bene ma non benissimo...

06 settembre 2021 ore 10:23 segnala


nella fase di conoscenza, corteggiamento e innamoramento diamo sempre il meglio di noi, perchè dopo sia sopportabile il nostro peggio...

ed è subito sera.

Da padre a figlia

30 agosto 2021 ore 11:09 segnala


La nascita di un figlio è un evento che, si dice, sconvolge la vita; io preferisco dire che sposta gli equilibri che fino a quel momento si erano raggiunti non senza fatica e sudore.

La nascita di un figlio è un evento dal forte impatto emozionale che, a differenza di altri, dura per molto tempo portando con sè l'inevitabile cedimento alla poesia di una nuova vita che arriva e ci accompagnerà per sempre.

E molto spesso le onde emozionali riescono a celare la parte meno bella di un evento: i conflitti, le tensioni, le difficoltà...crescere insieme nell'eterna lotta tra educare ed venire educati reciprocamente.

Si dice che fare il genitore sia il mestiere più difficile del mondo; io non lo definirei un lavoro, ma una precisa responsabilità che un genitore ha verso i propri figli e, di riflesso, verso l'intera comunità.

E a un certo punto, inevitabilmente, arriverà il momento di tirare le somme, di guardarsi in faccia e onestamente fare il bilancio di come questa responsabilità sia stata gestita.

Ma se questo è difficile, ancor più difficile è parlarne coi diretti interessati; quei ragazzi che ormai si affacciano alla vita in modo indipendente, che si allontanano dal nido natio, che si arroccano in posizioni antagoniste facendo emergere l'inevitabile lotta generazionale, fino ad arrivare a una mediazione che null'altro è se non l'oggettivazione di un processo di crescita nel quale noi genitori abbiamo avuto un ruolo fondamentale, nel bene e nel male.

Parlare con i nostri figli è dannatamente difficile; vorrei saperlo fare meglio, vorrei mettere a nudo ciò che è ed è stata la mia vita...vorrei farlo come in questa canzone.

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« immagine » La nascita di un figlio è un evento che, si dice, sconvolge la vita; io preferisco dire che sposta gli equilibri che fino a quel momento si erano raggiunti non senza fatica e sudore. La nascita di un figlio è un evento dal forte impatto emozionale che, a differenza di altri, dura pe...
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viaggio musicale: prologo

25 agosto 2021 ore 15:43 segnala


Correva l'anno 1981; io bambino di 10 anni stavo cercando faticosamente (e inconsapevolmente) la mia strada, la mia personalità e, in tutto questo, anche un'identità musicale in grado di rappresentarmi.
Per fortuna o per sfortuna, dipende dai punti di vista, quell'estate sono andato in montagna insieme a un mio cugino, più grande e già affacciato al mondo travagliato dell'adolescenza.
Pesce fuor d'acqua, gironzolavo con ragazzi di 16 anni con gli ormoni impazziti e la voglia di ribellione che affollava il loro DNA.
Durante uno dei pomeriggi passati ad affollare l'unico locale del paese, qualcuno si alzò, mise 200 lire nel juke box (che belli i tempi dei juke box e delle lire) e inserì il codice del disco che voleva condividere con i presenti...me compreso.
Bastarono circa 5 secondi per farmi entrare nel mondo che non ho mai più abbandonato: quell'inizio così vigoroso fatto di chitarra elettrica distorta, quella voce graffiante, quel crescendo di potenza, quegli assoli di cui potevo solo immaginare la velocità delle dita sulla tastiera...non avevo ancora capito chi ero, ma avevo capito quale sarebbe stata la colonna sonora della mia vita e quale strumento avrei provato a imparare a suonare (oggi posso dire con scarsi risultati, ma è l'intenzione che conta no?).
Spesso sono piccoli istanti, imprevisti ed estemporanei, a cambiare per sempre qualcosa in noi. Io ringrazio quel ragazzo per aver messo quel disco...i miei vicini di casa, invece, lo maledicono da anni.

C'est la vie.

https://www.youtube.com/watch?v=v_XKueICf64
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« immagine » Correva l'anno 1981; io bambino di 10 anni stavo cercando faticosamente (e inconsapevolmente) la mia strada, la mia personalità e, in tutto questo, anche un'identità musicale in grado di rappresentarmi. Per fortuna o per sfortuna, dipende dai punti di vista, quell'estate sono andato ...
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Promesse...

