dopo tanto tempo....

04 dicembre 2007 ore 18:42 segnala
eccomi di nuovo qua, dopo moltissimo tempo che no riuscivo più a mettere qualcosa nel blog. A sinistra, in mezzo a tutti gli ospito, ho visto molti visi nuovi. SPero che siano soddifatti di quello che hanno letto e che si facciano vivi per un saluto o anche solo una pernacchia se no gli piace come scrivo. Io, forse un po' per pigrizia, per lavoro o solo perchè il mio materiale inizia a scarseggiare e devo starci dietro a rimpinguarlo, mi sono dovuto prendere una vacanza. Ma adesso torno volentieri a scrivere queste pagine, certo, con molti racconti e disegni, ma sicuramente meno di prima, altrimenti dovrei passare tutta la mia giornata curvo sul quadermo e sulla tastiera per pubblicare almeno un racconto alla settimana, ma se mi impegno un pochino (penso che sarà difficilissimo) riuscirò a darvi un racconto al mese. adesso vi saluto, a presto e benritrovati a tutti. baci e abbracci, KRI

COMMENTIAMO IL RACCONTO DELL'ORSO

17 ottobre 2007 ore 22:41 segnala

Eccoci qua, dopo questa pagina per me molto triste della mia gioventù. Faccio ancora fatica a commentarla, così preferisco lasciar parlare le parole che ho scritto tre anni fa a commento di questo racconto. Alla fine questa storia brucia ancora, e non poco in fondo al mio cuore, e vi giuro che se si potesse sapere chi è stato quell'animale a commettere quel delitto, sarei il primo a sporcarmi le mani con il suo...

