Trova le differenze

22 settembre 2021 ore 16:36 segnala


Se c'è una cosa che va riconosciuta al popolo polacco, è la grandissima serietà nell'affrontare i propri doveri.
Se devono fare un lavoro, o lo fanno al meglio o non lo fanno.

Poche sere fa, finito di esultare per la vittoria dell'italia maschile di pallavolo agli europei, mi sono accomodato sul divano per assistere alla premiazione; l'inaspettato si è materializzato con l'ingresso della squadra polacca, padrona di casa e terza qualificata.

Assistere alla gioia di quegli atleti, che festeggiavano davanti al pubblico di casa la loro medaglia di bronzo come se avessero vinto il torneo, mi ha dato forse più emozione che assistere alla premiazione dei nostri atleti, campioni d'europa.

Dietro quella esultanza c'era tutta l'essenza dello sport e forse della vita stessa.

L'essere fiero del risultato raggiunto, anche se non è quello sperato, sapendo che era il massimo che si poteva ottenere, è una lezione che in molti, e in molti ambiti, dovrebbero imparare.

La vita è fatta anche di (relative) sconfitte, che però possono diventare vittorie se viste dal giusto punto di vista, con la giusta umiltà, con la voglia di dire "ci ho provato, ho dato tutto e questi sono i frutti che il mio impegno mi fa godere".

Il parallelismo con il comportamento degli atleti inglesi alla premiazione degli europei di calcio, viene spontaneo...e le differenze di approccio e di dignità sono evidenti.

In un mondo dove sempre di più pare contare solo il vincere, certe cose fanno bene all'animo, fanno bene allo sport, ridanno il giusto senso a cose che quel senso lo stanno perdendo del tutto.

Dio bendica i "perdenti" perchè senza di loro non esisterebbero i vincenti.
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Dio benedica la pallacanestro

16 settembre 2021 ore 15:57 segnala


Finalmente. dopo la pausa estiva, siamo ritornati a solcare il parquet della palestra, desiderosi di affrontare la nuova stagione cestistica con entusiasmo e grinta:

questa la fredda cronaca della prima serata:

Ore 21:00 si entra il palestra e per i primi 20 minuti si cazzeggia raccontandosi ferie, viaggi, aneddoti vari oltre i soliti discorsi tra uomini di cui tralascerei i dettagli per senso del pudore.

Ore 21:25 tutti in campo per il riscaldamento: dopo i primi due giri di campo qualcuno inizia a osservare il defibrillatore con preoccupante interesse

Ore 21:27 fine del riscaldamento e formazione delle squadre per la partitella: dopo varie opzioni, mercato acquisti, valutazioni sulla garanzia degli equilibri tecnici, si giunge alla conclusione che si fa maglie chiare contro maglie scure, con inevitabili discussioni su come debba essere considerato quello o quell'altro colore.

Ore 21:40 prima pausa del match: risultato 2 a 0 per le maglie chiare a seguito di 167 tiri, 98 falli, 3 enfisemi, 1 infarto e 4 attacchi d'asma

Ore 22:15 sul punteggio di 43 a 58 (litri di sudore perso) compare in palestra una figura vestita in tunica nera con in mano una falce e volto oltremodo magro, che osserva tutti con grande interesse: strano modo di fare il talent scout

Ore 22:20 iniziano a serpeggiare i primi dubbi sulla capacità di tenuta altletica dei giocatori prendendo atto che striciare a terra non è una tecnica di gioco ammessa

Ore 22:30 fine delle ostilità per eccessiva differenza numerica tra le persone in campo e quelle svenute poco oltre le linee laterali.

Ore 22:45 nonostante la vista annebbiata, tutti trovano la porta di uscita della palestra: l'appuntamento è tra una settimana, riservato ovviamente ai soli sopravvissuti.

A 50 anni forse sarebbe ora di smetterla con queste cose, ma in cartucciera ci sono ancora alcuni colpi e sprecarli sarebbe un vero peccato...e quei dolori del giorno dopo (ma diciamo anche dell'intera settimana dopo) sono lì a ricordarti che sei ancora capace di passione, di fatica, di condivisione, di amicizia...di vita.

Dio benedica la pallacanestro.

Ricerche...

15 settembre 2021 ore 13:42 segnala


Si cerca la persona che incarni il nostro ideale di partner
che abbia le caratteristiche che ci fanno stare bene
che ci dia tutto, ma proprio tutto ciò di cui abbiamo bisogno
che abbia occhi solo per noi
che viva per noi
e soprattutto (e qui, perdonatemi, mi scappa da ridere), che ci meriti.