14 giugno 2021 ore 15:01 segnala


Cosa sono le persone per noi…
qualcuno è un sogno,
qualcuno una speranza,
qualcuno un’idea,
qualcuno una disperazione,
qualcuno un dolore,
qualcuno un’illusione,
qualcuno un miraggio,
qualcuno un desiderio…
e passeranno tutti… tutti tranne una persona…
quella che è una promessa di sè…mantenuta
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« immagine » Cosa sono le persone per noi… qualcuno è un sogno, qualcuno una speranza, qualcuno un’idea, qualcuno una disperazione, qualcuno un dolore, qualcuno un’illusione, qualcuno un miraggio, qualcuno un desiderio… e passeranno tutti… tutti tranne una persona… quella che è una promessa di s...
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Fare l'amore, fare sesso...c'è una bella differenza

11 giugno 2021 ore 12:43 segnala




Detesto le citazioni, ma per Giorgio Gaber posso fare un'eccezione.

Durante un suo monologo, intitolato "L'amore" recitava questa frase: "ci vuole troppa comprensione per trasformare in dolcezza una cosa venuta male".

Ed ecco il punto della questione: tifo da sempre per la libertà dell'individuo, per l'autodeterminazione della propria vita e delle scelte che ne segnano il percorso, purchè vi sia sempre come base il rispetto dell'altro e, soprattutto, di se stessi.

C'è tanta gente che vive una sessualità molto aperta, talvolta per scelta, talvolta per necessità di sentirsi ancora oggetto del desiderio di qualcuno, ma credo fortemente che, qualsiasi siano contesto e presupposti, sia necessario che tra due "amanti" vi sia una vera attrazione emotiva (non parlo di amore) in modo tale che l'incontro sia dettato da un desiderio reciproco e non solo uno sfogo fisico per il quale andrebbe bene chiunque o quasi.

Se finisci su un letto, su un tavolo, o contro un muro con una persona, quella persona devi desiderarla davvero in quel momento, altrimenti è solo ginnastica e per quella esistono le palestre...
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« immagine » Detesto le citazioni, ma per Giorgio Gaber posso fare un'eccezione. Durante un suo monologo, intitolato "L'amore" recitava questa frase: "ci vuole troppa comprensione per trasformare in dolcezza una cosa venuta male". Ed ecco il punto della questione: tifo da sempre per la libert...
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Pessimismo e Fastidio

17 maggio 2021 ore 13:57 segnala


La cosa davvero triste è che, nel 2021, siamo ancora qui a discutere se sia giusto o no fare una legge contro la omolesbobitransfobia...
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« immagine » La cosa davvero triste è che, nel 2021, siamo ancora qui a discutere se sia giusto o no fare una legge contro la omolesbobitransfobia...
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dalle stalle alle stelle...

28 aprile 2021 ore 14:51 segnala


Il 27 novembre 2018 non ha certo brillato nel firmamento dei trasporti ferroviari, perlomeno non nella tratta Rivarolo-Chieri; appena giunto alla stazione del Lingotto, per fare ritorno a casa dopo una giornata di lavoro, osservando il tabellone delle partenze ho subito intuito che sarebbe stato un lungo viaggio…gli indizi erano chiari, tipo “ritardo 45 minuti” o un decisamente più inquietante “Cancellato”.

Dagli altoparlanti comunicano che un guasto tra le stazioni di Trofarello e Chieri comporterà ritardi a cancellazioni, ultimando l’annuncio con l’ormai evergreen “ci scusiamo per il disagio” che è diventato un classico come e forse più di “Nel blu dipinto di blu” di Domenico Modugno…se si facessero pagare i diritti SIAE per quella frase, le ferrovie italiane sarebbero la prima potenza economica mondiale.

Fermo al binario 4, ascolto gli annunci e osservo le rotaie come un cane osserva la ciotola del cibo vuota, in attesa che il miracolo si compia e appaia come per magia il treno che mi riporterà a casa. Miracolo che sembra arrivare quando viene annunciata la partenza del convoglio per Chieri al binario 1.

L’esodo biblico dei passeggeri si compie nel sottopasso lingottiano (o lingottese? vabbè non è importante); un popolo stanco e mediamente esasperato che accoglie questa partenza come un segno della bontà divina.

Il sospiro di sollievo però dura il tempo di due fermate perchè giunti a Trofarello ci viene comunicato che il treno termina la corsa e non prosegue.