Poche righe dovute a spiegare questo racconto che è molto diverso a quelli raccolti nel libro. Se vi capitasse di passare per Bolzano, provate a chiedere a qualcuno dell’orso Pippo, sono sicuro che tutti vi sapranno rispondere; provate poi a chiedergli quando è morto, a questo punto le risposte saranno molto più confuse, chi dirà dieci, chi quindici anni, e qualcuno glisserà la domanda dando un riassunto della fine del plantigrado. Molti anni fa, appena uscito dalla scuola del fumetto, scrissi la prima bozza di questo testo di getto, in ricordo di un vecchio amico che mi ha accompagnato per tutta la mia adolescenza. Da bambino i miei genitori mi portavano spesso a visitare il piccolo zoo (anche se chiamarlo così non è proprio il termine adatto) nei giardini del parco Petrarca. Il tutto era compreso da un laghetto per le anatre, più avanti si trovava una gabbia lunga contenente fagiani e conigli, galline e porcellini d’india, più uno o due pavoni che giravano liberi; li vicino c’era la gabbia delle scimmie, un bar e una gabbia con un’aquila e un avvoltoio. Di fronte al bar si trovava la buca dell’orso, la mia meta preferita, mi piaceva vedere quel enorme animale ciondolare in quello spazio stretto o fare il bagno nella piccola vasca di legno che lo conteneva appena. Non so da quanti anni fosse là quel animale, ma di sicuro erano molti, anche perché mio papà da giovane si ricordava che lo andava a vedere, quindi presumo che abbia passato a Bolzano in quella fossa almeno trenta – quaranta anni, facendo così la felicità di almeno due generazioni di bambini. Mi piaceva andare a trovare l’orso, ma anche tutti gli altri animaletti del posto, strappavo erba per i conigli, un pezzetto di pane alle anatre e osservavo rapito i rapaci, ma Pippo era il mio preferito; nonna mi dava sempre una caramella che pescava dal fondo della borsetta e il plantigrado o la prendeva al volo o si chinava a raccoglierla da terra. Nel frattempo gli anni passavano, le scimmie che non mi avevano mai attirato così tanto sparirono, al posto della loro gabbia comparvero dei tavoli e delle panchine, io crescevo e iniziavo a girare da solo e, appena potevo, andavo a trovare l’orso che nel frattempo invecchiava. Gli avevano ingrandito la gabbia, e lui iniziava a mostrare i primi sintomi dell’artrite, nelle molte mattine in cui saltavo la scuola, passavo davanti alla fossa e lo guardavo per alcuni minuti prima di infilarmi in qualche buco ad aspettare la fine delle lezioni. Scomparvero anche i rapaci, al loro posto anni dopo venne fatto un piccolo parco giochi, l’orso stava sempre peggio, ormai non si vedeva quasi mai. Io passavo molto tempo a cercarmi una ragazza e a lavorare, ma ancora quando arrivava il sabato passavo a trovare l’orso della mia infanzia, anche se ora era solo un coso ciccione abbandonato sotto una brutta tettoia di plastica ondulata. Era triste vederlo così e anche molte persone la pensavano come me in fondo ai loro cuori, infatti erano ormai pochissimi che passavano a salutare il vecchio amico. Io ogni volta che lasciavo la gabbia mi sentivo triste per quella sue condizioni che mi apparivano disperate, lo vedevo stare male e non sapevo se sarebbe durato ancora per molto. Lui invece stava attaccato alla vita con i suoi lunghi artigli, venne picchiato a sangue da alcuni balordi una notte e lo lasciarono in fin di vita. Misero anche una taglia su di loro, chissà che fine hanno fatto. Io andai ancora a trovare il mio vecchio amico, anche se mi faceva male vederlo, non alzava più il muso dalla paglia, e si vedeva che soffriva moltissimo. Dal giornale locale scoprii che le ferite stavano andando in cancrena e che dovevano abbatterlo. Bel ringraziamento per un amico fedele che aveva vissuto con noi per tutti quegli anni, come potevano dei ragazzi, che sicuramente lo avevano visto fin da quando erano bambini avergli fatto una cosa del genere? Chissà che cosa ne pensava la città di questa brutta storia; io nel mio piccolo volevo che non fosse mai dimenticato. In quegli anni già mi piaceva disegnare e scrivere fumetti per conto mio, e questo racconto mi girava per la testa, poi mi trasferii a Milano e frequentai la scuola del fumetto, scrissi il racconto e lo infilai in un cassetto. Ora, a distanza di dieci anni dalla stesura di quelle due paginette, ho ripreso in mano il racconto e lo ho ampliato, migliorato, e ho deciso di inserirlo nel sito del gufo, dove raccolgo i racconti per bambini che scrivo in modo che tutti possano leggere il mio omaggio ad un vecchio amico d’infanzia. Ormai anche le gabbie dei conigli e delle galline sono scomparse da quel giardino, ma la fossa dell’orso era rimasta. Ogni tanto, quando tornavo a Bolzano passavo a vedere la fossa vuota, ora è stata chiusa anche quella, al suo posto è sorto qualcosa di nuovo, un bel prato, un paio di gradini in semicerchio e sotto si trova un locale dove prima viveva l’orso. Spero con tutto il cuore che venga piazzato anche un monumento a ricordo di questo nostro compagno d’infanzia, lo spazio c’è e l’idea non sarebbe male. Per non dimenticare è il mio omaggio ad un vecchio amico d’infanzia, un peluche a grandezza naturale che porto ancora adesso vivo nel mio cuore.

Christian Seppi

PER NON DIMENTICARE

17 ottobre 2007 ore 22:33 segnala

Eccomi tornato dopo una lunga pausa dovuta sia all'impegni di lavoro, sia alla presentazione del libro che, se a qualcuno interessa, è andata bene; non benissimo, per carità, sono soltanto uno scrittore quasi anonimo, ma anche io ho le mie soddisfazioni, e certe giornate me lo dimostrano molto.

Oggi vi lascio una storia molto triste, si tratta di un orso che purtroppo era esistito realmente, uno dei simboli della città di Bolzano, dove sono nato e cresciuto fino a 15 anni fa.

Ora vi lascio al racconto, a dopo per le spiegazioni.

