dalle stalle alle stelle...

28 aprile 2021 ore 14:51 segnala


Il 27 novembre 2018 non ha certo brillato nel firmamento dei trasporti ferroviari, perlomeno non nella tratta Rivarolo-Chieri; appena giunto alla stazione del Lingotto, per fare ritorno a casa dopo una giornata di lavoro, osservando il tabellone delle partenze ho subito intuito che sarebbe stato un lungo viaggio…gli indizi erano chiari, tipo “ritardo 45 minuti” o un decisamente più inquietante “Cancellato”.

Dagli altoparlanti comunicano che un guasto tra le stazioni di Trofarello e Chieri comporterà ritardi a cancellazioni, ultimando l’annuncio con l’ormai evergreen “ci scusiamo per il disagio” che è diventato un classico come e forse più di “Nel blu dipinto di blu” di Domenico Modugno…se si facessero pagare i diritti SIAE per quella frase, le ferrovie italiane sarebbero la prima potenza economica mondiale.

Fermo al binario 4, ascolto gli annunci e osservo le rotaie come un cane osserva la ciotola del cibo vuota, in attesa che il miracolo si compia e appaia come per magia il treno che mi riporterà a casa. Miracolo che sembra arrivare quando viene annunciata la partenza del convoglio per Chieri al binario 1.

L’esodo biblico dei passeggeri si compie nel sottopasso lingottiano (o lingottese? vabbè non è importante); un popolo stanco e mediamente esasperato che accoglie questa partenza come un segno della bontà divina.

Il sospiro di sollievo però dura il tempo di due fermate perchè giunti a Trofarello ci viene comunicato che il treno termina la corsa e non prosegue.

La sensazione è la stessa che si proverebbe se ci facessero vedere i regali sotto l’albero e, all’ultimo momento, ci dicessero che non sono per noi.

Il clima generale spazia dalla rassegnazione alla rabbia, con un inizio di imprecazioni così fantasiose da meritare di prendere qualche appunto, che nella vita servono sempre nuove forme di insulto.

Consulto il tabellone delle partenze e leggo che al binario 5 arriverà, con un inevitabile ritardo di 25’, il prossimo convoglio; mi piazzo e attendo fiducioso, mentre al binario 6 c’è ancora un capannello di passeggeri che discute animatamente con il macchinista, confermando la tendenza a prendersela con chi non c’entra una beata mazza con le situazioni che ci recano disagio:

al ristorante il cibo non è buono? me la prendo col cameriere.

al supermercato ci sono troppe poche casse aperte? me la prendo con le cassiere.

il treno si ferma a Trofarello? me la prendo col macchinista.

Essere l’interfaccia col pubblico è il lavoro più rischioso e meno gratificante del mondo.

A frantumare ogni speranza di viaggiare ancora su rotaia, arriva l’ennesimo annuncio che avvisa della presenza di un pullman sostitutivo pronto nel piazzale adiacente alla stazione.

Ennesimo spostamento con esito incerto, in quanto del suddetto pullman non vi è ancora traccia, se non nella fantasia scatenata da un processo mentale di disperazione che ti fa vedere un autobus anche guardando una fiat 500 del 1971.

Intanto valuto le alternative possibili:

1

Taxi: tempo stimato di arrivo a casa 25 minuti

Costo stimato: 30 euro

Esito: bocciato

2

Autobus 45 fino a Cambiano e proseguimento a piedi fino a casa: tempo stimato di arrivo 1,5 ore

Costo: zero

Rischio di essere investito durante il tragitto pedestre: alto

Esito: bocciato

3

Dormire in stazione a Trofarello: tempo di arrivo a casa 24 ore

Costo: zero

Possibilità di racimolare qualche euro venendo scambiato per un clochard: scarsa

Rischio di venire cacciato per vagabondaggio: alto

Esito: bocciato

Terminate le opzioni e gran parte delle energie, mi rassegno ad attendere il tanto famigerato bus, quando l’inaspettato si materializza nella figura di una giovane ragazza che mi si avvicina e mi chiede cosa sia successo, incuriosita dal volume di persone ferme davanti alla stazione.

