Guanti

09 febbraio 2021 ore 18:52 segnala
Fa freddo. Non posso tenere accesi i riscaldamenti di questa cazzo di macchina, ho poca benzina e devo spegnere il motore, nella borsa ho un paio di guanti meglio indossarli. Oggi è il settimo giorno che sono qui appostata in questa via, non credo che mi abbiano notato, no me,l'auto, di panda gialle così ce ne sono almeno 4 milioni in giro...so' tutte gialle, fanculo che fantasia.
Vorrei avere una visuale migliore, riesco a vedere attraverso le finestre solo il soffitto, il lampadario e la carta da parati.
Come vorrei essere James Stewart in la finestra sul cortile di Alfred Hitchcock.
Sono le 18,30, mi sono rimaste 3 sigarette, lo stronzo è entrato alle 18, a me racconta che lavora fino a tardi e invece si infila in quell'appartamento dove ci sta la troia.
Sta passando un motorino smarmittato che fa un rumore bestiale, mi entra nelle orecchie violentandole, mi scuote i nervi se avessi un fucile lo tirerei giù senza pensarci. Sono stressata, questo è sicuro, la mia vita si sta sciogliendo, ho come l'impressione di fermare l'acqua con le mani, ma lei passa, scivola e penetra tra le mie dita e prende il suo originario percorso.
Ancora ripenso a quando mi è venuto il dubbio, oddio dubbio, era tutto spiattellato in quelle righe, in quelle maledette parole che tra sms e email a me ostili e dolorose come un coltello affilato che mi è entrato nelle carni, con la sua lama affilata, senza far rumore, senza far quasi male.
La lama è penetrata ferendomi e mi lascerà una brutta, ma molto brutta, cicatrice per il resto dei miei giorni.
Ho deciso che oggi sarà l'ultimo giorno che starò qui a prendermi il freddo, ho deciso di agire ma non ho un piano.
Accendo una sigaretta, apro un filo il finestrino per non intossicarmi ancora di più, mentre un'auto in senso contrario passa e coi fari illumina il fumo azzurrognolo della mia camel. Sono una folle mi concentro sul fumo che sale all'interno dell'abitacolo verso il tettino che avrà oramai un colore lontanissimo dall'originale.
Respiro per concentrarmi, respiro e fumo e intanto penso a cosa fare, devo agire, devo agire, lo avrò ripetuto nella mia testa almeno mille volte da stamattina. Stamattina al lavoro non ero concentrata, non riuscivo a fare nulla, l'unica cosa che riuscivo a fare era quella di piangere, piangere di nascosto per non farmi vedere dai colleghi a cui dicevo che avevo un'allergia fuori stagione.
Occhi rossi pieni di lacrime, sdegno, rabbia, oh si quella tanta da riempirti tutto il corpo, una rabbia mai provata in vita mia, una rabbia viscerale, si, la parola giusta è odio.
Spengo la sigaretta e guardo l'orologio, sono le 19 o faccio qualcosa o torno a casa a far finta di niente, d'ingoiare l'ennesimo rospo quando lui entrerà in casa senza quasi salutare e io a pensare che ancora ha l'odore di quella troia sulla pelle, forse sarà ancora sporco di sperma e di umori di quella bastarda.
Accendo la penultima sigaretta, tanto non sarà il cancro ai polmoni a far finire la mia vita, è già finita, non cambierebbe di certo l'esito finale.
Accendo la musica, devo concentrarmi, devo decidere se andare o partire, se vado devo citofonare, sto pensando cosa dire per farmi aprire, in aiuto mi viene incontro sulla strada un furgone per le consegne.
Cazzo posso dire che sono un fattorino, che devo consegnare un pacco di amazon, possibile che non compra on line qualcosa?
Apro lo sportello e scendo, butto il mozzicone a terra e lo spengo col tacco, più volte per essere sicura che sia spento come se me ne interessasse qualcosa, ho deciso, affronto la cosa di petto.
Faccio a passo spedito quei 10 metri che mi dividono dal portone, la casa è una costruzione singola non posso sbagliare il citofono anche se conosco bene nome e cognome, ah se lo conosco, lavora con lui quella serpe, un giorno me la presentò pure, stronzo!
