3-4cbc-a1dd-56f7d3009ee4
C'era una volta davvero l'atmosfera di Natale e c'era una grande casa dove si respirava a pieni polmoni. Un lungo ingresso svoltava ad "elle" ad un altro altrettanto lungo corridoio su cui si...
Post
25/12/2011 07:29:13
none
  • mi piace
    iLikeIt
    PublicVote
    1
  • commenti
    comment
    Comment
    3

una luce

20 dicembre 2011 ore 14:51 segnala
All'improvviso, dopo tanto tempo e inaspettata ho rivisto una luce speciale.
Una luce negli occhi, anzi degli occhi, paradossalmente non di un essere umano ma di un giovane cane. Nemmeno troppo bello ma sicuramente di tenera età.
Era una luce vera, di curiosità, di vitalità, quella che ha chi si affaccia alla vita di questo mondo con la voglia e la fame di vivere.
E' stato un attimo, un baleno ma mi è parso di scorgere un lampo di enorme energia.
Un cane che cammina vicino al suo padrone, entusiasta di quello che fa, e che lo dimostra
con il suo gaio saltellare.
Purtroppo oggi sempre meno umani hanno quella luce negli occhi, anche i bambini mostrano
sguardi un po' appannati da noia e disorientamento.
Forse i nostri bambini, mentre quelli che vivono nella povertà e nell'indigenza, che
possono morire ogni giorno per quelle che per noi sono banalità, forse in loro ancora
vive, nonostante tutto l'entusiasmo più bello:quello della scoperta e della curiosità,
della voglia di vivere e andare oltre gli ostacoli della vita.
Se Babbo Natale ci facesse trovare sotto l'albero un po' di quella voglia di vivere così genuina, magari al posto di qualche Ipad o smartphone di grido, forse avremmo un domani migliore. Anzi avremmo ancora un domani.
c0556c61-71ec-427c-89bd-72b70218a99e
All'improvviso, dopo tanto tempo e inaspettata ho rivisto una luce speciale. Una luce negli occhi, anzi degli occhi, paradossalmente non di un essere umano ma di un giovane cane. Nemmeno troppo bello...
Post
20/12/2011 14:51:54
none
  • mi piace
    iLikeIt
    PublicVote
    1
  • commenti
    comment
    Comment
    3

mad about you

28 novembre 2011 ore 15:12 segnala
Un cielo grigio e cupo sovrasta un mare arrabbiato dal vento che ci scaglia contro, come cani arrabbiati, onde bianche e spruzzose.
Gli schizzi di sale ci raggiungono mentre osserviamo l'orizzonte e preghiamo il cielo che ci risparmi la pioggia.
Il tuo braccio intorno alla mia vita, l'altra mano nella tasca del tuo cappotto in cui il freddo ti ha fatto rifugiare.
Ti guardo e non riesco a capire tutto.
Sono pazzo di te, o forse lo sono stato. L'amore mi ha reso schiavo, il tuo non amore, la tua distanza folle per il dolore.
Ora che sei qui non so come tenerti, non so come considerarti.
Vorrei ancora abbandonarmi la paura c'è ancora, il dolore è solo celato, nascosto in qualche piega dell'anima, pronto a riaffacciarsi, come una iena crudele.
Giro le spalle al mare, alla sua piccola tempesta, ne abbiamo abbastanza di agitazione, meglio cercare una strada tranquilla ed un riparo.
Meglio non pensare al domani, tanto verrà lo stesso e busserà alla nostra porta chiedendoci il conto delle nostre azioni e dei nostri errori.
Se solo anche tu fossi pazza di me...

NB: le situazioni sono verosimili ma non vere, liberamente ispirate a frammenti di memoria, di natura simile ma di provenienza diversa nello spazio e nel tempo, che le note di una canzone possono legare fino a farne una cosa sola.
74b96d90-be9d-4deb-9440-1ac41a090a0e
Un cielo grigio e cupo sovrasta un mare arrabbiato dal vento che ci scaglia contro, come cani arrabbiati, onde bianche e spruzzose. Gli schizzi di sale ci raggiungono mentre osserviamo l'orizzonte e...
Post
28/11/2011 15:12:29
none
  • mi piace
    iLikeIt
    PublicVote
    3
  • commenti
    comment
    Comment
    3

Un po' di tenerezza.