 

Per non dimenticare

L’alba ha appena iniziato a rischiarare la conca di Bolzano, scivolando piano, giù per le montagne che circondano la città. In città, lungo i prati verdi che costeggiano il torrente Talvera, una vecchia porta arrugginita viene aperta da due uomini non ancora del tutto svegli. Il cigolio stridulo della porta sveglia il vecchio inquilino, che ormai da anni si trova malato e disteso sotto una vecchia tettoia di plastica, disteso su un letto di paglia sempre fresca e pulita. Il vecchio orso, svegliato all’improvviso mosse un piccolo orecchio verso il cigolio, alzò la testa curioso di vedere chi lo aveva svegliato, e per vedere chi erano i suoi ospiti così mattinieri, dovette prima spaziare con lo sguardo per tutto il suo piccolo regno: stretti camminamenti in cemento con al centro una piccola collina e una discreta vasca in legno dove fare il bagno, ormai da lungo tempo inutilizzata, nell’angolo opposto a quello dove si trovava disteso vide i due rozzi gradini che lo portavano alla sua tana, anche quella ormai inutile. Lo sguardo del vecchio plantigrado, una volta fiero e selvaggio ed ora solo spento e stanco si ferma su due persone: uno lo conosce da molti anni ormai, è il suo custode con il quale sono invecchiati assieme, l’altro è un giovanotto di una trentina d’anni, alto e ben piazzato sotto il camice bianco. Ẻ il suo medico personale sempre accompagnato da una valigetta nera dalla quale estrae punture molto dolorose e guanti in gomma dal sapore sgradevole per controllargli la bocca e le ferite. L’orso brontolò un saluto e lasciò che la testa ricadesse sulla paglia, il solo movimento per scoprire che fossero i suoi visitatori lo aveva stancato. E loro lo sapevano, non si sarebbero mai avvicinati a lui in quel modo una decina di anni fa. Ma ore quel animale è solo l’ombra di un plantigrado, lui, l’orso Pippo, signore dei giardini di Parco Petrarca. I suoi sudditi erano scimmie e conigli, aquile, anatre e galline, avvoltoi e caprette; fra tutte le gabbie che circondavano il piccolo bar, la sua era la più frequentata, ed ora era lì, steso su un letto di paglia a farsi palpare da un novellino in camice bianco che fino a pochi anni fa portava la sua ragazza a vedere Pippo mano nella mano e si sbaciucchiavano mentre da sotto lui li osservava curioso disteso nella vasca. I due uomini si avvicinano, il vecchio custode accarezzò l’amico dietro il collo, mentre una lacrima gli solca il viso cosparso di rughe. «Non sentirà male, vero?» La voce suona strana alle orecchie del plantigrado, spezzata e roca, come se stesse per piangere; eppure quel uomo non aveva mai pianto, nemmeno quando quei ragazzi… Quella volta era così furioso che voleva andare a cercarli da solo, alla sua età! «Non si deve preoccupare, prima lo farò addormentare con questa puntura, dopo fermerò il cuore con un’altra fiala.» Addormentare? Ma se mi avete appena svegliato! Sembravano dire gli occhi dell’orso, poi capì, chiuse gli occhi e attese rassegnato il pizzichino fastidioso sulla coscia e, quando arrivò, la sua mente corse lontano, lontano… «E così alla fine vi siete decisi. Sono anni che vi aspetto ormai, è così brutto stare qui da soli, sotto questa tettoia senza potersi muovere. Sono finiti gli anni che l’orso Pippo portava gioia e risa a chi lo andava a trovare. Mi sento stanco. In tutti questi anni sono sopravvissuto ad aquile,avvoltoi,scimmie e galline, conigli e porcellini d’India, ho sfrattato le caprette che vivevano qui a fianco per avere più spazio, in fondo sono bello grosso e avevo famiglia, un po’ di spazio in più per muovermi non mi sembrava poi una pretesa così assurda. Devo ammettere che qui con voi mi sono trovato bene, da quando ho lasciato quel circo non mi è mai mancato nulla, mi sembrava di essere in pensione. Quanto mi piaceva passeggiare insieme alla mia dolce Denis avanti e indietro per questi pochi metri quadrati di gabbia, anche se, visto che ormai eravate dietro, io avrei costruito la vasca un po’ più grande, mi sarebbe piaciuto fare il bagno insieme a lei almeno una volta; ci abbiamo provato, ma non era molto comodo. Nessuno di voi ci ha pensato e io non sono riuscito