Schiaccio il pulsante di continuo senza staccare il dito, il suono arriva sulla strada, bene, lo avranno sicuramente sentito.
Un “ chi è? “ interrompe la schiacciata nervosa e continua sul citofono.
“ Buonasera sono Carla la moglie di Mario che sta male e devo chiudere la consegna dei pacchi”.
“ Quale pacco?” Mi risponde una voce infastidita.
“ Signora non lo so, il pacco è anonimo, c'è il suo nome e cognome come quello scritto qui sul citofono e il numero del collo sul pacco e sulla ricevuta che deve firmarmi”
“ Ok venga su sempre dritta sulla scale, è il primo portone.
Faccio i gradini due a due, la porta è aperta e vedo filtrare la luce sto ad un metro dalla porta e una figura di donna abbozzolata in un accappatoio mi apre ancora di più la porta, ha una penna in mano per firmare la ricevuta, la stronza.
Non so da dove mi è venuta quella forza, con una spallata spalanco il portoncino ed entro, lei caduta seduta grida qualcosa ma subito il lamento gli si strozza in gola, mi ha riconosciuto la zoccola. Ha gli occhi spalancati, si vede bene il terrore, la paura, lo spavento di dover giustificare chi c'è con lei in casa.
“ Non è come credi...”
Mi sale una risata nervosa, neanche è originale, tutto mi sarei aspettato che non questa banalissima frase.
La casa è un open space, con 3 passi sono in un salone con camino e divani, lo stronzo sta stravaccato sul divano appena coperto con un piccolo asciugamani, cerca di alzarsi ma gli dico di stare seduto.
Intanto lei si è rialzata, ha capito tutto, ha capito che li ho scoperti, chiude la porta, forse vuole parlare, spiegarmi.
Mi raggiunge tra il camino e il divano dicendomi “ fattene una ragione, noi ci amiamo.”
Guardo il verme davanti a me che ancora non ha capito, non ha realizzato, vuole dirmi qualcosa, balbetta ma niente gli esce dalla bocca, con uno sforzo esce una vocina esile che mi chiede se sono venuta per riportarlo a casa.
La stronza mi viene addosso dicendomi che adesso è il suo uomo, che se sta con lei significa che non sono stata capace a tenermelo, che non sono una donna ma una fregna moscia.
La vista a quelle parole mi si fa nera la stanza gira di 360 gradi, ma non è la stanza che gira non il mio sguardo ma sono io.
Ho un flash, sul camino c'è un trofeo di quelli scemi che ti danno quando vinci il torneo di calcetto tra scapoli e ammogliati.
Lo afferro a due mani e il basamento si stampa sulla tempia della troia, fa un suono sordo come quando usi il pesta carne per la cotoletta alla milanese.
Resta in piedi alcuni secondi e poi cade in avanti prima in ginocchio e poi a pancia a terra, dalla tempia un rigolo rosso di sangue.
Ho l'adrenalina a mille, guardo il verme che ora è terrorizzato, fa per alzarsi ma gli tiro un calcio su uno stinco e si rimette seduto.
“ Amore portami a casa non so cosa mi è successo, tu lo sai che ti ho sempre amat..”.tock...il trofeo è partito per la seconda volta, in piena testa, proprio al centro della riga in mezzo dei capelli.
Sangue e materia grigia volano sulla spalliera del divano grigio quasi mimetizzandosi.
Ora respiro, respiro a pieni polmoni, comincio a capire della cazzata che ho fatto, di quello che succederà, della mia vita finita in quell'appartamento.
Mi giro e vado per uscire, apro la porta e fuori il silenzio totale, nessun rumore, nessuno.
Salgo in macchina, tremo, dovrei denunciarmi, devo chiamare qualcuno, prendo il cellulare dalla borsa e cerco di accenderlo ma non ci riesco, ho ancora i guanti...ancora i guanti..i guanti.
Sorrido.
Mi accendo l'ultima sigaretta, il tremore sta calando, ogni tirata è profonda, fumo con gusto quasi come si fuma dopo aver fatto l'amore, metto in moto accendo la radio e vado verso casa, dopo pochi chilometri apro il finestrino e getto i guanti, i guanti penso.....