24 novembre 2011 ore 14:37 segnala
Cosa chiedere ad un pomeriggio così? Un pomeriggio tra chiaro e scuro, con la luce del giorno che si affievolisce morbidamente con leggerezza.
Si potrebbe sognare un posto dove riposare un po' cuore ed anima, appesantiti da emozioni e pensieri.
Un posto tiepido, se non proprio caldo, insieme a qualcuno con cui condividere una musica non invadente, una luce soffusa, dei profumi delicati.
Sorseggiare del tè con occhi socchiusi, lasciandosi andare placidamente all'abbraccio di un comodo divano.
Una coppia di ragazzi lascerebbe esondare la passione che agita la loro età, amandosi con vigorosa energia; due adulti gusterebbero fino in fondo il sottile piacere dell'attesa che sottintende il momento di unione che li aspetta.
L'importante che ci sia sempre quella tenerezza che rende disarmati, che annulla le tensioni e porta all'abbandono, pur momentaneo, della realtà.
Ecco, ci vorrebbe un pomeriggio così.
Ci vorresti tu.
292c4af1-d075-4776-b57d-f1207bfcb63d
Cosa chiedere ad un pomeriggio così? Un pomeriggio tra chiaro e scuro, con la luce del giorno che si affievolisce morbidamente con leggerezza. Si potrebbe sognare un posto dove riposare un po' cuore...
Post
24/11/2011 14:37:29
none
  • mi piace
    iLikeIt
    PublicVote
    7
  • commenti
    comment
    Comment
    3

Varia umanità

18 novembre 2011 ore 14:26 segnala
Qualcuno ha detto o scritto, non ricordo chi, "amo l'umanità ma odio la gente".
Lo sottoscrivo, condivido il pensiero di questo sconosciuto pensatore.
L'umanità rappresenta il genere umano in senso nobile e lato, la gente è
un insieme indefinito, sensibile a tanti stimoli, che usa la pancia e non la testa
per orientarsi in una talvolta incomprensibile e misteriosa corrente.
Eppure la vedo lì, accanto a me, la varia umanità che cambia connotazione a seconda
dello spazio e del tempo.
La mattina, uscendo da casa, la incontro per strada che mette in moto automobili, inforca moto o bici e va incontro alla giornata che ha acceso la luce.
Mi sfiora e mi stringe in treno, tante facce assonnate, volti preoccupati o solo presi da pensieri che allontanano dal momento che si vive.
Provo ad indovinare, per un mio personale gioco, che tipo di pensiero può attraversare quelle teste, quello che andranno a fare di lì a poco. Osservo libri sfogliati velocemente, magari per un ripasso ultra veloce per un esame, cartelle cliniche che spuntano da borse e fanno pensare a cose poco piacevoli.
Le borse che contengono roba da mangiare fanno pensare a veloci spuntini nella pausa pranzo. Telefonini perlustrati meticolosamente alla ricerca di messaggi o chiamate, oppure chiamate rapide con tono basso di voce per parlare con chi non si è visto all'uscita di casa.
La sera spesso le stesse facce, più stanche, occhi pesanti, capelli scomposti, pensieri che vanno al giorno dopo contando quelli che mancano alla fine della settimana.
Questa umanità talvolta mi commuove, mi sensibilizza anche se non mancano momenti di irritazione visto che ormai la tensione ci circonda da anni, la conflittualità è radicata nei nostri giorni e gli elementi più deboli cadono nei suoi tranelli.
Stasera altre facce, domani altre ancora, ed ogni giorno così ma sempre con la segreta
speranza che domani non sia peggiore di oggi, che non arrivino sorprese sgradite ma
che, comunque, continui lo scorrere del tempo talvolta placido altre volte no.
Incrociamo per le strade del mondo e della vita altre esistenze e di poche ci rendiamo conto, come un treno che attraversa veloce paesaggi anche belli ma su cui lo sguardo non può posarsi che per un attimo.
Allora sarebbe il caso di prendere treni lenti, molto lenti affinché non ci sfuggano più tanti, troppi particolari del paesaggio, talvolta normale ma spesso bello da non credere agli occhi di chi sa vedere e non solo guardare.
fe782b95-359c-4101-82cf-6ff84ff1a253
Qualcuno ha detto o scritto, non ricordo chi, "amo l'umanità ma odio la gente". Lo sottoscrivo, condivido il pensiero di questo sconosciuto pensatore. L'umanità rappresenta il genere umano in senso...
Post
18/11/2011 14:26:44
none
  • mi piace
    iLikeIt
    PublicVote
    4
  • commenti
    comment
    Comment
    5