a farvelo capire. Ho passato delle splendide giornate in vostra compagnia, bersagliato dai vostri dolcetti, chiamato da decine di bambini insieme, era davvero difficile dare retta a tutti, ma era il mio lavoro e sono sicuro di non avere mai deluso nessuno. «Pippo, seduto!» E io, ubbidiente, hop! Alzavo le zampe anteriori e aspettavo le vostre caramelle che cadevano a pioggia. Eravate sempre in tanti attorno alla mia buca: nonni e nipoti, famigliole intere durante la loro passeggiata domenicale e ragazzi soli, giovani coppiette intente più a baciarsi che a guardare i miei numeri. Ma io vi conoscevo tutti, sapevo i vostri nomi e conoscevo i vostri volti. Quanti ragazzi sono diventati padri sotto il mio sguardo silenzioso, quanti padri sono diventati nonni… E tutti portavano i loro cuccioli da me, come per presentarmeli: ho visto crescere tutta Bolzano io! Potete immaginare il mio stupore quando alcuni di quei bambini, ormai diventati baldi giovanotti, entrarono nella mia gabbia. Non è successo molto tempo fa, ma farò fatica a dimenticarlo. Io in quel periodo ero già vecchio e infermo, l’artrite che mi bloccava le gambe piano piano e mi faceva camminare come un pagliaccio aveva vinto la sua battaglia, costringendomi a vivere immobile sotto questa tettoia. Li guardai stupito barcollare e sghignazzare mentre mi venivano incontro, li salutai chiamandoli per nome come i vecchi amici che erano e li ringraziai della loro visita. Che delusione quando scoprii che erano qua solo per dimostrare che erano più forti dell’orso, erano venuti solo per picchiarmi anche se io non gli avevo mai fatto nulla. Ah, se fossi stato dieci o quindici anni più giovane gli avrei insegnato io il rispetto per i più anziani! Invece ho dovuto subire in silenzio, non urlare dal dolore per non dargli troppa soddisfazione. Va bene, anche io non sono un santo, ho ucciso mi figlio qui, in questa stessa buca, ma io sono un maschio d’orso, ho istinti che controllano tutta la mia vita, e anche se assomiglio molto a uno dei vostri peluche, sono sempre un animale selvatico, con i suoi ritmi di vita e i suoi istinti, e come penso sappiate, maschi e cuccioli non legano molto. Ma ora che sono vecchio me ne pento, vedo tutte le vostre famiglie crescere, nuovi padri e nuovi nonni, e io mi sento così solo. Sono solo Quanti anni sono passati da quando Denis mi ha lasciato? Chissà dove si trova ora e se penserà ancora a me. Forse no, ero così prepotente: Le portavo via il cibo e le ho tolto pure un figlio. Però a me manca, siamo stati anche molto bene insieme, da quando se ne è andata ho iniziato a sentire il tempo che passava inesorabile, lasciandomi un’eredità di acciacchi e dolori, non ero proprio il bestione invincibile che pensavo… Così il tempo passava e i miei dolori aumentavano, uscivo molto più raramente dalla mia tana per colpa dell’artrite che mi stava per bloccare le zampe posteriori, ma vi sentivo sempre, attorno alla mia buca. Io mi sforzavo,cercavo di uscire per salutarvi e qualche volta ci riuscivo, facevo un giretto piano, dondolando trascinandomi dietro le gambe doloranti, raccoglievo qualche caramella e tornavo a riposare, poi un giorno non riuscii più a muovermi, l’artrite aveva vinto. Cercaste di curarmi ma fu tutto inutile e decretaste la mia fine. Io non mi sentivo pronto così ho pregato…Eh si, anche noi preghiamo e sono stato ascoltato: fui graziato e il merito fu tutto vostro che mi volevate bene quanto ve ne volevo io, anche se da quel giorno non fu più la stessa cosa. Certo, continuavate a venire a trovarmi, io ero stato adagiato sotto questa tettoia, ma non eravate più allegri, niente dolcetti, sembravano le visite al capezzale di un moribondo. Non c’era più allegria per l’orso, e l’orso non aveva più allegria per voi. Ecco perché vi stavo aspettando, ora sono pronto, dopo le bastonate sto malissimo e mi sento morire ora per ora. Lascerò questa vita con l’amaro in bocca per colpa di quei quattro balordi, ma non giudicherò una città per l’errore di poche persone e ricorderò tutti gli altri con affetto sincero. Ecco, se siete pronti voi, sono pronto anche io. Non dimenticatemi. Buonanotte 12 agosto 2004