Hasta lluego

Punizione Divina

04 novembre 2012 ore 15:13 segnala
“ Non è possibile, sono partito da Detroit, scalo a New York e causa maltempo niente Roma ma Capodichino?”
“Mandatemi subito qualcuno a prendermi, non fatemi prendere un taxi, la mia faccia è molto riconosciuta.”
“Le manderemo subito un'auto a prenderla dottore.”
Nel frattempo il nostro viaggiatore cercava di non farsi notare, un aiuto in suo soccorso è la barba, che in questo periodo ha deciso di far crescere. Passa mezz'ora in bagno, poi esce e si siede aprendo un giornale che qualcuno aveva abbandonato sulla panchina.
“ Sono 45 minuti che aspetto dove diavolo è questa macchina? “
“ Dottò..emhh come dirglielo.......”
“Dimmelo idiota”
“ Uèèè, piano con le parole, s'è scassata la macchina aziendale, ne sto procurando un'altra con un altro autista, e non dimentichi che oggi è domenica”.
“ Si sbrighi se vuole mantenersi il posto”.
Comprò un cappellino con visiera, 2 caffè e un cappuccino nel suo girovagare nel terminal. Si avvicinò ad una vetrata e vide che diluviava, alzò lo sguardo al tabellone delle partenze e vide una sfilza interminabile di voli cancellati. Prendo un taxi e poi un frecciarossa per Roma, pensò mentre si incamminava verso l'uscita. Sentiva su di sé gli sguardi ostili delle persone che incrociava o forse era solo una sua sensazione. Fuori sotto la pensilina una lunga fila di persone per poter salire su un taxi, si mise in coda alzandosi il bavero dell'impermeabile. Quando toccò il suo turno, davanti a lui si delineò un taxi bianco, una fiat multipla in pessime condizioni di carrozzeria. Salì.
“Stazione centrale e di corsa che perdo il treno”.
“ Buongiorno dottò, la città sta inguaiata, è da ieri sera che diluvia e le strade sono torrenti, per il di corsa alla stazione ci vuole un miracolo di san Gennaro”.
“ Faccia come crede e si sbrighi”.
Maròòò che antipatico e strunz st'omo penso il tassista. Mise in moto e la macchina sembrò avere un colpo di tosse, si mosse e si incanalò nel traffico d'uscita del terminal. Dopo pochi chilometri un traffico impressionante, praticamente fermi.
“ Non c'è strada alternativa per poter uscire da questo ingorgo?”
“ Dottò se c'era la facevano tutti”. Nel frattempo all'interno dell'abitacolo la temperatura aumentava, si aveva la sensazione che anche i fumi di scarico rientrassero all'interno.
“ 'Sto cess de macchina, la temperatura dell'acqua aumenta sempre di più prima o poi scoppia, avessi tra le mani quell'idiota che le vende.....”
“ Abbiamo sempre fatto ottimi modelli e se oggi non vendiamo è solo ed esclusivamente colpa della crisi, non mi ha riconosciuto?”
“ Eccerto dottò che l'ho riconosciuta, avrei 'na gran voglia de' portarlo da mio cognato che lavora per lei a Pomigliano”.
Accadde tutto in un attimo, le fiamme uscirono con violenza dal cofano e investirono subito l'abitacolo, il tassista uscì di corsa, mentre il passeggero tentava inutilmente di aprire gli sportelli posteriori.
“ So' bloccati dottò”, gridò il tassista, “fate delle centrali de merda”.
All'interno oramai era l'inferno, il terrore, il panico, gli sportelli che non si aprivano, le fiamme e il calore insopportabile. Si aggrappò al tetto e il rivestimento in stoffa si strappò mettendo a nudo la carrozzeria, su cui qualcuno con un pennarello rosso aveva scritto:
Marchionn: puozz' passà nu vuaio (fiom pomigliano d'arco)
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“ Non è possibile, sono partito da Detroit, scalo a New York e causa maltempo niente Roma ma Capodichino?” “Mandatemi subito qualcuno a prendermi, non fatemi prendere un taxi, la mia faccia è molto riconosciuta.” “Le manderemo subito un'auto a prenderla dottore.” Nel frattempo il nostro viaggiatore...
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04/11/2012 15:13:29
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Tutto come allora

02 novembre 2012 ore 22:57 segnala



Dopo che lei se ne andò solo qualche sms e un paio di emails. Tutto lì il loro rapporto.
Ora stava ritornando, glielo aveva annunciato con un'email sbrigativa e sgrammaticata scritta il giorno prima col cellulare mentre faceva le valigie. Il frecciarossa arrivò puntuale alla stazione termini, taxi ed ora era lì sotto quella casa che aveva condiviso per 5 anni con lui. La facciata era stata ridipinta e il loro balcone al secondo piano era spoglio di quei gerani che lei amava curare. Citofonò e vide che ancora il suo nome era accanto al suo, e ne fu felice, in fondo glielo aveva detto che l'avrebbe aspettata per sempre, spinse il portone ed entrò nell'androne. Una puzza fortissima veniva dai secchioni dell'immondizia circondati da quattro biciclette buttate alla rinfusa. Salì le scale e vide la porta aperta, lui stava un metro dietro. Aveva perso i capelli, la barba lunga di una settimana, aveva pantaloni in lino sformati, sporchi e logori, dalla canotta ex bianca e a costine, da dove uscivano una manciata di peli grigi, però era ancora lui. Posai le valige e lo abbracciai, un puzzo satanico di zolfo, settimane di sudore senza doccia. Feci una panoramica a 360° della mia vecchia casa e mi incamminai verso quella che era stata la nostra camera da letto, misi la mano sulla maniglia e provai ad aprire, era chiusa a chiave. Mi si avvicino e da un laccio legato al collo tiro fuori la chiave, un giro e la porta di aprì. Tutto esattamente come allora, le tende spiegazzate, ma erano le stesse, una busta di patatine, ma erano le nostre di 5 anni prima, una schiera di blatte giravano indisturbate. Vecchie macchie di sperma e umori sulla coperta, un paio di mutandine sul porta-lume sul comodino........
:- Ma amore hai lasciato tutto come prima? Tutto questo nel mio ricordo? Non hai toccato niente da allora.........
E lui:- niente romanticismi, è solo pigrizia...........

hasta luego
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« immagine » Dopo che lei se ne andò solo qualche sms e un paio di emails. Tutto lì il loro rapporto. Ora stava ritornando, glielo aveva annunciato con un'email sbrigativa e sgrammaticata scritta il giorno prima col cellulare mentre faceva le valigie. Il frecciarossa arrivò puntuale alla stazion...
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La voglia di parlare....