Manca sempre l'altro pezzettino:
cosa vogliamo essere noi per questa persona
quale sarà il nostro impegno per farla stare bene (impegno, perchè una relazione richiede impegno da parte di tutti e due, non per nulla si dice che una persona è impegnata)
e soprattutto, visto che ci deve meritare (altra risata), ci chiediamo mai se noi la meritiamo?

Se smettessimo di pensare di essere perfetti e provassimo ogni tanto a metterci in discussione, probabilmente le cose sarebbero molto diverse e, con ogni probabiità, migliori.
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bene ma non benissimo...

06 settembre 2021 ore 10:23 segnala


nella fase di conoscenza, corteggiamento e innamoramento diamo sempre il meglio di noi, perchè dopo sia sopportabile il nostro peggio...

ed è subito sera.

Da padre a figlia

30 agosto 2021 ore 11:09 segnala


La nascita di un figlio è un evento che, si dice, sconvolge la vita; io preferisco dire che sposta gli equilibri che fino a quel momento si erano raggiunti non senza fatica e sudore.

La nascita di un figlio è un evento dal forte impatto emozionale che, a differenza di altri, dura per molto tempo portando con sè l'inevitabile cedimento alla poesia di una nuova vita che arriva e ci accompagnerà per sempre.

E molto spesso le onde emozionali riescono a celare la parte meno bella di un evento: i conflitti, le tensioni, le difficoltà...crescere insieme nell'eterna lotta tra educare ed venire educati reciprocamente.

Si dice che fare il genitore sia il mestiere più difficile del mondo; io non lo definirei un lavoro, ma una precisa responsabilità che un genitore ha verso i propri figli e, di riflesso, verso l'intera comunità.

E a un certo punto, inevitabilmente, arriverà il momento di tirare le somme, di guardarsi in faccia e onestamente fare il bilancio di come questa responsabilità sia stata gestita.

Ma se questo è difficile, ancor più difficile è parlarne coi diretti interessati; quei ragazzi che ormai si affacciano alla vita in modo indipendente, che si allontanano dal nido natio, che si arroccano in posizioni antagoniste facendo emergere l'inevitabile lotta generazionale, fino ad arrivare a una mediazione che null'altro è se non l'oggettivazione di un processo di crescita nel quale noi genitori abbiamo avuto un ruolo fondamentale, nel bene e nel male.

Parlare con i nostri figli è dannatamente difficile; vorrei saperlo fare meglio, vorrei mettere a nudo ciò che è ed è stata la mia vita...vorrei farlo come in questa canzone.

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« immagine » La nascita di un figlio è un evento che, si dice, sconvolge la vita; io preferisco dire che sposta gli equilibri che fino a quel momento si erano raggiunti non senza fatica e sudore. La nascita di un figlio è un evento dal forte impatto emozionale che, a differenza di altri, dura pe...
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viaggio musicale: prologo

25 agosto 2021 ore 15:43 segnala


Correva l'anno 1981; io bambino di 10 anni stavo cercando faticosamente (e inconsapevolmente) la mia strada, la mia personalità e, in tutto questo, anche un'identità musicale in grado di rappresentarmi.
Per fortuna o per sfortuna, dipende dai punti di vista, quell'estate sono andato in montagna insieme a un mio cugino, più grande e già affacciato al mondo travagliato dell'adolescenza.
Pesce fuor d'acqua, gironzolavo con ragazzi di 16 anni con gli ormoni impazziti e la voglia di ribellione che affollava il loro DNA.
Durante uno dei pomeriggi passati ad affollare l'unico locale del paese, qualcuno si alzò, mise 200 lire nel juke box (che belli i tempi dei juke box e delle lire) e inserì il codice del disco che voleva condividere con i presenti...me compreso.
Bastarono circa 5 secondi per farmi entrare nel mondo che non ho mai più abbandonato: quell'inizio così vigoroso fatto di chitarra elettrica distorta, quella voce graffiante, quel crescendo di potenza, quegli assoli di cui potevo solo immaginare la velocità delle dita sulla tastiera...non avevo ancora capito chi ero, ma avevo capito quale sarebbe stata la colonna sonora della mia vita e quale strumento avrei provato a imparare a suonare (oggi posso dire con scarsi risultati, ma è l'intenzione che conta no?).
Spesso sono piccoli istanti, imprevisti ed estemporanei, a cambiare per sempre qualcosa in noi. Io ringrazio quel ragazzo per aver messo quel disco...i miei vicini di casa, invece, lo maledicono da anni.

