perchè le donne...

01 febbraio 2009 ore 20:16 segnala

PERCHè LE DONNE STANNO COSì TANTO TEMPO NEI BAGNI PUBBLICI?

Il grande segreto di tutte le donne rispetto ai bagni è che da bambina
tua mamma ti portava in bagno, puliva la tavolozza, ne ricopriva il
perimetro con la carta igienica e poi ti spiegava: "MAI, MAI appoggiarsi sul
gabinetto" e poi ti mostrava "la posizione" che consiste nel
bilanciarsi sulla tazza facendo come per sedersi ma senza che il corpo venga a
contatto con la tavolozza.
"La posizione" è una delle prime lezioni di vita di una bambina,
importantissima e necessaria, deve accompagnarci per il resto
della vita. Ma ancora oggi, da adulte, "la posizione" è terribilmente
difficile da mantenere, quando hai la vescica che sta per esplodere.
Quando "devi andare" in un bagno pubblico, ti ritrovi con una coda di donne
che ti fa pensare che dentro ci sia Brad Pitt. Allora ti metti buona ad
aspettare, sorridendo amabilmente alle altre che aspettano anche loro con le
gambe e le braccia incrociate. È la posizione ufficiale di "me la sto
facendo addosso".
Finalmente tocca a te, ma arriva sempre la mamma con "la bambina
piccola che non può più trattenersi" e ne approfittano per passare avanti tutte e due!
A quel punto controlli sotto le porte per vedere se ci sono gambe. Sono
tutti occupati. Finalmente se ne apre uno e ti butti addosso alla persona
che esce. Entri e ti accorgi che non c'è la chiave (non c'è mai); non
importa... Appendi la borsa a un gancio sulla porta, e se non c'è (non c'è
mai), ispezioni la zona, il pavimento è pieno di liquidi non ben definiti e
non osi poggiarla lì, per cui te la appendi al collo ed è pesantissima,
piena com'è di cose che ci hai messo dentro, la maggior parte delle quali
non usi ma le tieni perché non si sa mai. Tornando alla porta... dato che
non c'è la chiave, devi tenerla con una mano, mentre con l'altra ti abbassi
i pantaloni e assumi "la posizione"... AAhhhhhh... finalmente...
A questo punto cominciano a tremarti le gambe... perché sei sospesa in aria,
con le ginocchia piegate, i pantaloni abbassati che ti bloccano la circolazione, il braccio teso che fa forza contro la porta e una borsa di 5 chili appesa al collo. Vorresti sederti, ma non hai avuto il tempo di pulire la tazza né di coprirla con la carta, dentro di te pensi che non
succederebbe nulla ma la voce di tua madre ti risuona in testa "non sederti
mai su un gabinetto pubblico!", così rimani nella "posizione", ma per un
errore di calcolo un piccolo zampillo ti schizza sulle calze!!! Sei
fortunata se non ti bagni le scarpe. Mantenere "la posizione" richiede
grande concentrazione. Per allontanare dalla mente questa disgrazia, cerchi
il rotolo di carta igienica maaa, cavolo...! non ce n'è...! (mai). Allora
preghi il cielo che tra quei 5 chili di cianfrusaglie che hai in borsa ci
sia un misero kleenex, ma per cercarlo devi lasciare andare la porta, ci
pensi su un attimo, ma non hai scelta. E non appena lasci la porta, qualcuno
la spinge e devi frenarla con un movimento brusco, altrimenti tutti ti
vedranno semiseduta in aria con i pantaloni abbassati. NO!! Allora urli "O-CCU-PA-TOOO!!!", continuando a spingere la porta con la mano libera, e a
quel punto dai per scontato che tutte quelle che aspettano fuori abbiano
sentito e adesso puoi lasciare la porta senza paura, nessuno oserà aprirla
di nuovo (in questo noi donne ci rispettiamo molto) e ti rimetti a cercare
il keenex, vorresti usarne un paio ma sai quanto possono tornare utili in
casi come questi e ti accontenti di uno, non si sa mai. In questo preciso
momento si spegne la luce automatica, ma in un cubicolo così minuscolo non
sarà tanto difficile trovare l'interruttore! Riaccendi la luce con la mano
del kleenex, perché l'altra sostiene i pantaloni, conti i secondi che ti
restano per uscire di lì, sudando perché hai su il cappotto che non avevi
dove appendere e perché in questi posti fa sempre un caldo terribile.
Senza contare il bernoccolo causato dal colpo di porta, il dolore al collo
per la borsa, il sudore che ti scorre sulla fronte, lo schizzo sulle
calze... il ricordo di tua mamma che sarebbe vergognatissima se ti vedesse
così; perché il suo culo non ha mai toccato la tavolozza di un bagno pubblico, perché davvero "non sai quante malattie potresti prenderti qui".
Ma la debacle non è finita... sei esausta, quando ti metti in piedi non
senti più le gambe, ti rivesti velocemente e soprattutto tiri lo sciacquone!
Se non funziona preferiresti non uscire più da quel bagno, che vergogna!
Finalmente vai al lavandino. È tutto pieno di acqua e non puoi appoggiare la
borsa, te la appendi alla spalla, non capisci come funziona il rubinetto con i sensori
automatici e tocchi tutto finché riesci finalmente a lavarti le mani in una
posizione da gobbo di Notredame per non far cadere la borsa nel lavandino;
l'asciugamani è così scarso che finisci per asciugarti le mani nei
pantaloni, perché non vuoi sprecare un altro kleenex per questo! Esci
passando accanto a tutte le altre donne che ancora aspettano con le gambe
incrociate e in quei momenti non riesci a sorridere spontaneamente,
cosciente del fatto che hai passato un'eternità là dentro. Sei fortunata
se non esci con un pezzo di carta igienica attaccato alla scarpa o peggio
ancora con la cerniera abbassata! Esci e vedi il tuo ragazzo che è già uscito dal
bagno da un pezzo e gli è rimasto perfino il tempo di leggere Guerra e Pace
mentre ti aspettava. "Perché ci hai messo tanto?" ti chiede irritato.
"C'era molta coda" ti limiti a rispondere.
E questo è il motivo per cui noi donne andiamo in bagno in gruppo, per
solidarietà, perché una ti tiene la borsa e il cappotto, l'altra ti tiene la
porta e l'altra ti passa il kleenex da sotto la porta; così è molto più semplice e veloce perché tu devi
concentrarti solo nel mantenere "la posizione". E la dignità.