30 agosto 2010 ore 00:04 segnala


















Lo vidi muoversi sotto la fioca luce notturna, veloce, si guardò intorno e si fermò a 2 passi da me.

Ciao, vuoi qualcosa da mangiare” gli chiesi mentre masticavo lentamente un tramezzino pollo e maionese.

Grazie, volentieri” rispose in maniera stentata e spaventata,”ma mi bastano anche le briciole”.

Se vuoi ho un cartone di vino, una schifezza, ma per mandar giù il pollo va bene”.

No grazie sono astemio”.

Ripresi a masticare il mio tramezzino allungandomi sulla branda, spinsi colla punta del piede sul tacco della scarpa e quella venne giù. Feci così anche con l'altra.

Al rumore sordo e secco si mosse e per un attimo uscì dal mio campo visivo.

tranquillo, mi sono solo levato le scarpe, cos'è hai nervi a fior di pelle?”

No è che col buio i rumori sembrano sempre più forti che non di giorno, anche se di giorno preferisco dormire, mi da fastidio la luce del sole”.

Cavolo, e chi sei un vampiro”.

Non feci in tempo a finire il discorso che subito la luce rossa lampeggiante e la sirena iniziarono a suonare.

Ispezione”.

Si accese la luce bianca, e lo vidi sparire in una fessura del pavimento......



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Lo vidi muoversi sotto la fioca luce notturna, veloce, si guardò intorno e si fermò a 2 passi da me. “ Ciao, vuoi qualcosa da mangiare” gli chiesi mentre masticavo lentamente un tramezzino pollo e maionese. “ Grazie, volentieri” rispose in maniera stentata e spaventata,”ma mi bastano...
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senza titolo

21 maggio 2010 ore 13:06 segnala

Una sera su facebook:

Giancarlo: “che dici se gli rompiamo la faccia?”

Io: “naaaaa meglio andare sotto casa e pagargli un caffè.”

Giancarlo: “se, pure il caffè a quell'infame?”

Io: “il caffè come scusa, ce lo prendiamo sotto braccio, lo portiamo al bar e poi gli diciamo che questa volta siamo venuti in pace, la prossima ci incazziamo.”

Giancarlo: “oh hai visto l'ora?”

Io: “s'è fatto tardi meglio andare a letto, anche se domani non si lavora.”

Giancarlo: “che fai lo spiritoso non si lavora domani e neanche i prossimi mesi.”

Io: “notte Giancà.”

Giancarlo: ” 'notte.”

Dopo un po' di giorni decidemmo di vederci al bar vicino l'azienda e di pianificare il primo incontro. Tra un caffè e uno sculettamento della barista decidemmo di farlo per il giorno dopo. Appuntamento alle otto del mattino sotto casa del signorino. Avevamo deciso per le otto sperando che quell'infame avesse un appuntamento di lavoro visto che era entrato nell'azienda con la spocchia del grande manager, aveva fatto master su master e sopratutto aveva studiato per diventare più cattivo di suo padre. Chiaramente non stando in azienda non potevamo sapere ne intercettare i suoi movimenti, poteva non essere in Italia, poteva stare in qualsiasi posto nel mondo. Erano anni che vagava per i quattro angoli della terra alla ricerca di qualche contratto, a divertirsi sicuramente si è divertivo ma di lavoro niente. Dopo una sigaretta fumata nervosamente nell'attesa e dopo un'altra e un'altra ancora decidemmo di muoverci.

Giancà, gli citofono che dici?”

Si ma se ti risponde?”

se risponde io sto zitto ma almeno sappiamo che è in casa”.

Mi avvicinai ai citofoni e appoggiandomi al portone per stare fuori dalla portata del video il portone si aprì.

Giancà è aperto, che si fa? Gli facciamo una sorpresa sulla porta di casa?”

Eccome no, voglio proprio vedere che faccia farà”.

Piano e in silenzio entrammo nell'androne, ma subito ci assalì il dubbio: scale o ascensore?

Io presi le scale e Giancarlo l'ascensore per trovarci due minuti dopo all'ultimo piano di quel palazzetto del centro storico di Poseidone. Quando arrivai ansimante Giancarlo era appoggiato al muro, direi appiccicato come un jeko, berretto e occhiali da sole scuri, insomma la controfigura di un perfetto ladro di appartamenti. Sul momento non sapevamo che fare.