C'est la vie.

https://www.youtube.com/watch?v=v_XKueICf64
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« immagine » Correva l'anno 1981; io bambino di 10 anni stavo cercando faticosamente (e inconsapevolmente) la mia strada, la mia personalità e, in tutto questo, anche un'identità musicale in grado di rappresentarmi. Per fortuna o per sfortuna, dipende dai punti di vista, quell'estate sono andato ...
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Promesse...

14 giugno 2021 ore 15:01 segnala


Cosa sono le persone per noi…
qualcuno è un sogno,
qualcuno una speranza,
qualcuno un’idea,
qualcuno una disperazione,
qualcuno un dolore,
qualcuno un’illusione,
qualcuno un miraggio,
qualcuno un desiderio…
e passeranno tutti… tutti tranne una persona…
quella che è una promessa di sè…mantenuta
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« immagine » Cosa sono le persone per noi… qualcuno è un sogno, qualcuno una speranza, qualcuno un’idea, qualcuno una disperazione, qualcuno un dolore, qualcuno un’illusione, qualcuno un miraggio, qualcuno un desiderio… e passeranno tutti… tutti tranne una persona… quella che è una promessa di s...
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Fare l'amore, fare sesso...c'è una bella differenza

11 giugno 2021 ore 12:43 segnala




Detesto le citazioni, ma per Giorgio Gaber posso fare un'eccezione.

Durante un suo monologo, intitolato "L'amore" recitava questa frase: "ci vuole troppa comprensione per trasformare in dolcezza una cosa venuta male".

Ed ecco il punto della questione: tifo da sempre per la libertà dell'individuo, per l'autodeterminazione della propria vita e delle scelte che ne segnano il percorso, purchè vi sia sempre come base il rispetto dell'altro e, soprattutto, di se stessi.

C'è tanta gente che vive una sessualità molto aperta, talvolta per scelta, talvolta per necessità di sentirsi ancora oggetto del desiderio di qualcuno, ma credo fortemente che, qualsiasi siano contesto e presupposti, sia necessario che tra due "amanti" vi sia una vera attrazione emotiva (non parlo di amore) in modo tale che l'incontro sia dettato da un desiderio reciproco e non solo uno sfogo fisico per il quale andrebbe bene chiunque o quasi.

Se finisci su un letto, su un tavolo, o contro un muro con una persona, quella persona devi desiderarla davvero in quel momento, altrimenti è solo ginnastica e per quella esistono le palestre...
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« immagine » Detesto le citazioni, ma per Giorgio Gaber posso fare un'eccezione. Durante un suo monologo, intitolato "L'amore" recitava questa frase: "ci vuole troppa comprensione per trasformare in dolcezza una cosa venuta male". Ed ecco il punto della questione: tifo da sempre per la libert...
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Pessimismo e Fastidio

17 maggio 2021 ore 13:57 segnala


La cosa davvero triste è che, nel 2021, siamo ancora qui a discutere se sia giusto o no fare una legge contro la omolesbobitransfobia...
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« immagine » La cosa davvero triste è che, nel 2021, siamo ancora qui a discutere se sia giusto o no fare una legge contro la omolesbobitransfobia...
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dalle stalle alle stelle...

28 aprile 2021 ore 14:51 segnala


Il 27 novembre 2018 non ha certo brillato nel firmamento dei trasporti ferroviari, perlomeno non nella tratta Rivarolo-Chieri; appena giunto alla stazione del Lingotto, per fare ritorno a casa dopo una giornata di lavoro, osservando il tabellone delle partenze ho subito intuito che sarebbe stato un lungo viaggio…gli indizi erano chiari, tipo “ritardo 45 minuti” o un decisamente più inquietante “Cancellato”.

Dagli altoparlanti comunicano che un guasto tra le stazioni di Trofarello e Chieri comporterà ritardi a cancellazioni, ultimando l’annuncio con l’ormai evergreen “ci scusiamo per il disagio” che è diventato un classico come e forse più di “Nel blu dipinto di blu” di Domenico Modugno…se si facessero pagare i diritti SIAE per quella frase, le ferrovie italiane sarebbero la prima potenza economica mondiale.

Fermo al binario 4, ascolto gli annunci e osservo le rotaie come un cane osserva la ciotola del cibo vuota, in attesa che il miracolo si compia e appaia come per magia il treno che mi riporterà a casa. Miracolo che sembra arrivare quando viene annunciata la partenza del convoglio per Chieri al binario 1.

L’esodo biblico dei passeggeri si compie nel sottopasso lingottiano (o lingottese? vabbè non è importante); un popolo stanco e mediamente esasperato che accoglie questa partenza come un segno della bontà divina.

