Tu, passi la tua vita a riempirti. Ti fai tutte le tue belle esperienze, i tuoi calcoli. Raccogli quello che ti piace, butti via, impari, compri, provi, sperimenti. Archivi atteggiamenti, modi di fare, battute, frasi, comportamenti.. e sei fiero di tutto ciò. Sei fottutamente fiero di tutto quello che hai. Ti sei fatto un bagaglio e questo bagaglio ti piace un sacco. Ti piace davvero tanto.
Talmente tanto che ti tieni tutto stretto. Non ci credi, gli altri non capirebbero niente di tutto quello che hai dentro.
Un po’ perché è roba solo tua e su di te, un po’ perché pensi che siano cose complicate, mica tanto semplici. E un po’ perché, cacchio, sono talmente belle che non le vuoi dividere con qualcun altro.
Poi.
Un giorno.
L’implosione.
Arrivi ad avere una meravigliosa voglia di mostrarti.
Di usarle, tutte quelle cose che c’hai stipato dentro.
E allora via. Situazioni, incontri, scontri.. realtà.
Inizi a vivere mille mila cose e a portar fuori roba.
Ed è qui che cade il problema.
Se tutto va bene, se quello che porti fuori ha successo, se gli altri capiscono esattamente cosa vuoi dire o fare, ti senti maledettamente realizzato e più porti fuori più ti senti pieno zeppo di utilità.
Ma se anche solo una o più di una delle tue idee fallisce, sei fottuto.
Se non condividono ciò che hai, se non piacciono, se te le ritrovi sbagliate, se non sono giuste, se quando le hai in mano a te per primo sembrano merda, se stonano, se non sono come credevi, se puzzano, se non le avevi capite, se non centrano, se non escono, se non rientrano…
Se ti deludono, sei fottuto.
E’ finita.
C’hai un mondo stipato dentro e non sai che fartene.
C’hai la porta spalancata e non esce più niente. Soffochi.
Piano piano. Ti schiaccia.
C’hai un mondo incastrato dentro.
E che cazzo me ne faccio di ‘sto mondo?
Non lo sai.
Non lo sai.