La breve spiegazione che le fornisco è utile a scatenare quella roba di cui tanto riempiamo i nostri post sui social, ma che stentiamo a materializzare in gesti concreti: la solidarietà.

La ragazza in questione fa semplicemente un rapido calcolo: sono in macchina e vado a Chieri, ho 4 posti vuoti che equivalgono ad altrettante persone che posso trasportare fino a casa o quasi…e siccome la matematica non è un’opinione, al contrario della solidarietà che più che un’opinione è sempre più un’eccezione alla regola del cinismo, si offre di accompagnare 4 di noi fino alla stazione di Chieri, da cui poi ognuno proseguirà come è solito fare.

Il tragitto scorre tra chiacchiere e qualche risata ironica sull’accaduto e su altri argomenti sicuramente futili, ma che servono sia a stemperare la tensione accumulata (e anche un po’ di stanchezza), sia a rendere gradevoli i pochi chilometri che ci separano dalla meta.

Rientro a casa stupito di essere stupito, perchè mi rendo conto che l’ovvio è diventato ormai rarità, che la normale tendenza all’aiuto reciproco sta lasciando il posto alla diffidenza, alla paura e a quell’egoismo che troppo spesso viene definito sano, senza considerare che lo è nella misura in cui viene bilanciato da un tendere verso l’altro.

Questa ragazza, di cui non ricordo il nome, non ha avuto il minimo dubbio, nessuna incertezza…per lei era del tutto normale offrire quel passaggio che invece non era assolutamente un atto scontato, soprattutto nel mondo dei “grandi”.

Ma si sa, i giovani spesso costituiscono il meglio della società, proprio perchè non hanno ancora avuto il tempo di farsi corrompere da essa.

Incasso la lezione di vita e la faccio mia, giusto per ricordarmi come dovrebbero funzionare le cose in un mondo normale.

Quindi il grazie va a lei, non tanto per il passaggio tanto gradito quanto inaspettato, ma per per aver dimostrato, ancora una volta, che basta davvero poco per essere semplicemente quello per cui siamo stati progettati: esseri umani.
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28/04/2021 14:51:42
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Il centro di tutto...

21 aprile 2021 ore 23:56 segnala


Non mi sono mai posto il problema del concetto di famiglia legato alla eterosessualità della coppia, convinto che ci sia famiglia ovunque siano presenti amore e sostegno reciproco…ed è evidente che la follia del genere umano possa risiedere in qualsiasi contesto, sia questo associato alla parola “normale” (nel suo significato nazional cattolico bigotto perbenista), o associato a coppie di diversa composizione…
Quindi leggere, per l’ennesima volta, di una ragazzina di 13 anni violentata ripetutamente dal papà, con il silenzio e a volte la complicità della mamma, dimostra che i valori da difendere non sono quelli che di facciata ci rassicurano che tutto è come deve essere (ma poi com’è che deve essere?), ma sono quelli che garantiscono un ambiente dove le persone vivono in armonia tra loro, garantendo a se stesse e a chi le circonda, una vita serena dove poter crescere circondati da quell’affetto e quelle attenzioni che concorrono in modo fondamentale a creare esseri umani e non mostri o vittime…
Occorrerebbe ragionare molto su questo, anziché declamare slogan preconfezionati con l’unico obiettivo di colpire gli elettori sulla pancia…
E questo vale per qualsiasi parte coinvolta in questo dibattito.

Se il centro di tutto non è l’amore, allora è un centro sbagliato.
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I matti non hanno il cuore...