Bologna d'autunno

08 novembre 2011 ore 15:09 segnala
Bologna mi aveva accolto con un pomeriggio grigio ma non freddo. Quel venerdì la stazione brulicava di persone in partenza ed in arrivo. Ed io aspettavo il tuo arrivo.
Alla fine arrivasti sorridente e contenta; incontrarsi in un luogo lontano era cosa insolita e curiosa.
Pensammo al da farsi, a come occupare quel poco tempo prezioso che avevamo. Soprattutto a come occuparlo al meglio.
Così ci avviammo per un piccolo giro esplorativo nel centro della città, cercando di non perdere l'orientamento per raggiungere velocemente il quartiere di periferia dove avevamo l'albergo che ci aspettava.
Dopo ben poco non mi accorsi più né del grigio del cielo né del freddo che stava arrivando con la sera, pensavo solo a come a volte non conti il posto dove si va ma la situazione che si vive e con chi.
Arrivammo nel nostro hotel, che avevi scelto tu accuratamente, ci sistemammo e ci preparammo per uscire per una cena condita da un giro serale per Bologna.
Non ci volle molto a tornare in centro in autobus, almeno per noi abituati ad altre grandezze di spazio e di tempo.
Ci faceva strano passeggiare sotto i portici, guardando negozi, botteghe soffermandoci soprattutto davanti a quello che ci sembrava particolare ed insolito.
Piazza Maggiore ci ospitò per una sosta, giusto in tempo per fare il punto e cercare un posto dove gustare una buona, magari tipica, cena bolognese.
Ti colpì una trattoria non appariscente, in una piazzetta un po' nascosta.
Il locale non era pieno per un venerdì sera, e quello che usciva dall'immancabile televisione accesa in sala era assolutamente comprensibile dalle nostre orecchie.
Mangiammo di gusto, bevendo anche un po', forse in vista del freddo che avremmo trovato fuori come in effetti successe.
La temperatura rigidina non invitava molto a passeggiate notturne e, anche per la stanchezza, ce ne tornammo nel nostro moderno albergo di periferia pieno di confort.
La mattina dopo il sole ci sorprese e colorò inaspettatamente anche quella periferia un po' grigia ed anonima; le finestre aperte delle case, il traffico rado, i rumori attutiti e una luce intensa ci misero di buon umore e ci predisposero bene nonostante la partenza di lì a poche ore.
Con il tepore del sole di ottobre potemmo fare un'altra esplorazione del centro di Bologna, gustare i particolari di un sabato dove i portici erano pieni di vita, un festoso via vai di persone, un'aria spensierata e leggera che non respiravamo da tempo.
La tua attenzione fu rapita dai negozi di gastronomia e non perdesti l'occasione di fare acquisti, particolari souvenir da riportare a casa.
Il tempo volò e in un baleno realizzammo che avevamo poco tempo per mandar giù un boccone e tornare in stazione per aspettare il treno che ci avrebbe riportato a casa, alle nostre vite di sempre.
Ci arrangiammo in una trattoria scelta da te, tanto per cambiare, dove venni attratta da un menu alla buona. Il locale era pieno di voci, persone che convivialmente gustavano tortellini, lasagne e tutte le prelibatezze tipiche, non disdegnando robuste bevute di buon vino rosso.
Le lancette dell'orologio correvano troppo forte e avemmo giusto il tempo di prendere i nostri bagagli prima di aspettare il treno che purtroppo arrivò puntuale.
I nostri posti a bordo erano comodi, vicino al finestrino ma quella volta non guardai molto il paesaggio fuori, come mi piace tanto fare.
Mi prendesti la mano e me la tenesti per tutto il viaggio, così quasi senza parole parlandomi solo con gli occhi.
Ci guardammo a lungo, forse troppo e io cercavo di scacciare la tristezza della fine di queste ore insieme ma non con scarsi risultati.
Il treno andava maledettamente veloce rispettando, inaspettatamente, la tabella di marcia tanto che fui addirittura felice quando fece una breve sosta in una galleria, che non è proprio la cosa più bella che si possa vivere.
Arrivando a destinazione ripensai alla relatività del tempo e delle cose, e a come passare poche ore in un'altra città, ma vivendole come qualcosa di straordinario, possa creare un ricordo indelebile ed emotivamente forte.
Qualcuno mi disse che le cose belle passano per lasciar posto a cose ancora più belle.
Ogni tanto ci penso augurandomi che sia così.
167eaab8-41a3-4977-852e-053e60ec4daa
Bologna mi aveva accolto con un pomeriggio grigio ma non freddo. Quel venerdì la stazione brulicava di persone in partenza ed in arrivo. Ed io aspettavo il tuo arrivo. Alla fine arrivasti sorridente...
Post
08/11/2011 15:09:18
none
  • mi piace
    iLikeIt
    PublicVote
    5
  • commenti
    comment
    Comment