Che dici suoniamo?” feci io.

Si così ci apre e il caffè ce lo fa con la moka” cazzeggiò Giancarlo.

Aspetta sento se ci sono voci o rumori all'interno. Mi avvicinai in silenzio e tesi l'orecchio alla porta e nel frattempo una folata di vento che entrò dalla finestra delle scale fece aprire di qualche centimetro il portone.

Giancà è aperto” feci io in un sussurro da cerimonia religiosa.

Ci guardammo in faccia e il cuore batteva a mille, quando eravamo arrivati eravamo incazzati come iene , ma adesso un po' di paura ci assaliva.

Che facciamo entriamo”

Entriamo”.

Conoscevamo l'appartamento avendoci lavorato dentro per arredarlo e quindi sapevamo bene da che parte andare.

Il portone si aprì silenziosamente e dentro non c'era nessun rumore eccezion fatto un leggero rumore di acqua che sembrò arrivare dal piano di sopra.

Credo che stia sopra ad annaffiare i fiori col tubo dell'acqua” feci io.

Sempre in religioso sussurro Giancarlo disse: “ Ma che facciamo lo spaventiamo? Gli facciamo BUUUHHH come ai bambini?”

Entrammo ancora nell'appartamento, eravamo nel salone da dove si vedeva la scala e il portone per andare al solarium, ma era chiusa e tutto buio. Il rumore dell'acqua continuava. Era in bagno e stava facendo la doccia. Meglio pensai, vedrai che sorpresa, lo sorprendiamo nudo e per lui sarà ancora peggio, la sorpresa sarà totale, si sentirà in trappola.

Giancarlo appoggiò la mano sulla maniglia e si sentiva chiaramente un tum tum tum, aveva il cuore che pompava come un cavallo alla fine del trofeo di Agnano. Mi guardò come dire: la galera per esserci introdotti in casa altrui non ce la leva nessuno!

Aprì lo stesso.

Dentro al bagno una nuvola di vapore non faceva vedere niente, lo scroscio dell'acqua a manetta aveva riempito il locale fino ad non vedere ad un palmo dal naso.

Ma aprendo la porta il vapore cominciò ad uscire e l'aria si stava facendo più limpida, guardammo verso il box della doccia ma non c'era nessuna figura dentro. Giancarlo fece un passo, salì il primo gradino del bagno e sparì dalla mia vista, scivolò in un secondo e andò a cozzare contro il mobile del bagno, atterrando però sul morbido.

Cazzo Maurì qui per terra c'è qualcuno” urlò Giancarlo dal terrore.

Scappammo di due metri e ci fermammo nel corridoio ansimando e con il terrore negli occhi. La porta rimasta aperta fece uscire tutto il vapore e non so con quale coraggio ci avvicinammo allo stipite del bagno. Per terra c'era il signorino che sorrideva, aveva un ghigno, un fermo immagine della sua faccia come a dire: vi ho visto, vi ho riconosciuto. Solo che era immobile e un rigolo di sangue gli scendeva dalla tempio fino al collo per poi scomparire dietro la nuca formando una piccola pozza.

Ma..ma... è morto Giancà!!”

Cazzo e adesso? Fece Giancarlo afferrando una statuina di capodimonte.

Che facciamo e cosa vuoi fare con quella cosa in mano?”

Ssshhhh!! Può darsi che ci sia qualcuno che gli ha spaccato la testa”. Disse Giancarlo. E mentre lo diceva brandendo la statua quella si ruppe in mille pezzi.

Secondo me è meglio che usciamo da qui e più velocemente possibile altrimenti tra impronte e statue rotte ci accusano di omicidio”. Dissi io.

Maurì ma secondo te s'è ammazzato da solo, è scivolato, ha sbattuto la testa e lì è rimasto?”

Penso proprio di si Giancà o ha fatto tutto da solo o siamo stati noi.”

Dai non scherzare, che si fa? Usciamo col rischio che qualcuno ci veda, che ci vuole poi a risalire a noi? Pensi che qualcuno non ci abbia visto?”

questi sono i momenti che se sei nato bastardo li metti in atto.

Giancà lo hai visto quel film....”

ti pare questo il momento di parlare di cinema? Io me la sto facendo sotto, già mi vedo dietro le sbarre con la consapevolezza di essere pure innocente”. Fece Giancarlo con un filo di voce rotto dalla paura e dal terrore.

No dai dicevo di quel film dove due ragazzi vanno a trovare ...non ricordo se un attore o regista in una lussuosa villa in California, lo trovano morto e fanno tutto per farlo sembrare vivo, lo portano a spasso addirittura in auto”.