19 aprile 2021 ore 10:57 segnala


“I matti non hanno il cuore, o se ce l’hanno è sprecato…”

(Francesco De Gregori – I matti)

Curiosamente noto, in una via Garibaldi affollata, che tutti o quasi hanno l’espressione seria, alcuni annoiata, altri decisamente segnalatrice di un livello di scazzo ormai in rosso fisso…scena che si ripete ogni volta che passeggio per Torino, dove la maggior parte della gente, nonostante sia in giro a godersi il proprio tempo libero, sembra che sia più incazzata di quando quel tempo lo deve occupare in quell’attività tanto criticata quanto cercata che è il lavoro.

A interrompere il mio osservare arriva la musica lontana di una banda che suona la marcia dei bersaglieri; è il primo giugno e immediatamente penso a una anticipazione della festa della repubblica, percui inizio a guardarmi in giro per capire da dove arrivino quelle note, attendendo il passaggio dei musicisti col caratteristico copricapo.
La musica è sempre più vicina, ma della banda nemmeno l’ombra e inizio a dubitare del mio udito, anche perché nessuno sembra imitare il mio atteggiamento.

Poco dopo scopro il perché: un signore sulla sessantina, alto abbastanza da poterlo definire basso, molto basso, sta passeggiando a passo spedito portando sulle spalle uno zaino da cui escono due casse che fans del trap levatevi proprio. Quelle casse sono l’origine della marcia che lui trasmette senza soluzione di continuità per tutta la via.
Cammina e quando incrocia uno sguardo sorride e con un cenno del capo tanto delicato quanto educato, saluta e prosegue nella sua marcia senza curarsi di nulla, fiero e contento di fare quello che fa.

Nulla di così strano, tutto sommato, se non per il fatto che mi rendo conto che tutte quelle facce, prima incazzate, annoiate e scazzate, ora hanno un sorriso stampato sulle labbra mentre commentano lo strano fuori programma.

E forse “i matti non hanno il cuore o se ce l’hanno è sprecato”, ma il dono del sorriso è un atto che va oltre la pazzia, oltre il cuore stesso…è un minuscolo dono del creato, contagioso nella sua semplicità, candido nella sua purezza, potente nella sua immensità…

E allora, caro signore, continui a marciare con le sue casse portando un sorriso a chi incontra, perché forse i veri pazzi siamo noi.
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La storia che vive...

09 aprile 2021 ore 16:14 segnala


Contesto: puntata di Italan’s got talent (vabbè, ogni tanto mi lascio corrompere dalla tv)

Concorrente un signore di 87 anni: entra con passo ovviamente non proprio atletico, con il vestito grigio, i capelli bianchi e un sorriso di quelli che solo le persone vere e semplici sanno fare.

Ci si aspetta la solita cantata nostalgica o qualcosa del genere.

Inquadrano il figlio dietro le quinte: un marcantonio di almeno 185 cm, grosso,barba lunga tipo biker cazzuto…insomma uno che se lo incontri per strada, gli dai il portafoglio sulla fiducia.

Il simpatico anziano si presenta, timidamente, come rumorista, confermando almeno in parte le sensazioni iniziali.

Porta il microfono alla bocca, la platea si ammutolisce e lui inizia a fare il rumore del treno a vapore: ciuff ciuff, ciuff ciuff.

Istintivamente chiudo gli occhi e se non sapessi che è un uomo a fare questo rumore, giurerei che in sala sta passando il regionale per Fossano.

Riapro gli occhi giusto per assistere alla standing ovation del pubblico e al sorriso compiaciuto, ma non presuntuoso, del concorrente geriatrico…..a seguire, su richiesta dei giudici, arrivano anche il treno alta velocità, il temporale che solo a sentirlo veniva voglia di prendere l’ombrello e il bombardamento durante il quale mi aspettavo di sentire le sirene di allarme per avvisare la popolazione ad andare nei rifugi: un delirio di applausi.

Il concorrente dice poi di aver fatto il rumorista di mestiere, soppiantato poi dalle moderne tecnologie, sorride, saluta, ringrazia tutti, incassa il passaggio del turno di gara (non credo fosse il suo primo obiettivo) e se ne va.