La sensazione è la stessa che si proverebbe se ci facessero vedere i regali sotto l’albero e, all’ultimo momento, ci dicessero che non sono per noi.

Il clima generale spazia dalla rassegnazione alla rabbia, con un inizio di imprecazioni così fantasiose da meritare di prendere qualche appunto, che nella vita servono sempre nuove forme di insulto.

Consulto il tabellone delle partenze e leggo che al binario 5 arriverà, con un inevitabile ritardo di 25’, il prossimo convoglio; mi piazzo e attendo fiducioso, mentre al binario 6 c’è ancora un capannello di passeggeri che discute animatamente con il macchinista, confermando la tendenza a prendersela con chi non c’entra una beata mazza con le situazioni che ci recano disagio:

al ristorante il cibo non è buono? me la prendo col cameriere.

al supermercato ci sono troppe poche casse aperte? me la prendo con le cassiere.

il treno si ferma a Trofarello? me la prendo col macchinista.

Essere l’interfaccia col pubblico è il lavoro più rischioso e meno gratificante del mondo.

A frantumare ogni speranza di viaggiare ancora su rotaia, arriva l’ennesimo annuncio che avvisa della presenza di un pullman sostitutivo pronto nel piazzale adiacente alla stazione.

Ennesimo spostamento con esito incerto, in quanto del suddetto pullman non vi è ancora traccia, se non nella fantasia scatenata da un processo mentale di disperazione che ti fa vedere un autobus anche guardando una fiat 500 del 1971.

Intanto valuto le alternative possibili:

1

Taxi: tempo stimato di arrivo a casa 25 minuti

Costo stimato: 30 euro

Esito: bocciato

2

Autobus 45 fino a Cambiano e proseguimento a piedi fino a casa: tempo stimato di arrivo 1,5 ore

Costo: zero

Rischio di essere investito durante il tragitto pedestre: alto

Esito: bocciato

3

Dormire in stazione a Trofarello: tempo di arrivo a casa 24 ore

Costo: zero

Possibilità di racimolare qualche euro venendo scambiato per un clochard: scarsa

Rischio di venire cacciato per vagabondaggio: alto

Esito: bocciato

Terminate le opzioni e gran parte delle energie, mi rassegno ad attendere il tanto famigerato bus, quando l’inaspettato si materializza nella figura di una giovane ragazza che mi si avvicina e mi chiede cosa sia successo, incuriosita dal volume di persone ferme davanti alla stazione.

La breve spiegazione che le fornisco è utile a scatenare quella roba di cui tanto riempiamo i nostri post sui social, ma che stentiamo a materializzare in gesti concreti: la solidarietà.

La ragazza in questione fa semplicemente un rapido calcolo: sono in macchina e vado a Chieri, ho 4 posti vuoti che equivalgono ad altrettante persone che posso trasportare fino a casa o quasi…e siccome la matematica non è un’opinione, al contrario della solidarietà che più che un’opinione è sempre più un’eccezione alla regola del cinismo, si offre di accompagnare 4 di noi fino alla stazione di Chieri, da cui poi ognuno proseguirà come è solito fare.

Il tragitto scorre tra chiacchiere e qualche risata ironica sull’accaduto e su altri argomenti sicuramente futili, ma che servono sia a stemperare la tensione accumulata (e anche un po’ di stanchezza), sia a rendere gradevoli i pochi chilometri che ci separano dalla meta.

Rientro a casa stupito di essere stupito, perchè mi rendo conto che l’ovvio è diventato ormai rarità, che la normale tendenza all’aiuto reciproco sta lasciando il posto alla diffidenza, alla paura e a quell’egoismo che troppo spesso viene definito sano, senza considerare che lo è nella misura in cui viene bilanciato da un tendere verso l’altro.

Questa ragazza, di cui non ricordo il nome, non ha avuto il minimo dubbio, nessuna incertezza…per lei era del tutto normale offrire quel passaggio che invece non era assolutamente un atto scontato, soprattutto nel mondo dei “grandi”.

Ma si sa, i giovani spesso costituiscono il meglio della società, proprio perchè non hanno ancora avuto il tempo di farsi corrompere da essa.

Incasso la lezione di vita e la faccio mia, giusto per ricordarmi come dovrebbero funzionare le cose in un mondo normale.