Boh, che ne so, non ricordo” fece Giancarlo.

Ci guardammo in faccia non sapendo che fare e che dire. Poi l'emulazione del film prese il sopravvento.

Facciamo così Giancà, rimettiamo tutto a posto, puliamo tutto e aspettiamo l'ora di pranzo, usciamo, andiamo al porto e lo mettiamo sulla sua barca a vela, quella grande che hanno costruito i colleghi di Manfredonia. All'ora di pranzo al porto non c'è nessuno lo mettiamo sulla barca e partiamo”.

Nel frattempo che cercavamo di sistemare le cose lo sguardo di Giancarlo andò a finire su una borsa di pelle simile ad un porta notebook. Si abbassò a prenderla e l'aprì.

Tacci sua, guarda Maurì, guarda quanti soldi, è piena di mazzette da cinquecento euro. 'Sto stronzo e diceva che non aveva i soldi per i nostri stipendi”. E nel dire questo si girò e gli diede un calcio nello stomaco.

Okkei allora facciamo così lo rivestiamo, ci prendiamo i soldi, la barca, e ce ne andiamo da qualche parte, che ne dici Giancà?”

Così facemmo. La vestizione del cadavere fu una faticaccia ma anche una soddisfazione. Ci divertimmo a mettergli due calzini corti spagliati, uno giallo e uno rosso, che volete la fede calcistica, un perizoma leopardato di qualche sgualdrina che si era portato in casa, un paio di pantaloni in tela color verde smeraldo e la solita camicia azzurrina da manager...tiè!!

Lo prendemmo sotto braccio e percorremmo quei pochi metri da casa al molo tutto di un fiato, quasi in apnea. Nessuno incontrammo e nessuno ci vide a parte qualche pescatore ma da una cinquantina di metri, e per la loro vista potevamo essere tre ubriachi che stavano per prendere la barca.

Lo mettemmo seduto a poppa, sciogliemmo gli ormeggi e col piccolo motore uscimmo dal porto. Ora il problema era aprire le vele e far camminare quella barca. Fortuna volle che Giancarlo qualcosa ne sapeva, certo non era uno skipper, ma la barca si mosse anche senza il motore.

Giancà, che dici se lo facciamo colpire dall'albero della vela? Così sembrerà un incidente, non ci ha visto nessuno, siamo usciti in barca alticci, quasi ubriachi, il vento ha mosso la vela e lo ha colpito in testa. Fine della storia”.

Giancarlo stette un po in silenzio e poi fece,

E tutti 'sti soldi a chi li diamo al padre? Alla sorella? A me mi rode tanto il culo che questo aveva milioni in casa e non ci pagava, no io indietro non torno”.

Lo vidi armeggiare dentro uno sportello di poppa e quando ne venne fuori aveva in mano diverse, forse una decina di zavorre per sub, di quelle fatte di piombo.

Capii subito le sue intenzioni e quando il sole stava per calare gliele legammo tutte quante sul corpo, una piccola spintarella e il signorino andò a far mangime per i pesci. Sottocoperta trovammo cibo, acqua e una scatola di sigari. Seduti a guardare

le vele che si gonfiavano e le stelle che pian piano si accendevano ci accendemmo due sigari.

Allora capitano” feci io “qual'è la prossima rotta?”

Qualsiasi posto dove potremmo spendere i quindici milioni di euro che questo bastardo stava per nascondere”.




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Una sera su facebook: Giancarlo: “che dici se gli rompiamo la faccia?” Io: “naaaaa meglio andare sotto casa e pagargli un caffè.” Giancarlo: “se, pure il caffè a quell'infame?” Io: “il caffè come scusa, ce lo prendiamo sotto braccio, lo portiamo al bar e poi gli diciamo che questa...
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Rancore