Dietro le quinte, l’uomo brutale e aspirante serial killer, osserva il genitore con occhi lucidi e commossi e poi lo abbraccia, un abbraccio che profuma di amore e gratitudine.



Un episodio banale, inserito in un talent show che non brilla certo nel firmamento della miglior tv, ma un episodio che offre anche spunti di riflessione e un pizzico di malinconia.

In quella esibizione, in quei rumori (anche se suoni mi sembrerebbe più appropriato), c’era una vita intera, una vita buona a giudicare da come gli occhi del figlio lo guardavano.

Noi siamo sempre attenti e a volte ipocritamente commossi nelle numerose giornate della memoria….ricordiamo la storia, le tragedie, almeno per 24 ore e poi si ricomincia a vivere come sempre.

Raramente ci accorgiamo che la storia, almeno quella più recente e che quindi ci tocca più da vicino, è ancora viva e risiede proprio nei nostri anziani.

Dovremmo avere la pazienza, la voglia ed il rispetto per fermarci ogni tanto ed ascoltarli; loro sono il recente passato che ci ha portati qui, hanno storie da raccontare, ma pochi disposti ad ascoltarle.

La loro vita è la loro eredità per noi, il loro dono alle generazioni che li seguono, ma rischia di essere un dono che non verrà mai dato.

L’essere ascoltato, per un anziano, è uno dei modi per sentirsi ancora parte viva e attiva nella società.

Ascoltare, per un giovane, è uno dei modi per imparare a vivere ed essere attivo nella società.

E’ uno scambio di opportunità, è una condivisione di pensieri, è un mescolare epoche e vite che solo apparentemente sono distanti, ma che in realtà sono strettamente in relazione tra loro.

Abbiamo una ricchezza umana immensa proprio alla porta accanto alla nostra, ma come si fa a trarne qualcosa di buono se continuiamo a non guardare oltre il nostro naso?

Grazie sig. Enrico, Ciuff Ciuff anche Lei.
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Contesto: puntata di Italan’s got talent (vabbè, ogni tanto mi lascio corrompere dalla tv) Concorrente un signore di 87 anni: entra con passo ovviamente non proprio atletico, con il vestito grigio, i capelli bianchi e un sorriso di quelli che solo le persone vere e semplici sanno fare. Ci si...
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Cronaca semiseria di un pellegrinaggio...

09 aprile 2021 ore 16:03 segnala


29 settembre:

Ore 4:50 in attesa del pullman per medjugorie. Età media 137 anni. Si fa interessante.

Ore 5:17 a Poirino sale gente con meno di 70 anni: forse stanno iniziando le prime visioni?

Ore 12:00 la fame aiuta nelle visioni: compaiono in sequenza spaghetti aglio e olio, filetto al pepe verde con patatine e macedonia. Caffè e grappino solo per i casi più gravi

Ore 13:30 autogrill per il pranzo. Cristianissima rissa per accaparrarsi gli ultimi Capri e Apollo: tre feriti e due dispersi il bilancio finale. In pullman si starà più larghi

Ore 17:15 autogrill in croazia. Mega partitone a football americano per aggiudicarsi un posto in fila per il bagno. Più agguerrite le signore che a suon di borsettate nel basso ventre si fanno largo tra la difesa. Nota positiva, ottimo il caffè anche se il prezzo ha suscitato alcuni commenti poco mariani: 2 espulsi e uno squalificato. Sul pullman si starà ancora più larghi.

Ore 20:00 arrivo in hotel a gospic. Cazzo, si sono ciulati il bidet. A proposito, match di rugby per prendere le valige: la gara a eliminazione prosegue, ma noi siamo ancora qui......hunger games, ci fate una pippa!!!