Il giorno perfetto

04 novembre 2011 ore 15:00 segnala
Se mi chiedessero qual'è stato il giorno più bello della mia vita esiterei nel rispondere.
Non saprei farlo, forse. A parte l'inutilità delle classifiche, che significa il più bello? Ad ogni scandire dell'età c'è il giorno più bello della propria vita, ognuno legato a qualcosa che non rappresenta più il passato e non sarà riproponibile per il futuro. La prima volta che ho visto il mare? Meglio il primo amore o il primo lavoro?
Ogni cosa ha il suo proprio insindacabile ed unico valore.
Ricordo però un giorno particolare che definirei il giorno perfetto.
Un giorno di febbraio, una giornata fredda e con un sole incerto.
Verona era un po' grigia al mattino, come il mio stato d'animo.
Il sole arrivò con lei, forse un caso ma quando scese dal treno le nuvole cominciarono a diradarsi per poi sparire.
Il mio cuore batteva forte e smisi di avere freddo. Ci avviammo verso il centro della città, parlando in continuazione, più lei a dire il vero, finché non arrivammo casualmente più o meno dove saremmo dovuti arrivare.
In verità non c'era una meta per cui tutto o quasi sarebbe andato bene, ma era ora di pranzo e ci serviva un piccolo rifugio dove scaldarci mangiando qualcosa.
Lo trovammo, colpiti più dall'ambiente che da altro, un piccolo bar un po' buio ma dall'aria allegra per via della musica dal volume sostenuto.
Mangiammo qualcosa senza smettere di parlare, come se il tempo andasse a velocità doppia per cui dovevamo dirci tutto quello che c'era da dire senza perderci nulla.
Iniziammo poi un lento girovagare per le strade poco vissute del pomeriggio di un tranquillo sabato, osservando gli angoli della città più suggestivi ma anche più scontati.
Ci affacciammo sull'Adige dai merli del ponte Scaligero, osservando le affinità con il nostro povero fiume stanco e malato.
Ci sedemmo su una gelida panchina che metteva a dura prova la resistenza nello stare fermi. In quel momento dentro di me parti un invocazione al sole perché si fermasse, e con se il tempo affinché quel momento diventasse infinito o almeno ci regalasse un lasso di tempo così lungo da poter tenere a bada la nostalgia e il rimpianto che fosse durato troppo poco. Naturalmente il sole non si fermò.
Arrivammo alla deliziosa piazza delle Erbe e l'entusiasmo e l'eccitazione non cedevano il passo alla contemplazione estatica di quel che vedevamo che faceva da sfondo, come una scena teatrale, alla rappresentazione della nostra giornata indimenticabile.
Alla fine, stanchi per il gran camminare ci accasciammo quasi su una panchina nella piazza dell'Arena, e qui un po' di significativo silenzio scese tra noi.
Il rosso di un tramonto ci convinse al riprendere la strada alla ricerca di un bel bar per un buon caffè per poi pianificare il resto della serata.
Fece buio. Un sabato pomeriggio ormai buio ma per nulla triste ci faceva compagnia mentre decidevamo dove andare a cena per concludere degnamente la serata.
La cena fu ottima, in un locale trovato per caso dal suo intuito.
Lei parlò animatamente e ininterrottamente durante tutta la cena, mentre io la osservavo pensando a come sarebbe rimasto indimenticabile ogni singolo istante vissuto insieme in quel giorno dove tutto era stato bello, piacevole, gratificante.
In poche parole, un giorno perfetto.
Ed è questo il giorno che tengo tra i ricordi indimenticabili che arrivano subito appena li chiami quando qualcuno vuole la sua bella ed inutile classifica.
8b2eee88-c69c-47d8-a0c1-426e8015676b
Se mi chiedessero qual'è stato il giorno più bello della mia vita esiterei nel rispondere. Non saprei farlo, forse. A parte l'inutilità delle classifiche, che significa il più bello? Ad ogni scandire...
Post
04/11/2011 15:00:23
none
  • mi piace
    iLikeIt
    PublicVote
    8
  • commenti
    comment
    Comment
    4