06 dicembre 2009 ore 00:33 segnala
Camminava a testa bassa, immerso in chissà quale dei suoi pensieri che forse gli davano fastidio come un sassolino dentro agli anfibi che portava, o meglio che strusciava sull'asfalto. Maggiorenne o quasi, una ventina di chili di troppo, brufoli e l'ipod a palla nelle orecchie. Marciava come in un libro di King verso una metà che sicuramente gli stava sulle palle, la sua casa, i suoi genitori, o qualsiasi cosa che gli avrebbe provocato scazzi per tutto quel sabato pomeriggio. È il classico tipo che quando suona la campanella dell'uscita svogliatamente raccoglie le sue cose, prende lo zaino alla moviola e lentamente esce dalla classe senza salutare il professore di turno. Gli altri, i suoi “amici” sono già fuori che ridono, scherzano o programmano il sabato pomeriggio. Lui no, lui è diverso, introverso e timido, capace di fissarsi a guardare la vernice che lentamente si scrosta, che inesorabilmente lascia il ferro del cancello e si deposita per terra come una nevicata di colore sbiadito e arrugginito. È colpa sua se queste cazzo di cose lo distraggono? Ha un po' di amici, ma virtuali, naviga ore e ore nella sua camera fino a quando puntualmente sua madre gli rompe le palle dicendogli di studiare o che è pronta la cena. Ragazze tante, nel web, ha calli alle mani come un carpentiere, è capace di spararsi pippe per ore, abbassando la luce nella sua camera e mettendo musica dei metallica ad un volume che i vicini definiscono oscena. Quello di oggi è un sabato strano, nato maledettamente strano. La sveglia che ha fallito e suo padre che il sabato non lavora l'ha svegliato strappandolo dalle lenzuola a suon di bestemmie, gli ha urlato di alzarsi e rinfacciato, tornandosene a letto, di non fare un cazzo da quando è nato. Niente colazione è tardi e non può permettersi di arrivare ancora una volta tardi. L'interrogazione è stata uno schifo, gli mancava una tutina nera su sfondo nero e sarebbe stato un perfetto mimo. Tornado a casa lungo la strada provinciale da fare a piedi e senza marciapiede alcuni imbecilli su uno scooter gli hanno tirato uno schiaffo facendogli volare nel fosso fangoso il berretto dei New York yankee. Arrivato a casa l'ascensore era rotto e a piedi si stava facendo i cinque piani quando al terzo ha incontrato la portiera che stava lavando il pavimento. Ennesimo cazziatone, ennesimo rimprovero sul fatto di non rispettare il lavoro altrui. Apre la porta e in casa non c'è nessuno, intanto tra uno straccio e un secchio la portiera continuava a sbraitare. Apre il cassetto del comodino del padre, tira fuori la vecchia p38 tenuta benissimo dal genitore. Si fa respirando a pieni polmoni il corridoio, alza il volume al massimo dell'ipod e senza prendere la mira scarica il caricatore addosso alla portiera. Sangue e materia grigia rovinarono il lavoro certosino che aveva fatto la custode dello stabile, sedendosi sui gradini prese il cellulare e chiamò Mirko.

Mirketto, viè a vedè che cambogia che t'ho fatto...anzi prima chiama la polizia”



Hasta luego

11292295
Camminava a testa bassa, immerso in chissà quale dei suoi pensieri che forse gli davano fastidio come un sassolino dentro agli anfibi che portava, o meglio che strusciava sull'asfalto. Maggiorenne o quasi, una ventina di chili di troppo, brufoli e l'ipod a palla nelle orecchie....
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Vita da cani

15 novembre 2009 ore 22:00 segnala
Negli Stati Uniti, Messico e Portogallo stanno addestrando e quindi useranno i cani nella lotta contro il commercio illegale dei dvd. A milioni ogni anno varcano i confini degli stati, nascosti nei bagagliai delle auto o nelle valigie, andando ad incrementare il vasto mondo di vendita clandestina. Gli animali addestrati fiutano il policarbonato con cui sono fatti i supporti, poi degli esperti valutano se sono falsi oppure no. Fin qui tutto bene se non fosse che se il cane trova un film di Federico Moccia va in overdose e ti vomita su i tuoi bagagli.

 

Hasta luego

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Negli Stati Uniti, Messico e Portogallo stanno addestrando e quindi useranno i cani nella lotta contro il commercio illegale dei dvd. A milioni ogni anno varcano i confini degli stati, nascosti nei bagagliai delle auto o nelle valigie, andando ad incrementare il vasto mondo di vendita clandestina....
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15/11/2009 22:00:59
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Preghierina della sera

21 settembre 2009 ore 21:42 segnala

È un po' di tempo che la sera mi dedico alle preghiere, no cosa avete capito, prego per far si che qualcosa accada. Nel silenzio della notte, quando anche l'ultimo provvisorio è passato con la moto scoppiettante a 200 all'ora, quando mi giro e rigiro nel letto, prego che qualcosa succeda. Da non credente, in questo momento forse un po' meno, chiedo a qualcuno lassù, sia Dio, Allah, Budda, Manitoù, e chi più ne ha più ne metta, che faccia qualcosa per noi. Ho pregato tempo fa Signore di fulminare quel nababbo canterino, dal colore indefinito, rovinato dalla chirurgia plastica, e con morbose attrazioni minorenni. E tu o Signore che hai fatto? Lo hai ucciso, lo hai fulminato, ma io, e sono stato chiaro a chi mi riferivo, non pensavo minimamente a Micheal Jackson. Inutile dire che mi hai deluso o Signore. E quando poi, pochi giorni fa, una sera, addirittura inginocchiato come i bravi bambini ai piedi del letto, con le mani congiunte, Ti ho pregato di levarci di mezzo quel bassetto coi capelli finti e tinti che ha inventato la televisione commerciale, che parla un inglese maccheronico,Tu che hai fatto? Hai fulminato niente meno che Mike Bongiorno. No dai, non ci siamo, a questo punto non so più chi dei due deve cambiare pusher. Sai che ti dico o Signore? Non prego più, per fartela facile facile ti allego la sua foto, e se non ci riesci neanche stavolta, mi vedrò costretto a rivolgermi ai riti woodoo......