LA PRESENTAZIONE DEL MIO LIBRO

10 ottobre 2007 ore 17:44 segnala

Come vi avevo promesso, ecco la locandina per la presentazione del libro. La manifestazione si terrà a Vaprio D'adda, presso il caffè letterario Stones, in via Marconi (non preoccupatevi, il paese non è enorme e non si farà fatica a trovarlo!)

Il mio libro sarà preceduto dalla lettura di un paio di brani da parte di due bambini e poi io farò il mio bel discorso. E' una settimana che lo sto preparando, e non dovrebbe venire male. Porterò dietro fogli e matite per chiunque volesse un bel disegno originale e naturalmente i libri da vendere, per chi avesse voglia di comprarli.

La presentazione si incentrerà sul libro precedente, visto che il terzo libro è ancora alle stampe (eh si, il mio editore è in mostruoso ritardo) ma vi spiegherò tutto il mondo che si cela dietro Bosco Felice e la nascita dei suoi personaggi e la mia piccola carriera editoriale.

Spero di vedere qualcuno di voi, e poi è una giornata diversa, magari interessante, una nuova esperienza.

Ci risentiamo presto, Christian

CHE COS'è PER ME L'AMORE

09 ottobre 2007 ore 17:41 segnala

Ancora curiosando nei blog di questo sito mi sono imbattuto in quello di briciolina. Ho trovato una domanda di quelle classiche, che molte ragazze di solito si fanno e della quale ai maschietti difficilmente pensano con serietà: che cos'è per voi l'amore. Sono andato a leggermi le risposte senza pensare molto alla domanda, ma alla fine il giorno dopo ci sono ritornato, perchè tutto il giorno un tarlo mi aveva tormentato il cervello: che cos'è per me l'amore???

Dopo una separazione e vari flirt, forse anche per me è venuto il momento di fare un piccolo esame di coscienza e cercare all'interno della mia anima che cosa cerco davvero nella vita e così ho lasciato la mia risposta al quesito del secolo (no, non è se è nato prima l'uovo o la gallina, ma che cazzarola significa il vero amore per me).

Ecco a voi di seguito il Christian pensiero su questo delicatissimo tema:

 

L’amore è passare una vita con una persona, conoscerne appieno i pregi e i diffetti, e per questo amarla ancora di più. Trovarsi la sera e parlare della giornata, litigare e fare la pace. guardarsi negli occhi e scoprire ancora quella scintilla che vi ha fatto sciogliere il primo giorno della vostra vita insieme, sorridersi a ogni sguardo, sfiorarsi la mano mentre si cammina e restare abbracciati davanti alla tv durante le lunghe sere invernali a scaldarsi insieme. Affrontare le difficoltà della vita passo dopo passo, insieme e con tenacia, senza far incrinare il rapporto che ci tiene uniti, già fragile di suo per tutte le distrazioni che la vita ci dona con crudele e beffarda regolarità. Ma sopratutto l’amore e infinita pazienza, convivere con i difetti di una persona, senza sentire il bisogno di eliminarli o cambiarli. In fondo, quando ti sei innamorato di lei, anche quelli facevano parte del suo carattere. e togliendo un ingrediente alla ricetta, siamo sempre sicuri che questa ci piaccia ancora??Tutto qua. Per me, alla fine, tutto si risolve in queste pochissime righe. Ma se ci pensate bene non serve molto di più per far funzionare un rapporto. La fedeltà non l'ho menzionata, non perchè non sia una cosa importante nella vita, ma perchè se si seguono queste pochissime regole quella viene di seguito. Almeno secondo il mio modesto parere.