Ore 22:15 finita cena...momenti di panico di alcuni commensali che si sono visti passare davanti la pasta al ragù senza che venisse loro data: i camerieri hanno rischiato il linciaggio, salvati dal tempestivo intervento della polizia locale. Conosciuto tal remigio che è convinto che la fuga dall'Egitto del popolo ebreo sia successiva alla morte di Cristo: il parroco ha avuto un malore e lo ha rimandato a settembre di religione, con voto "N.C." Probabilmente qualcuno è convinto che domani vedremo apparire Madonna, la pop star. L'avventura continua...

30 settembre:

Giorno 2, ore 7:00 colazione. A quanto pare i pellegrini non facevano la colazione da mesi, visto l'accanimento con cui si sono avventati sul buffet. Il personale dell'albergo, a scopo cautelativo, ha organizzato una linea di difesa per le cucine: alcuni tra i più intrepidi pellegrini ha addosso i segni del filo spinato durante la battaglia. Partenza per medjugorie prevista per le 7:30, esclusi i 5 feriti e i 2 ricoverati per ferite medio-gravi....

Ore 15:25 siamo a medjugorie da un po'. Fatto pranzo (solita rissa per i posti a sedere) e attendiamo di recarci presso i luoghi di meditazione. Durante la visita a una chiesa qui vicino, interessanti scene di pellegrini in posa, abbracciati a statue di maria o di gesù, in attesa di foto ricordo con tanto di espressione mistica del tipo "ho una visione". A stento trattengo la voglia di fargli avere una visione del mio gancio destro sull'arcata dentale superiore.

Ore 22:40, appena rientrati dall'adorazione dell'eucarestia dove canti e brani venivano eseguiti in svariate lingue: ti adoro in tutte le lingue del mondo. Buona notte.

1° ottobre

Ore 12:30. Pranzo dopo scalata al monte della via crucis e messa finalmente in italiano. Alcuni segni di cedimento fisico da parte di alcuni pellegrini, ma per ora nessun segno di possibili passaggi alla vita eterna. Con la scalata pomeridiana potrebbe accadere di tutto, si aprono le scommesse. Buon appetito.

Ore 20:15 a cena dopo due scalate con tanto di cani guida e bastoni antivipera. La mia vicina di tavolo si è autoproclamata mia nonna e tenta di farmi mangiare tonnellate di cibo. Considerando che ha più barba di me, non oso contraddirla, se non altro per puro spirito di sopravvivenza. Il resto della truppa se la cava anche se arrivano alcuni segni di cedimento psico-fisico. Domani il clou con l'apparizione di Maria: chiederó di cambiare vicina di posto a tavola, speriamo bene. Buona serata.

Ora vado a fare due passi per comprare elmetto e giubbotto antiproiettile: pare che domani, in occasione dell'apparizione di Maria, ci sarà lo scontro finale con pellegrini da tutto il mondo. Chi sopravvive potrà considerarsi miracolato.....per ora. Buona notte.

Giovedì 2 ottobre, giorno dell'apparizione.

Sveglia alle 5:30 con tentativo di smadonnamento subito trattenuto visto il tema della giornata. Colazione alle 6 e poi a piedi verso il luogo dell'evento. Giunti sul posto troviamo una folla che al confronto l'unica data italiana degli U2 è una festa dell'oratorio. Spazio vitale procapite circa 30 cm quadrati. Iniziano le prime liti per accaparrarsi un posto in prima fila anche con utilizzo di un linguaggio molto pio ("che il signore ti fulmini" un esempio eclatante). Una vecchietta, particolarmente assatanata, ha iniziato a inveire contro una giovane ragazza accusandola di occupare troppo spazio: capito che la malcapitata non era italiana, se ne esce con l'affermazione "you have problems". La ragazza si guarda intorno smarrita e quando incrocia i miei occhi sembra dirmi "gliela dai tu una testata, che io mi vergogno?". Pochi minuti dopo, molto coerentemente, la folla si apre come le acque del mar rosso, per permettere all'attore pippo franco di passare......potere della TV.