Quindi il grazie va a lei, non tanto per il passaggio tanto gradito quanto inaspettato, ma per per aver dimostrato, ancora una volta, che basta davvero poco per essere semplicemente quello per cui siamo stati progettati: esseri umani.
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« immagine » Il 27 novembre 2018 non ha certo brillato nel firmamento dei trasporti ferroviari, perlomeno non nella tratta Rivarolo-Chieri; appena giunto alla stazione del Lingotto, per fare ritorno a casa dopo una giornata di lavoro, osservando il tabellone delle partenze ho subito intuito che s...
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Il centro di tutto...

21 aprile 2021 ore 23:56 segnala


Non mi sono mai posto il problema del concetto di famiglia legato alla eterosessualità della coppia, convinto che ci sia famiglia ovunque siano presenti amore e sostegno reciproco…ed è evidente che la follia del genere umano possa risiedere in qualsiasi contesto, sia questo associato alla parola “normale” (nel suo significato nazional cattolico bigotto perbenista), o associato a coppie di diversa composizione…
Quindi leggere, per l’ennesima volta, di una ragazzina di 13 anni violentata ripetutamente dal papà, con il silenzio e a volte la complicità della mamma, dimostra che i valori da difendere non sono quelli che di facciata ci rassicurano che tutto è come deve essere (ma poi com’è che deve essere?), ma sono quelli che garantiscono un ambiente dove le persone vivono in armonia tra loro, garantendo a se stesse e a chi le circonda, una vita serena dove poter crescere circondati da quell’affetto e quelle attenzioni che concorrono in modo fondamentale a creare esseri umani e non mostri o vittime…
Occorrerebbe ragionare molto su questo, anziché declamare slogan preconfezionati con l’unico obiettivo di colpire gli elettori sulla pancia…
E questo vale per qualsiasi parte coinvolta in questo dibattito.

Se il centro di tutto non è l’amore, allora è un centro sbagliato.
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« immagine » Non mi sono mai posto il problema del concetto di famiglia legato alla eterosessualità della coppia, convinto che ci sia famiglia ovunque siano presenti amore e sostegno reciproco…ed è evidente che la follia del genere umano possa risiedere in qualsiasi contesto, sia questo associato...
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I matti non hanno il cuore...

19 aprile 2021 ore 10:57 segnala


“I matti non hanno il cuore, o se ce l’hanno è sprecato…”

(Francesco De Gregori – I matti)

Curiosamente noto, in una via Garibaldi affollata, che tutti o quasi hanno l’espressione seria, alcuni annoiata, altri decisamente segnalatrice di un livello di scazzo ormai in rosso fisso…scena che si ripete ogni volta che passeggio per Torino, dove la maggior parte della gente, nonostante sia in giro a godersi il proprio tempo libero, sembra che sia più incazzata di quando quel tempo lo deve occupare in quell’attività tanto criticata quanto cercata che è il lavoro.

A interrompere il mio osservare arriva la musica lontana di una banda che suona la marcia dei bersaglieri; è il primo giugno e immediatamente penso a una anticipazione della festa della repubblica, percui inizio a guardarmi in giro per capire da dove arrivino quelle note, attendendo il passaggio dei musicisti col caratteristico copricapo.
La musica è sempre più vicina, ma della banda nemmeno l’ombra e inizio a dubitare del mio udito, anche perché nessuno sembra imitare il mio atteggiamento.

Poco dopo scopro il perché: un signore sulla sessantina, alto abbastanza da poterlo definire basso, molto basso, sta passeggiando a passo spedito portando sulle spalle uno zaino da cui escono due casse che fans del trap levatevi proprio. Quelle casse sono l’origine della marcia che lui trasmette senza soluzione di continuità per tutta la via.
Cammina e quando incrocia uno sguardo sorride e con un cenno del capo tanto delicato quanto educato, saluta e prosegue nella sua marcia senza curarsi di nulla, fiero e contento di fare quello che fa.

Nulla di così strano, tutto sommato, se non per il fatto che mi rendo conto che tutte quelle facce, prima incazzate, annoiate e scazzate, ora hanno un sorriso stampato sulle labbra mentre commentano lo strano fuori programma.

E forse “i matti non hanno il cuore o se ce l’hanno è sprecato”, ma il dono del sorriso è un atto che va oltre la pazzia, oltre il cuore stesso…è un minuscolo dono del creato, contagioso nella sua semplicità, candido nella sua purezza, potente nella sua immensità…

E allora, caro signore, continui a marciare con le sue casse portando un sorriso a chi incontra, perché forse i veri pazzi siamo noi.
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« immagine » “I matti non hanno il cuore, o se ce l’hanno è sprecato…” (Francesco De Gregori – I matti) Curiosamente noto, in una via Garibaldi affollata, che tutti o quasi hanno l’espressione seria, alcuni annoiata, altri decisamente segnalatrice di un livello di scazzo ormai in rosso fisso…sc...
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La storia che vive...