Il coraggio della formica

31 ottobre 2011 ore 22:59 segnala
Seduto su una panchina, mentre osservo i pochi fili d'erba sul sentiero molto calpestato dai joggers, vedo una piccolissima macchia nera che si muove confusamente.
E' una formichina che incautamente circumnaviga la mia scarpa con andamento diseguale.
Mi viene da pensare che sia una formica giovane che coraggiosamente ma pericolosamente ha abbandonato il suo gruppo che mi accorgo è poco distante da lì.
Ci sono due gruppi di formiche che fanno lo stesso percorso ma incrociandosi parallelamente come due treni, uno che va cercare e raccogliere, l'altro che porta nel precario rifugio il prezioso bottino.
La mia formica invece girovaga e penso, chissà perché, a come saranno in pena i suoi.
Mi torna in mente un ricordo di alcuni anni fa quando vidi un bambino accanirsi con giocosa crudeltà su di un malcapitato gregge di formiche. Le pestava fiero di ucciderne a dozzine, eccitato forse da quel potere di morte, che magari inconsciamente sentiva di avere, e da un nonno decisamente poco educativo che lo incitava a darci dentro ancora di più.
Da allora ho sempre rifiutato quel potere, il potere di dare la morte, così per gioco
per bramosia di sentirmi un dio che ha in mano il destino sia pur di un piccolo essere vivente, privo di libero arbitrio ma vivente.
E da allora ho sempre pensato agli esseri umani come formiche, esseri tronfi ed ebbri, talvolta, del loro ego, ma spesso schiacciati dal piede del destino che aveva deciso di girare l'interruttore per interrompere una determinata esistenza, a volte in modo così inspiegabile da sfiorare il senso del capriccio.
Quella formica nella sua incoscienza aveva avuto coraggio, aveva messo in atto una sfida che probabilmente le sarebbe in seguito costata la vita. Coraggio ancor più da ammirare in chi ha un esistenza così breve e difficile specialmente se le tocca venire in contatto con chi ama giocare e uccidere per gioco, così come fanno talvolta gli uomini.
c89c95c8-c64f-45f0-a186-33f3e71e7234
Seduto su una panchina, mentre osservo i pochi fili d'erba sul sentiero molto calpestato dai joggers, vedo una piccolissima macchia nera che si muove confusamente. E' una formichina che incautamente...
Post
31/10/2011 22:59:24
none
  • mi piace
    iLikeIt
    PublicVote
    4
  • commenti
    comment
    Comment
    1