Arriva il momento dell'apparizione e un silenzio irreale avvolge tutta l'area: viene poi letto il messaggio che Maria ha lasciato per i fedeli e, in pochi istanti, riprendono le ostilità tra i pellegrini. Praticamente l'apparizione è stato l'intervallo tra il primo e il secondo tempo di questa lotta fratricida che ha esaltato la natura umana in tutto il suo splendore: in estrema sintesi "meritiamo l'estinzione"

A pranzo riesco ad evitare la mia nuova nonna, che peró ha fatto adepti e mi vedo costretto a mangiare 5 peperoni ripieni preceduti da due piatti di pasta formato obelix. Seguono svariate discussioni su cosa si è visto, con tanto di reportage fotografici dove si afferma di aver visto in sequenza: 2 soli, il volto di Maria, il cielo multicolore, 3 ufo, 5 asini volanti, la faccia di berlusconi che saluta la folla abbracciato a gesù, borghezio che fa il ditone a tutti mentre si scaccola col tricolore. La dialettica tra fermanente convinti e scettici si accende sempre più fino al tragico epilogo dove, a colpi di dessert tirato in faccia, la sala da pranzo si trasforma in un campo di battaglia con trincee improvvisate. Molti i caduti sul campo, soffocati da numerosi colpi di trancio alla banana. Ora ci si riposa per affrontare l'ultimo pomeriggio dove gli ultimi sopravvissuti tenteranno di raggiungere incolumi la nottata per poter ripartire verso casa, ammesso che ci si arrivi. Buon pomeriggio.

Nel pomeriggio viene organizzata la visita ad un orfanotrofio ed a una comunità di recupero per ragazzi. In entrambi i casi si portano diverse valigie di roba da donare: ovviamente mi viene chiesto di portare quella carica di piombo che trascino con sforzo disumano fino a destinazione chiedendomi quale cacchio di indumenti possa avere un peso così. Interessanti e toccanti le testimonianze in entrambe le strutture, come altrettanto interessante è stato constatare come si sia riusciti ad uscire vivi dai piccoli negozietti messi a disposizione dei fedeli, dove l'assalto all'arma bianca è proseguito per svariati minuti tra rosari, immaginette, scatoline, baccialetti, cd, dvd, aranciata, coca, birra, panini, gelati, cicles, gratta e vinci.

La sera, a cena, ulteriore testimonianza della proprietaria dell'hotel, una ragazza italiana con un passato discutibile e rinsavita a Medjugorie......i casi sono due, o la conversione ha funzionato, o la droga assunta era davvero tanta.

Durante la cena, la grazia di Maria è giunta e nè la neo nonna, nè il suo fans club si sono seduti accanto a me e finalmente sono riuscito a consumare un pasto normale, anche se in continua apprensione per svariate occhiate che mi arrivavano da nonnina, piazzata strategicamente due tavoli più in là, con piena visuale sul mio piatto.

Passeggiata serale con qualcuno che propone di andare in chiesa ad assistere ancora a un rosario, iniziativa questa prontamente bloccata: il povero malcapitato credo sia ancora legato al water, imbavagliato con la carta igienica...verrà recuperato il prossimo anno.

Al rientro si fanno le valige confermando che la roba, per qualche motivo, quando la togli si moltiplica e non ci sta più.....la moltiplicazione di mutande e calzini.

Nottata tranquilla in preparazione del primo tratto del viaggio di ritorno.

Venerdì 3 ottobre

Si parte alla volta di Zara, perla della Dalmazia. All'arrivo, una simpatica vecchietta dice alla vicina: qui siamo in dalmazia, non in croazia. Il parroco, ex insegnante di geografia, ha di nuovo un malore e la rimanda a settembre con voto "Mio Dio!". Lauto pasto in ristorante dove, ovviamente, gli unici che rimangono senza posto siamo io e mia moglie. Nonna però non accetta che io resti digiuno e in 3 secondi si procura 2 tavoli, sei sedie, piatti, posate, bicchieri, acqua, vino, birra, mi guarda e dice: "mancia, mancia, che ttti fa bbbene" ... i camerieri, terrorizzati, anzichè portarci le portate nei piatti, ce le mettevano dentro insalatiere e guai a non finire tutto.

