Guanti

09 febbraio 2021 ore 18:52 segnala
Fa freddo. Non posso tenere accesi i riscaldamenti di questa cazzo di macchina, ho poca benzina e devo spegnere il motore, nella borsa ho un paio di guanti meglio indossarli. Oggi è il settimo giorno che sono qui appostata in questa via, non credo che mi abbiano notato, no me,l'auto, di panda gialle così ce ne sono almeno 4 milioni in giro...so' tutte gialle, fanculo che fantasia.
Vorrei avere una visuale migliore, riesco a vedere attraverso le finestre solo il soffitto, il lampadario e la carta da parati.
Come vorrei essere James Stewart in la finestra sul cortile di Alfred Hitchcock.
Sono le 18,30, mi sono rimaste 3 sigarette, lo stronzo è entrato alle 18, a me racconta che lavora fino a tardi e invece si infila in quell'appartamento dove ci sta la troia.
Sta passando un motorino smarmittato che fa un rumore bestiale, mi entra nelle orecchie violentandole, mi scuote i nervi se avessi un fucile lo tirerei giù senza pensarci. Sono stressata, questo è sicuro, la mia vita si sta sciogliendo, ho come l'impressione di fermare l'acqua con le mani, ma lei passa, scivola e penetra tra le mie dita e prende il suo originario percorso.
Ancora ripenso a quando mi è venuto il dubbio, oddio dubbio, era tutto spiattellato in quelle righe, in quelle maledette parole che tra sms e email a me ostili e dolorose come un coltello affilato che mi è entrato nelle carni, con la sua lama affilata, senza far rumore, senza far quasi male.
La lama è penetrata ferendomi e mi lascerà una brutta, ma molto brutta, cicatrice per il resto dei miei giorni.
Ho deciso che oggi sarà l'ultimo giorno che starò qui a prendermi il freddo, ho deciso di agire ma non ho un piano.
Accendo una sigaretta, apro un filo il finestrino per non intossicarmi ancora di più, mentre un'auto in senso contrario passa e coi fari illumina il fumo azzurrognolo della mia camel. Sono una folle mi concentro sul fumo che sale all'interno dell'abitacolo verso il tettino che avrà oramai un colore lontanissimo dall'originale.
Respiro per concentrarmi, respiro e fumo e intanto penso a cosa fare, devo agire, devo agire, lo avrò ripetuto nella mia testa almeno mille volte da stamattina. Stamattina al lavoro non ero concentrata, non riuscivo a fare nulla, l'unica cosa che riuscivo a fare era quella di piangere, piangere di nascosto per non farmi vedere dai colleghi a cui dicevo che avevo un'allergia fuori stagione.
Occhi rossi pieni di lacrime, sdegno, rabbia, oh si quella tanta da riempirti tutto il corpo, una rabbia mai provata in vita mia, una rabbia viscerale, si, la parola giusta è odio.
Spengo la sigaretta e guardo l'orologio, sono le 19 o faccio qualcosa o torno a casa a far finta di niente, d'ingoiare l'ennesimo rospo quando lui entrerà in casa senza quasi salutare e io a pensare che ancora ha l'odore di quella troia sulla pelle, forse sarà ancora sporco di sperma e di umori di quella bastarda.
Accendo la penultima sigaretta, tanto non sarà il cancro ai polmoni a far finire la mia vita, è già finita, non cambierebbe di certo l'esito finale.
Accendo la musica, devo concentrarmi, devo decidere se andare o partire, se vado devo citofonare, sto pensando cosa dire per farmi aprire, in aiuto mi viene incontro sulla strada un furgone per le consegne.
Cazzo posso dire che sono un fattorino, che devo consegnare un pacco di amazon, possibile che non compra on line qualcosa?
Apro lo sportello e scendo, butto il mozzicone a terra e lo spengo col tacco, più volte per essere sicura che sia spento come se me ne interessasse qualcosa, ho deciso, affronto la cosa di petto.
Faccio a passo spedito quei 10 metri che mi dividono dal portone, la casa è una costruzione singola non posso sbagliare il citofono anche se conosco bene nome e cognome, ah se lo conosco, lavora con lui quella serpe, un giorno me la presentò pure, stronzo!
Schiaccio il pulsante di continuo senza staccare il dito, il suono arriva sulla strada, bene, lo avranno sicuramente sentito.