Ora sta a voi, se avete voglia. Lasciate il vostro amore pensiero nei messaggi, li leggerò volentieri.

vvttbattqnt  (vivogliobeneatuttiquanti) Christian

UN PEZZO DI WOODY ALLEN

09 ottobre 2007 ore 11:10 segnala

girovagando nei blog altrui ho trovato questo pezzo di Woody Allen. Il blog dove ho trovato questo pezzo è quello di PIRIPORO, molto bello davvero, con dei post belli, tra i quali ho visto una poesia di Aldo Fabrizi, vignette divertenti e piccole perle come quella qui di seguito.

Visto che nessuno tra di voi si propone come autore per pubblcare qualcosina di suo da inserire nel mio blog, vado a scomodare leggende della comicità per farmi un po' di compagnia.

Piccola nota di presentazione: Woody Allen, nato nel 1935 (un ragazzetto insomma, e oi si dice che la vecchia comicità non fa più ridere!) è lo pseudonimo sotto cui si cela il newyorchese Alan Steward Konisberg. E' regista, sceneggiatore, attore e scrittore; ha diretto capolavori del cinema come il recente Scoop o il più attempato Provaci ancora Sam. Secondo me è il più grande autore Umorista vivente, e se riuscissi anche solo ad avvicinarmi per sbaglio come umorismo a quello che lui scarta, penso che sarei la persona più felice della terra.

Alcune sue battute: Sono Stato picchiato, ma mi sono difeso bene. A uno di quelli ho rotto la mano: mi ci è voluta tutta la faccia, ma ce l'ho fatta.

"Tu mi dai fastidio perchè ti credi tanto un Dio!"   "Be', dovrò pur prendere un modello a cui ispirarmi, no?"

Nixson era un bravo presidente, aperò quando usciva dalla casa bianca il servizio d'ordine contava l'argenteria.

Non credo in Dio, diciamo che lo stimo moltissimo.

 

Ed ora il pezzo che vi avevo promesso:

La vita dovrebbe essere vissuta al contrario.

Tanto per cominciare si dovrebbe iniziare morendo, e così tricchete tracchete il trauma è bello che superato. Quindi ti svegli in un letto di ospedale e apprezzi il fatto che vai migliorando giorno dopo giorno. Poi ti dimettono perché stai bene e la prima cosa che fai è andare in Posta a ritirare la tua pensione e te la godi al meglio. Col passare del tempo le tue forze aumentano, il tuo fisico migliora, le rughe scompaiono. Poi inizi a lavorare e il primo giorno ti regalano un orologio d’oro. Lavori quant’anni finché non sei così giovane da sfruttare adeguatamente il ritiro della vita lavorativa. Quindi vai di festino in festino, bevi, giochi, fai sesso e ti prepari per iniziare a studiare. Poi inizi la scuola, giochi con gli amici, senza alcun tipo di obblighi e responsabilità, finché non sei bebè. Quando sei sufficientemente piccolo, ti infili in un posto che ormai dovresti conoscere molto bene. Gli ultimi nove mesi te li passi flottando tranquillo e sereno, in un posto riscaldato con room service e tanto affetto, senza che nessuno ti rompa i coglioni. E alla fine abbandoni questo mondo in un orgasmo. [ Woody Allen ]

E dopo il Maestro, non ho altro da dire.

A presto, Christian

 

 

PRESENTO IL MIO TERZO LIBRO!!!

08 ottobre 2007 ore 16:52 segnala

Questa domenica, il 14 ottobre, alle ore tre e mezza di pomeriggio, presento il mio terzo libro di racconti per bambini a Vaprio d'adda, presso il caffè letterario.