Terminato il pasto, con una guida locale si passa alla visita del centro storico della città: "questo è il duomo, ma è chiuso" - "questa è una chiesa molto interessante, ma è chiusa" - "qui potete rilassarvi un po' e prendere un caffè, ma non accettano euro".....insomma, una gran bella organizzazione.

Alla fine però, ci si va a godere il tramonto in riva la mare, con tanto di musica ricavata dal movimento delle onde, davvero spettacolare.

Chiediamo di farci fare una foto e il gentile compagno di pellegrinaggio dice: "con flash o senza?" decide per il senza, visto che dietro di noi il tramonto è davvero uno spettacolo: risultato, si vede un tramonto da paura e noi due siamo due macchie nere in pieno controluce....no ma grazie neh.

Si risale sul pullman verso le 18:30 alla volta di Gospic, per cena e pernottamento.

Arrivati ci si sistema nelle camere e si va a cena dove le discussioni sono inevitabilmente molto mistiche.....al termine, per dare un tocco di vita reale, decido di rovesciare la sedia che, provvidenza, finisce in pieno sul carrello dove la cameriera aveva appena raccolto bicchieri e bottiglie.....il pagamento dei danni lo rateizzo in 5 anni a interessi zero.

Si va a nanna, pronti ad affrontare le 14 ore di viaggio che ancora ci aspettano il giorno dopo, prendendo tristemente atto che ormai il culo ha la forma del sedile...buona notte.

Sabato 4 ottobre:

sveglia, colazione dove, per sfinimento, tutti alzano bandiera bianca e si arriva ad un trattato di pace sancito da pane burro e marmellata, cereali e caffellatte.

Si parte alle 8:00 per l'ultimo sforzo verso casa: ogni fermata ad un autogrill viene accolta da una ola e standing ovation dovute più alle vesciche piene che a reale convinzione.

Si giunge a Obrov, ridente località della Slovenia, dove ci si ferma per pranzo in un ristorante immerso nei boschi. Nonna ha provveduto affinchè avessimo un posto a sedere e 5 camerieri dedicati a riempire piatti e bicchieri appena fossero vuoti.

Durante una pausa, esco per prendere una boccata d'aria e noto alcune persone davanti a una piccola struttura, in adorazione: penso vi sia una immagine della Madonna e vado a vedere. In realtà trattavasi di sana porchetta in fase di cottura all'interno di un gigantesco barbecue: madonna o no, la porchetta è sempre la porchetta.

Al termine del pranzo i fumatori si accaniscono sui propri pacchetti di sigarette, consci che per ore la dose di nicotina non potrà essere assunta.

Durante il viaggio si scatena, ad un certo punto, la diatriba sul dove ci si trova: "siamo in Italia" - "siamo ancora in slovenia" - "siamo a verona" - "siamo a venezia" - io ho letto il cartello piacenza" ..... il parroco, ex compilatore di mappe per navigatori, ha un ictus e un infarto, dopodichè afferma: "basta, ci rinuncio, fate come cazzo vi pare".

Ultima fermata in autogrill per la cena, dove ormai ci si muove come automi nella più totale inconsapevolezza di luogo e data e forse anche di se stessi.

Il casello di Villanova d'Asti viene salutato come un'apparizione divina e ad ogni fermata per scaricare pellegrini ci si saluta con calore: "sì sì. ciao, sbrigati a scendere che qua si fa notte".

Finalmente arriva la nostra fermata: si scende con passo incerto e circolazione alle gambe praticamente azzerata, si recuperano le valige e si arriva finalmente a casa dalla quale si ha la sensazione di mancare da un mese.

Seguono saluti, baci, abbracci finchè la voglia di diventare un tutt'uno col materasso ha il sopravvento e ci si riappropria del proprio letto.