Un “ chi è? “ interrompe la schiacciata nervosa e continua sul citofono.
“ Buonasera sono Carla la moglie di Mario che sta male e devo chiudere la consegna dei pacchi”.
“ Quale pacco?” Mi risponde una voce infastidita.
“ Signora non lo so, il pacco è anonimo, c'è il suo nome e cognome come quello scritto qui sul citofono e il numero del collo sul pacco e sulla ricevuta che deve firmarmi”
“ Ok venga su sempre dritta sulla scale, è il primo portone.
Faccio i gradini due a due, la porta è aperta e vedo filtrare la luce sto ad un metro dalla porta e una figura di donna abbozzolata in un accappatoio mi apre ancora di più la porta, ha una penna in mano per firmare la ricevuta, la stronza.
Non so da dove mi è venuta quella forza, con una spallata spalanco il portoncino ed entro, lei caduta seduta grida qualcosa ma subito il lamento gli si strozza in gola, mi ha riconosciuto la zoccola. Ha gli occhi spalancati, si vede bene il terrore, la paura, lo spavento di dover giustificare chi c'è con lei in casa.
“ Non è come credi...”
Mi sale una risata nervosa, neanche è originale, tutto mi sarei aspettato che non questa banalissima frase.
La casa è un open space, con 3 passi sono in un salone con camino e divani, lo stronzo sta stravaccato sul divano appena coperto con un piccolo asciugamani, cerca di alzarsi ma gli dico di stare seduto.
Intanto lei si è rialzata, ha capito tutto, ha capito che li ho scoperti, chiude la porta, forse vuole parlare, spiegarmi.
Mi raggiunge tra il camino e il divano dicendomi “ fattene una ragione, noi ci amiamo.”
Guardo il verme davanti a me che ancora non ha capito, non ha realizzato, vuole dirmi qualcosa, balbetta ma niente gli esce dalla bocca, con uno sforzo esce una vocina esile che mi chiede se sono venuta per riportarlo a casa.
La stronza mi viene addosso dicendomi che adesso è il suo uomo, che se sta con lei significa che non sono stata capace a tenermelo, che non sono una donna ma una fregna moscia.
La vista a quelle parole mi si fa nera la stanza gira di 360 gradi, ma non è la stanza che gira non il mio sguardo ma sono io.
Ho un flash, sul camino c'è un trofeo di quelli scemi che ti danno quando vinci il torneo di calcetto tra scapoli e ammogliati.
Lo afferro a due mani e il basamento si stampa sulla tempia della troia, fa un suono sordo come quando usi il pesta carne per la cotoletta alla milanese.
Resta in piedi alcuni secondi e poi cade in avanti prima in ginocchio e poi a pancia a terra, dalla tempia un rigolo rosso di sangue.
Ho l'adrenalina a mille, guardo il verme che ora è terrorizzato, fa per alzarsi ma gli tiro un calcio su uno stinco e si rimette seduto.
“ Amore portami a casa non so cosa mi è successo, tu lo sai che ti ho sempre amat..”.tock...il trofeo è partito per la seconda volta, in piena testa, proprio al centro della riga in mezzo dei capelli.
Sangue e materia grigia volano sulla spalliera del divano grigio quasi mimetizzandosi.
Ora respiro, respiro a pieni polmoni, comincio a capire della cazzata che ho fatto, di quello che succederà, della mia vita finita in quell'appartamento.
Mi giro e vado per uscire, apro la porta e fuori il silenzio totale, nessun rumore, nessuno.
Salgo in macchina, tremo, dovrei denunciarmi, devo chiamare qualcuno, prendo il cellulare dalla borsa e cerco di accenderlo ma non ci riesco, ho ancora i guanti...ancora i guanti..i guanti.
Sorrido.
Mi accendo l'ultima sigaretta, il tremore sta calando, ogni tirata è profonda, fumo con gusto quasi come si fuma dopo aver fatto l'amore, metto in moto accendo la radio e vado verso casa, dopo pochi chilometri apro il finestrino e getto i guanti, i guanti penso.....

Hasta lluego
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Fa freddo. Non posso tenere accesi i riscaldamenti di questa cazzo di macchina, ho poca benzina e devo spegnere il motore, nella borsa ho un paio di guanti meglio indossarli. Oggi è il settimo giorno che sono qui appostata in questa via, non credo che mi abbiano notato, no me,l'auto, di panda...
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