09 aprile 2021 ore 16:14 segnala


Contesto: puntata di Italan’s got talent (vabbè, ogni tanto mi lascio corrompere dalla tv)

Concorrente un signore di 87 anni: entra con passo ovviamente non proprio atletico, con il vestito grigio, i capelli bianchi e un sorriso di quelli che solo le persone vere e semplici sanno fare.

Ci si aspetta la solita cantata nostalgica o qualcosa del genere.

Inquadrano il figlio dietro le quinte: un marcantonio di almeno 185 cm, grosso,barba lunga tipo biker cazzuto…insomma uno che se lo incontri per strada, gli dai il portafoglio sulla fiducia.

Il simpatico anziano si presenta, timidamente, come rumorista, confermando almeno in parte le sensazioni iniziali.

Porta il microfono alla bocca, la platea si ammutolisce e lui inizia a fare il rumore del treno a vapore: ciuff ciuff, ciuff ciuff.

Istintivamente chiudo gli occhi e se non sapessi che è un uomo a fare questo rumore, giurerei che in sala sta passando il regionale per Fossano.

Riapro gli occhi giusto per assistere alla standing ovation del pubblico e al sorriso compiaciuto, ma non presuntuoso, del concorrente geriatrico…..a seguire, su richiesta dei giudici, arrivano anche il treno alta velocità, il temporale che solo a sentirlo veniva voglia di prendere l’ombrello e il bombardamento durante il quale mi aspettavo di sentire le sirene di allarme per avvisare la popolazione ad andare nei rifugi: un delirio di applausi.

Il concorrente dice poi di aver fatto il rumorista di mestiere, soppiantato poi dalle moderne tecnologie, sorride, saluta, ringrazia tutti, incassa il passaggio del turno di gara (non credo fosse il suo primo obiettivo) e se ne va.

Dietro le quinte, l’uomo brutale e aspirante serial killer, osserva il genitore con occhi lucidi e commossi e poi lo abbraccia, un abbraccio che profuma di amore e gratitudine.



Un episodio banale, inserito in un talent show che non brilla certo nel firmamento della miglior tv, ma un episodio che offre anche spunti di riflessione e un pizzico di malinconia.

In quella esibizione, in quei rumori (anche se suoni mi sembrerebbe più appropriato), c’era una vita intera, una vita buona a giudicare da come gli occhi del figlio lo guardavano.

Noi siamo sempre attenti e a volte ipocritamente commossi nelle numerose giornate della memoria….ricordiamo la storia, le tragedie, almeno per 24 ore e poi si ricomincia a vivere come sempre.

Raramente ci accorgiamo che la storia, almeno quella più recente e che quindi ci tocca più da vicino, è ancora viva e risiede proprio nei nostri anziani.

Dovremmo avere la pazienza, la voglia ed il rispetto per fermarci ogni tanto ed ascoltarli; loro sono il recente passato che ci ha portati qui, hanno storie da raccontare, ma pochi disposti ad ascoltarle.

La loro vita è la loro eredità per noi, il loro dono alle generazioni che li seguono, ma rischia di essere un dono che non verrà mai dato.

L’essere ascoltato, per un anziano, è uno dei modi per sentirsi ancora parte viva e attiva nella società.

Ascoltare, per un giovane, è uno dei modi per imparare a vivere ed essere attivo nella società.

E’ uno scambio di opportunità, è una condivisione di pensieri, è un mescolare epoche e vite che solo apparentemente sono distanti, ma che in realtà sono strettamente in relazione tra loro.

Abbiamo una ricchezza umana immensa proprio alla porta accanto alla nostra, ma come si fa a trarne qualcosa di buono se continuiamo a non guardare oltre il nostro naso?

Grazie sig. Enrico, Ciuff Ciuff anche Lei.
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Contesto: puntata di Italan’s got talent (vabbè, ogni tanto mi lascio corrompere dalla tv) Concorrente un signore di 87 anni: entra con passo ovviamente non proprio atletico, con il vestito grigio, i capelli bianchi e un sorriso di quelli che solo le persone vere e semplici sanno fare. Ci si...
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