Un tramonto di città

27 ottobre 2011 ore 16:33 segnala
Mi è successo ieri, in un momento fatto di nulla, di guardare fuori dalla finestra e scoprire che nel cielo, fino a quel momento grigio, squarci di azzurro si facevano spazio fino ad allargarsi sempre più.
Così ho guardato verso l’orizzonte, per la verità fatto di brutti palazzi con macchie verdi di alberi, e ho visto che il sole declinava verso la fine del suo giro, decretando la fine della luce per quel giorno.
Quello squarcio di luce morbida e arancione nobilitava le miserie sottostanti:il traffico, il rumore, le brutte case, il disordine e la solitudine di una città cosiddetta moderna.
Quel tramonto sorprendeva come se non fosse uno spettacolo millenario, ma mai uguale, che si replica quotidianamente ma non per questo perde fascino e forza di attrazione per chi sa alzare gli occhi verso il cielo.
Ho pensato a come possa essere ingannevole questo mondo e questa vita nel regalare questi spettacoli alternandoli, ma anche sovrapponendoli, alle innumerevoli miserie che osserviamo non alzando gli occhi al cielo.
Spettacoli che riempiono gli occhi, talvolta i cuori, ma non cambiano la sostanza di un mondo dove troppo spesso la tenebra è prevalente, il dolore onnipresente, l’ingiustizia dominante.
Può bastare un tramonto a superare queste condizioni e far mutare i pensieri e le considerazioni?
Ah, saperlo….
46476cee-ef94-4d68-812f-1a1e40564fd0
Mi è successo ieri, in un momento fatto di nulla, di guardare fuori dalla finestra e scoprire che nel cielo, fino a quel momento grigio, squarci di azzurro si facevano spazio fino ad allargarsi...
Post
27/10/2011 16:33:10
none
  • mi piace
    iLikeIt
    PublicVote
    3
  • commenti
    comment
    Comment
    2

Alla ricerca di un qualcosa di perduto

17 ottobre 2011 ore 21:55 segnala

Chissà come sarebbe andata si, chissà come sarebbe oggi la mia vita e come sarebbe trascorsa fino ad oggi se ti avessi trovata.
Chissà cosa avrei fatto, quali esperienze di vita se tu fossi stata vicino a me.
Potrebbe essere stata, in teoria, qualsiasi cosa, di bello forse di meraviglioso ma,forse, potrebbe essere andata anche peggio rispetto a quello che ho oggi.
Chi può dirlo? Forse solo chi legge il libro dove sono descritte le nostre vite.
Se ti avessi incontrata, se tu fossi stata vicino a me chissà come sarebbe stata la tua di vita. Saresti stata meglio?
Ti cerco ancora, forse, ma non per incontrarti. Solo per trovarti.
E ti cerco in tanti occhi, sorrisi, voci, nell'ondeggiare di capelli, in gaie risate.
Ti cerco ma non mi vedrai perché non mi conosci, e anche io non conosco te,
pur amandoti da una vita.
e12d181a-3187-44e1-93ca-bbd39842592d
« VIDEO: FK66hGEUpKc » Chissà come sarebbe andata si, chissà come sarebbe oggi la mia vita e come sarebbe trascorsa fino ad oggi se ti avessi trovata. Chissà cosa avrei fatto, quali esperienze di vi...
Post
17/10/2011 21:55:45
none
  • mi piace
    iLikeIt
    PublicVote
    4
  • commenti
    comment
    Comment
    7