Il sospiro di sollievo però dura il tempo di due fermate perchè giunti a Trofarello ci viene comunicato che il treno termina la corsa e non prosegue.

La sensazione è la stessa che si proverebbe se ci facessero vedere i regali sotto l’albero e, all’ultimo momento, ci dicessero che non sono per noi.

Il clima generale spazia dalla rassegnazione alla rabbia, con un inizio di imprecazioni così fantasiose da meritare di prendere qualche appunto, che nella vita servono sempre nuove forme di insulto.

Consulto il tabellone delle partenze e leggo che al binario 5 arriverà, con un inevitabile ritardo di 25’, il prossimo convoglio; mi piazzo e attendo fiducioso, mentre al binario 6 c’è ancora un capannello di passeggeri che discute animatamente con il macchinista, confermando la tendenza a prendersela con chi non c’entra una beata mazza con le situazioni che ci recano disagio:

al ristorante il cibo non è buono? me la prendo col cameriere.

al supermercato ci sono troppe poche casse aperte? me la prendo con le cassiere.

il treno si ferma a Trofarello? me la prendo col macchinista.

Essere l’interfaccia col pubblico è il lavoro più rischioso e meno gratificante del mondo.

A frantumare ogni speranza di viaggiare ancora su rotaia, arriva l’ennesimo annuncio che avvisa della presenza di un pullman sostitutivo pronto nel piazzale adiacente alla stazione.

Ennesimo spostamento con esito incerto, in quanto del suddetto pullman non vi è ancora traccia, se non nella fantasia scatenata da un processo mentale di disperazione che ti fa vedere un autobus anche guardando una fiat 500 del 1971.

Intanto valuto le alternative possibili:

1

Taxi: tempo stimato di arrivo a casa 25 minuti

Costo stimato: 30 euro

Esito: bocciato

2

Autobus 45 fino a Cambiano e proseguimento a piedi fino a casa: tempo stimato di arrivo 1,5 ore

Costo: zero

Rischio di essere investito durante il tragitto pedestre: alto

Esito: bocciato

3

Dormire in stazione a Trofarello: tempo di arrivo a casa 24 ore

Costo: zero

Possibilità di racimolare qualche euro venendo scambiato per un clochard: scarsa

Rischio di venire cacciato per vagabondaggio: alto

Esito: bocciato

Terminate le opzioni e gran parte delle energie, mi rassegno ad attendere il tanto famigerato bus, quando l’inaspettato si materializza nella figura di una giovane ragazza che mi si avvicina e mi chiede cosa sia successo, incuriosita dal volume di persone ferme davanti alla stazione.

La breve spiegazione che le fornisco è utile a scatenare quella roba di cui tanto riempiamo i nostri post sui social, ma che stentiamo a materializzare in gesti concreti: la solidarietà.

La ragazza in questione fa semplicemente un rapido calcolo: sono in macchina e vado a Chieri, ho 4 posti vuoti che equivalgono ad altrettante persone che posso trasportare fino a casa o quasi…e siccome la matematica non è un’opinione, al contrario della solidarietà che più che un’opinione è sempre più un’eccezione alla regola del cinismo, si offre di accompagnare 4 di noi fino alla stazione di Chieri, da cui poi ognuno proseguirà come è solito fare.

Il tragitto scorre tra chiacchiere e qualche risata ironica sull’accaduto e su altri argomenti sicuramente futili, ma che servono sia a stemperare la tensione accumulata (e anche un po’ di stanchezza), sia a rendere gradevoli i pochi chilometri che ci separano dalla meta.

Rientro a casa stupito di essere stupito, perchè mi rendo conto che l’ovvio è diventato ormai rarità, che la normale tendenza all’aiuto reciproco sta lasciando il posto alla diffidenza, alla paura e a quell’egoismo che troppo spesso viene definito sano, senza considerare che lo è nella misura in cui viene bilanciato da un tendere verso l’altro.

Questa ragazza, di cui non ricordo il nome, non ha avuto il minimo dubbio, nessuna incertezza…per lei era del tutto normale offrire quel passaggio che invece non era assolutamente un atto scontato, soprattutto nel mondo dei “grandi”.

Ma si sa, i giovani spesso costituiscono il meglio della società, proprio perchè non hanno ancora avuto il tempo di farsi corrompere da essa.

Incasso la lezione di vita e la faccio mia, giusto per ricordarmi come dovrebbero funzionare le cose in un mondo normale.

Quindi il grazie va a lei, non tanto per il passaggio tanto gradito quanto inaspettato, ma per per aver dimostrato, ancora una volta, che basta davvero poco per essere semplicemente quello per cui siamo stati progettati: esseri umani.
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