Sarò molto più preciso sull'ubicazione del posto e sul programma questa settimana, visto che non ho ancora a disposizione un manifestino dell'evento, ma a chi non interessa il calcio e vuole fare un pomeriggio diverso dagli altri, l'occasione è delle migliori!

E poi alla fine, se a qualcuno interessa, può comprare il libro o farsi fare un disegno dal vivo se ha un po' di pazienza... io comunque sono li che vi aspetto, e anche se ormai sono alla terza presentazione che faccio, ancora mi sento emozionato e intimorito dal pubblico.

alla prossima occasione inserisco il manifesto e se posso una piccola mappa per raggiungermi.                   A presto, Christian

Corsia dei balocchi

04 ottobre 2007 ore 18:20 segnala

Ecco a voi ancora un racconto bello veloce e facile da leggere. E' stato scritto qualche anno fa per uno ci quei concorsi che trovi sulle riviste dei supermercati, ma alla fine non ha vinto... forse era troppo difficile!

La trama è molto semplice e classica, ma credo che sia davvero carino da leggere.

Ora basta, vi lascio al racconto e inserisco un'altro dei miei disegni, uno di quelli più belli fatto per un libro di un'altro autore: Elena Belluschi. Il cuore delle cose, tre racconti molto belli edito da i fiori di campo, collana le camomille.

 

Corsia dei balocchi

Sabato mattina al supermercato, le forti luci al neon illuminano la corsia dei giocattoli dove grandi occhi scrutano pieni di meraviglia pelouches variopinti e palle multicolori, bambole con mille vestiti e sacchetti pieni di animali di plastica. Passa una mamma con il carrello della spesa pieno di prodotti di ogni tipo e un bimbo sul seggiolino. “Mamma guarda, che bello! E’ tutto rosa e grassoccio, posso giocarci?” “No, non va bene per te, sii paziente e vedrai che troveremo qualcosa di bello. Ci sono sempre un sacco di cose nuove qui, ogni giorno…” “E quello mamma, cosa ne dici di quello? Guarda come è arancione, sembra una carotina!” “Aspetta piccolo, non essere impaziente… guarda li, ti piace quello?” “Chi mamma, quello con la testa gialla?” “Si, io direi che per te va bene, ora fai il bravo, stai silenzio e aspetta.” Il bambino biondo nel seggiolino si girò verso le due scimmiette di pezza, tese le manine grassoccie con un sorriso che mostrava solo due dentini appena spuntati e borbottò qualcosa nella lingua dei bebè. La madre seguì lo sguardo del figlio e sorrise, prese la scimmietta più piccola e la diede al bimbo. “Mamma hai visto, mi ha preso! Vieni, andiamo nella nostra nuova casa.” Il carrello iniziò ad allontanarsi, il bimbo rigirava tra le mani il suo nuovo amico sorridente e felice mentre la mamma pensava ormai al resto della spesa. “Vai tu da solo piccolo mio, io ho ancora tre tuoi fratellini a cui trovare casa, non posso andarmene adesso. Prometti che quando ritornerete passerai a salutarmi…” Il carrello svoltò l’angolo diretto verso la corsia dei prodotti per lavatrice dove regnavano i profumi delicati degli ammorbidenti e quelli più penetranti dei detersivi in polvere. La scimmietta di pezza portò avanti un altro dei suoi cuccioli, aveva ancora tre bambini da fare felice prima di trovare casa anche lei. 10/08/2005

 

UN PAIO DI VIDEO DIVERTENTI

02 ottobre 2007 ore 18:35 segnala

oggi, prima di riprendere a inserire i miei racconti, vi voglio lasciare un paio di link a dei video che mi hanno divertito moltissimo.

li ho trovati sul blog di un amico e, secondo me, vale la pena di guardarli perchè in un mondo dove spesso si trovano porcate e donnine svestite, fa bene vedere che non tutto è pornografia.