*Questo è dedicato alle donne di tutto il mondo che hanno usato un bagno
pubblico e a voi uomini, perché capiate come mai ci stiamo tanto. *

IL CIELO SOPRA BERLINO

29 gennaio 2009 ore 22:34 segnala
Quando il bambino era bambino, se ne andava a braccia appese. Voleva che il ruscello fosse un fiume, il fiume un torrente, e questa pozza il mare.
Quando il bambino era bambino, non sapeva d'essere un bambino. Per lui tutto aveva un'anima, e tutte le anime erano tutt'uno.
Quando il bambino era bambino, su niente aveva un'opinione.
Non aveva abitudini. Sedeva spesso a gambe incrociate, e di colpo sgusciava via.
Aveva un vortice tra i capelli, e non faceva facce da fotografo.

Quando il bambino era bambino, era l'epoca di queste domande:
Perché io sono io, e perché non sei tu? Perché sono qui, e perché non sono lí? Quando é cominciato il tempo, e dove finisce lo spazio?
La vita sotto il sole, é forse solo un sogno? Non é solo l'apparenza di un mondo davanti a un mondo, quello che vedo, sento e odoro?
C'é veramente il male? E' gente veramente cattiva?
Come puó essere che io, che sono io, non c'ero prima di diventare? E che un giorno io, che sono io, non saró piú quello che sono?

Quando il bambino era bambino, per nutrirsi gli bastavano pane e mela, ed é ancora cosí.
Quando il bambino era bambino, le bacche gli cadevano in mano, come solo le bacche sanno cadere. Ed é ancora cosí. Le noci fresche gli raspavano la lingua, ed é ancora cosí.
A ogni monte, sentiva nostalgia di una montagna ancora piú alta, e in ogni cittá, sentiva nostalgia di una cittá ancora piú grande. E questo, é ancora cosí. Sulla cima di un albero, prendeva le ciliegie tutto euforico, com'é ancora oggi.
Aveva timore davanti ad ogni estraneo, e continua ad averne. Aspettava la prima neve, e continua ad aspettarla.