in fede


hasta luego

 

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È un po' di tempo che la sera mi dedico alle preghiere, no cosa avete capito, prego per far si che qualcosa accada. Nel silenzio della notte, quando anche l'ultimo provvisorio è passato con la moto scoppiettante a 200 all'ora, quando mi giro e rigiro nel letto, prego che qualcosa succeda. Da non...
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Ma allora non avete capito niente!!!

09 settembre 2009 ore 22:33 segnala

Queste 4 righe nascono in risposta a chi...maledetti a voi..(però Vi voglio bene), ha cercato, sperato che il perizoma del post "riposo" fosse il mio....ma dai!!! mi ci vedete con quel coso tra le chiappe? Troppo scomodo, starei lì a grattarmi il culo in continuazione:-)))  Nella foto si vede da dove viene quel ridotto indumento.....

ps. sono 20 anni che mi dorme vicino così

 

Hasta luego

il solito predicar bene e......

27 agosto 2009 ore 09:31 segnala

 

 

La notizia è di qualche tempo fa, tra la fine di luglio e gli inizi di agosto, proprio nel periodo in cui si era accesa la polemica sulla pillola abortiva ru 486. Quando da ogni quadrante o latitudine la chiesa, tutta, si scagliava contro la pillola di Satana. Il giornale tedesco der spiegel raccontava di una banca cattolica tedesca la Pax Bank, quello che leggerete di seguito è l'introduzione, la presentazione della famosa banca con sede a Roma sul suo sito web........A Roma, come già in Germania e in alcune diocesi all’estero, desideriamo avvicinarci alla Clientela, comprenderne le esigenze in modo tale da poter proporre soluzioni su misura per ogni tipo di aspetto finanziario e fornire una approfondita consulenza. Poiché siamo una banca cattolica, abbiamo ritenuto ovvio aprire la nostra prima Rappresentanza estera a Roma, una città che occupa un posto speciale nella storia della Chiesa cattolica, in cui si avverte in modo particolare lo spirito che da oltre 2000 anni anima la Chiesa. A Roma ci sentiamo di casa: il cuore della Chiesa cattolica è il luogo in cui desideriamo offrire i nostri servizi. La nostra banca fu fondata in Germania per le istituzioni e i collaboratori della Chiesa cattolica. Nel corso dei decenni il legame tra la banca e la sua Clientela è divenuto sempre più saldo, come dimostrano i rapporti di lunga data, basati sulla piena fiducia reciproca. La Pax-Bank vanta una lunga e ricca tradizione. Grazie alle profonde conoscenze specifiche nel settore dei servizi finanziari per la Chiesa, la banca è in grado di elaborare soluzioni moderne e di mettere a disposizione le proprie capacità, oggi anche attraverso l’ufficio di Roma. Pur essendo saldamente legati alle tradizioni, recepiamo le innovazioni dell’era della globalizzazione e, pertanto, guardiamo in avanti in un’ottica di apertura propria dei nostri giorni. La Pax-Bank è sempre stata innovativa: per questo la sua filosofia imprenditoriale ha un futuro. Saremo lieti di fare la Vostra conoscenza e occuparci degli incarichi che vorrete affidarci. Vi aspettiamo per darVi il benvenuto tra la nostra Clientela.

Fino a qui niente di anormale, una comunissima banca che va a caccia di pecorelle smarrite con un buon portafoglio, e allora dov'è la notizia? La notizia è a dir poco sconcertante, poiché la Pax Bank ha reso noto alcuni suoi investimenti, dopo la pubblicazione di un articolo sul quotidiano tedesco: la somma di euro 580,000,00 nella compagnia inglese BAE System che produce armi; la somma di euro 870,000.00 in compagnie americane di tabacco, e dulcis in fundo, 160,000,00 nella Wyeth che produce pillole anticoncezionali. La banca si è scusata per aver “tradito” l'etica con cui è nata, ma per il momento la sua azione è rimasta alle scuse. Il solito predicar bene e razzolare male, specialmente dopo le dichiarazioni del pontefice sulla contraccezione e il valore della vita umana, contraccezione che per il sommo pontefice consiste nell'astenersi dal fare sesso. Chiaramente nessuna notizia sui media Italiani, hai visto mai di dover dare un dispiacere al pastore tedesco in quei giorni dolorante per un polso rotto!!

 

Hasta luego         

Lo trovi pure su:         http://www.movimentoparaculo.org/2009/08/pax-bank.html