Qualcosa comunque resta dentro, qualcosa che, in questo tragicomico pellegrinare, ha comunque raggiunto la parte più intima di noi. C'è chi la chiama fede, chi la chiama pace, chi la chiama serenità.....ognuno la chiami come vuole, fatto sta che è lì e credo ci resterà a lungo finchè non decideremo cosa farne e come concretizzarla nella nostra vita. Una cosa è certa, ripensando a questa settimana, si è ritornati un po' più ricchi e non credo che sia una cosa che si possa dire di ogni viaggio che facciamo........

Grazie a tutti per l'attenzione e per aver condiviso questo piccolo racconto a puntate, a volte dissacrante, a volte ridicolo, ma non credo che lassù se la prenderanno: suppongo che abbiano un grande senso dell'umorismo e una gran pazienza, altrimenti non si spiegherebbe perchè non ci sia ancora estinti.

Balla con me...

09 aprile 2021 ore 15:54 segnala


29 settembre, sabato sera, lungo mare...c'è poca gente che passeggia e questo dà la possibilità a me e alla mia compagna di goderci il luogo con una pace inusuale in una serata piacevolmente fresca.
I locali sono praticamente vuoti e i pochi clienti sono turisti tedeschi o olandesi.
Incappiamo in un artista di strada che diffonde la musica del suo violino attraverso un piccolo amplificatore alimentato a batteria, che trasmette le basi su cui lui suona con una buona tecnica.
Si susseguono valzer, tanghi, mazurche e affini; ci sediamo sul muretto accanto a lui e seguiamo le note che di certo non sono ciò che abitualmente ascoltiamo, ma che in quel contesto risultano essere più che gradevoli.
Una coppia anziana accanto a noi commenta e rispolvera i propri ricordi di gioventù, portati alla luce da quelle melodie.
Ascoltano, sorridono e ricordano fino a quando lei gli dice "balli con me?"
Lui da buon maschio duro e orgoglioso, nega questa concessione, ma un attimo dopo la guarda, sapendo che lei aspetta solo un suo cenno e replica "Vuoi ballare?"
L'inizio è incerto, tradendo il fatto che da tanto tempo non lo fanno, ma man mano che la musica avanza, i passi e l'affiatamento ritornano ad essere quelli tipici di chi non solo si conosce da tanto tempo, ma che che da tutto quel tempo si ama.
In mezzo al lungo mare, incuranti della gente, ballavano, sorridevano, facevano l'amore...un passante li osserva e gli grida "bravi" subito seguito dalla figlioletta che tiene per mano.
Il musicista sembra rinvigorito da questo inaspettato fuori programma e si concede qualche virtuosismo, quasi a rompere una certa timidezza.
Non resisto e prendo in mano il cellulare per filmare la coppia; sembra di essere in un film, di quelli da lieto fine e lacrime assicurate.
E in effetti scopro, un passo di danza dopo l'altro, di avere gli occhi lucidi di emozione e di gratitudine per questo omaggio alla vita, all'amore e alla gioia.
Terminate le danze, la coppia si risiede accanto a noi, li guardo sorridendo e dico loro "eravate bellissimi"...e lo erano, forse non per la maggior parte delle persone che passavano distratte e assorbite dai loro discorsi, ma per me lo erano...e lo sono ancora.

Auguro loro di saper assaporare il loro tempo insieme sempre con questo spirito, finchè il buon Dio glielo consentirà...e li ringrazio per questa lezione di amore, per la loro tenerezza, per aver dimostrato come il senso di tutto, alla fine, sia tutto in quei passi di danza e in ciò che rappresentavano.

Sì, erano bellissimi...erano mio padre e mia madre.
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« immagine » 29 settembre, sabato sera, lungo mare...c'è poca gente che passeggia e questo dà la possibilità a me e alla mia compagna di goderci il luogo con una pace inusuale in una serata piacevolmente fresca. I locali sono praticamente vuoti e i pochi clienti sono turisti tedeschi o olandesi...
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09/04/2021 15:54:58
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