Quando il bambino era bambino, lanciava contro l'albero un bastone, come fosse una lancia.
E ancora continua a vibrare.


"Lied Vom Kindsein" — Peter Handke.

Shrek III

26 gennaio 2009 ore 20:26 segnala
Solo perché la gente ti tratta da malvagio o da orco o anche da sfigato non vuol dire che tu lo sia. La cosa che importa di più è quello che pensi di te stesso. Se c'è qualcosa che davvero vuoi o qualcuno che davvero vuoi essere allora l'unica persona che ti è di ostacolo sei tu.

dov'è finita la lucertolina?

26 gennaio 2009 ore 16:14 segnala

Ma quella lucertolina
bella vispa e timidina
che sino all'altro giorno
mi gironzolava intorno
qui nel mio giardino
facendo capolino
dove mai sarà finita
non sarà mica partita?

Forse s'è andata a rintanare
per potersi a lungo riposare
non ha preso il largo
è andata solo in letargo
farà una lunga nanna
sotto la soffice panna
che scenderà tra breve
come candida neve.

Potessi anch'io andare
in letargo a riposare
e svegliarmi un mattino
alla vista del biancospino
tutto bianco in fiore
e ritrovarmi poi al tepore
come un miracolo che avviene
con la lucertolina insieme
!

La ReaLtà è MoLto + InTeREssAnTe DeL...

22 gennaio 2009 ore 22:08 segnala

Tutti ricordiamo i racconti della buonanotte della nostra infanzia. La scarpetta al piede di Cenerentola, il rospo che si trasforma in un principe, la bella addormentata risvegliata da un bacio... Cera una volta... E poi vissero felice e contenti... Favole: sono come i sogni... ma il problema è... che le favole non si avverano mai. Sono gli altri racconti... quelli che cominciano con notti scure e tempestose e finiscono nell'inenarrabile... Sono gli incubi che sembrano sempre diventare realtà. La persona che ha inventato la frase: "E vissero per sempre felici e contenti... ", dovrebbe essere presa a calci. Le storie che raccontiamo sono come i sogni... La realtà è molto più burrascosa, molto più buia, molto più spaventosa. La realtà, è molto più interessante del "Vissero per sempre felici e contenti".

greys anatomy

...

18 gennaio 2009 ore 16:26 segnala

volevo lasciarvi un post un pò particolare oggi...ma ultimamente la fantasia mi ha abbandonato...sigh! in settimana ho preparato con mia mamma i biscotti..è stato proprio bello e per dirlo io ke di fornelli ne capisco meno ke 0 potete crederci

quindi anche se non vi lascio un post stratosferico voglio cmq lasciarvi un piccolo saluto, un saluto affettuoso d una buona domenica.baci

A volte sogno...

15 gennaio 2009 ore 19:29 segnala
A volт℮ sogno di volάr in άlтo , тoccάr il cilo con un diтo
℮ p℮r unά volтά solтάnтo di riuscir℮ ά cάттurάr unά sтllά ,
fάrlά miά mosтrάr℮ άl mondo quάnтo posso brillάr di fliciтά .
Poi ? Poi girovάgάr℮ p℮r qu℮ll'imm℮nso blu noтт℮ cospάrso
di normi lucciol chiάmάт sтll ,
oss℮rvάndo n℮l più piccolo d℮ттάglio
l℮ m℮rάvigli℮ ch℮ mi circondάno .
E volάr℮ .. volάr℮ fino ά тrovάr т , p℮r riuscir℮ ά cάpir
ch℮ non тuттo ℮' un sogno .
Con т℮ io ri℮sco dάvv℮ro ά brillάr℮ di f℮liciтά , ℮d il ci℮lo ..
b℮h lui .. non mi ℮rά mάi άppάrso più vicino di così , fino άd orά .

PoLo Nord...

07 gennaio 2009 ore 12:07 segnala
stamattina apro gli occhi e per un attimo mi sono sentita un abitante del polo nord. qui continua a nevicare...Bastaaaaaaaa!