Uno dei video è il classico gioco del tetris, ma fato da persone. Tutti conosciamo il gioco, ma nessuno ha mai pensato a portare questo semplice rompicapo a un livello superiore. Ecco così cosa può succedere quando devi essere tu a fare la parte del mattoncino. Il video è giapponese (e chi sennò è così matto da avere certe idee) è io mi sono divertito moltissimo a vederlo.

Il secondo video è un incidente sul lavoro, niente feriti o robe truculente, solo un bottone schiacciato per sbaglio e... il disastro!!!  notate verso la fine del video la presa di responsabilità magistrale dell'operaio che ha causato l'incidente.

penso che dalla prossima volta riprenderò a inserire i miei racconti, almeno spero. Ultimamente ho pochissimo tempo per concentrarmi sul computer o il tavolo da disegno, e sto aspettando che l'ispirazione torni a farmi visita per riprendere a lavorare serenamente.

Un'ultima cosa prima di lasciarvi: avete visto che in edicola è uscito il fumetto ispirato alla serie la torre nera di Stephen King??? Siamo già al numero due, i disegni sono bellissimi e la storia regge benissimo il confronto con il maestro King.

Qui si narra di come Roland sia diventato il pistolero del romanzo (niente di nuovo per chi ha letto il libro, è già tutto raccontato nel quarto capitolo della saga), ma affiancare i disegni ha giovato moltissimo alla mia fantasia.

E poi ritornare ancora nel mondo che è andato avanti... non ha prezzo!

A presto, saluti e baci... KRI

 

http://www.radi0active.net/lin/?p=55   http://www.radi0active.net/lin/?p=75 

UNA LETTERA IN LNGUA MORTA -parte seconda-

25 settembre 2007 ore 10:05 segnala

Avete letto??? siete rimasti anche voi scandalizzati da quello che ha scritto???

Se la risposta è si allora proseguite a leggere, altrimenti, se il testo vi sembrava normalissimo e perfetto forse è meglio che facciate il test sulla dislessia....:-)))

A parte questa battutaccia di spirito e al grave fatto che ancora oggi ci siano delle persone che si permettono di rubare sul posto di lavoro ai loro colleghi, la questione della lettera che più mi ha scandalizzato non è la grave forma di anafalbetismo che possiede quell'uomo (anche se io spero ancora solo nel più profondo del mio cuore che sia dislessico), ma il fatto che per anni i lavoratori di quell'azienda hanno eletto come loro portavoce di fronte a laureati e diplomati un perfetto ignorante!

Come si fa a presentarsi davanti a dei dirigenti d'azienda e esprimersi in quel modo per esporre dei problemi che sorgono nella produzione? Se non riesce a far capire neppure per iscritto quello che vuole dire (e li abbiamo la possibilità di rileggere il testo tutte le volte che vogliamo), come fa a spiegare a voce i problemi che sorgono ogni mese tra gli operai o a capire quando loro gli parlano di budget (è inglese, non so nemmeno come si scrive), thruput o ranking?

Gli operai lo votano perchè è divertente, nelle assemblee fa ridere, spara battute volgari e ride come... non so spiegarvelo, magari una volta lo registro e vi metto il file della risata sul blog. Ma nessuno ancora capisce che quell'uomo ci deve rappresentare davanti alla direzione, e questo mi fa infuriare moltissimo: non voglio che pensino che io sia un analfabeta!! E con me in reparto ci sono moltissime altre persone che hanno cultura e livelli di studio molto buoni.

La direzione ci va a nozze con persone del genere, le rigira come vuole....

Bisogna sempre stare attenti a chi si manda a rapresentarci, ho fatto una settimana di ferie e mi sono ritrovato coinvolto in una manifestazione di ignoranza del XXI secolo, visto che alla fine è firmata R.S.U. e nel direttivo ci sono anche io.

Prima di salutarvi vi voglio dire come si è giustificato. quando glielo ho fatto presente mi ha detto che lui ha scritto giusto sul computer, è la stampante che ha stampato male!!!!!!!!!!!!

E questo e tutto gente!:bye

Musica finale dei looney tunes e alla prossima.

Christian