senza titolo

21 maggio 2010 ore 13:06 segnala

Una sera su facebook:

Giancarlo: “che dici se gli rompiamo la faccia?”

Io: “naaaaa meglio andare sotto casa e pagargli un caffè.”

Giancarlo: “se, pure il caffè a quell'infame?”

Io: “il caffè come scusa, ce lo prendiamo sotto braccio, lo portiamo al bar e poi gli diciamo che questa volta siamo venuti in pace, la prossima ci incazziamo.”

Giancarlo: “oh hai visto l'ora?”

Io: “s'è fatto tardi meglio andare a letto, anche se domani non si lavora.”

Giancarlo: “che fai lo spiritoso non si lavora domani e neanche i prossimi mesi.”

Io: “notte Giancà.”

Giancarlo: ” 'notte.”

Dopo un po' di giorni decidemmo di vederci al bar vicino l'azienda e di pianificare il primo incontro. Tra un caffè e uno sculettamento della barista decidemmo di farlo per il giorno dopo. Appuntamento alle otto del mattino sotto casa del signorino. Avevamo deciso per le otto sperando che quell'infame avesse un appuntamento di lavoro visto che era entrato nell'azienda con la spocchia del grande manager, aveva fatto master su master e sopratutto aveva studiato per diventare più cattivo di suo padre. Chiaramente non stando in azienda non potevamo sapere ne intercettare i suoi movimenti, poteva non essere in Italia, poteva stare in qualsiasi posto nel mondo. Erano anni che vagava per i quattro angoli della terra alla ricerca di qualche contratto, a divertirsi sicuramente si è divertivo ma di lavoro niente. Dopo una sigaretta fumata nervosamente nell'attesa e dopo un'altra e un'altra ancora decidemmo di muoverci.

Giancà, gli citofono che dici?”

Si ma se ti risponde?”

se risponde io sto zitto ma almeno sappiamo che è in casa”.

Mi avvicinai ai citofoni e appoggiandomi al portone per stare fuori dalla portata del video il portone si aprì.

Giancà è aperto, che si fa? Gli facciamo una sorpresa sulla porta di casa?”

Eccome no, voglio proprio vedere che faccia farà”.

Piano e in silenzio entrammo nell'androne, ma subito ci assalì il dubbio: scale o ascensore?

Io presi le scale e Giancarlo l'ascensore per trovarci due minuti dopo all'ultimo piano di quel palazzetto del centro storico di Poseidone. Quando arrivai ansimante Giancarlo era appoggiato al muro, direi appiccicato come un jeko, berretto e occhiali da sole scuri, insomma la controfigura di un perfetto ladro di appartamenti. Sul momento non sapevamo che fare.

Che dici suoniamo?” feci io.

Si così ci apre e il caffè ce lo fa con la moka” cazzeggiò Giancarlo.

Aspetta sento se ci sono voci o rumori all'interno. Mi avvicinai in silenzio e tesi l'orecchio alla porta e nel frattempo una folata di vento che entrò dalla finestra delle scale fece aprire di qualche centimetro il portone.

Giancà è aperto” feci io in un sussurro da cerimonia religiosa.

Ci guardammo in faccia e il cuore batteva a mille, quando eravamo arrivati eravamo incazzati come iene , ma adesso un po' di paura ci assaliva.

Che facciamo entriamo”

Entriamo”.

Conoscevamo l'appartamento avendoci lavorato dentro per arredarlo e quindi sapevamo bene da che parte andare.

Il portone si aprì silenziosamente e dentro non c'era nessun rumore eccezion fatto un leggero rumore di acqua che sembrò arrivare dal piano di sopra.

Credo che stia sopra ad annaffiare i fiori col tubo dell'acqua” feci io.

Sempre in religioso sussurro Giancarlo disse: “ Ma che facciamo lo spaventiamo? Gli facciamo BUUUHHH come ai bambini?”

Entrammo ancora nell'appartamento, eravamo nel salone da dove si vedeva la scala e il portone per andare al solarium, ma era chiusa e tutto buio. Il rumore dell'acqua continuava. Era in bagno e stava facendo la doccia. Meglio pensai, vedrai che sorpresa, lo sorprendiamo nudo e per lui sarà ancora peggio, la sorpresa sarà totale, si sentirà in trappola.

Giancarlo appoggiò la mano sulla maniglia e si sentiva chiaramente un tum tum tum, aveva il cuore che pompava come un cavallo alla fine del trofeo di Agnano. Mi guardò come dire: la galera per esserci introdotti in casa altrui non ce la leva nessuno!

Aprì lo stesso.

Dentro al bagno una nuvola di vapore non faceva vedere niente, lo scroscio dell'acqua a manetta aveva riempito il locale fino ad non vedere ad un palmo dal naso.

Ma aprendo la porta il vapore cominciò ad uscire e l'aria si stava facendo più limpida, guardammo verso il box della doccia ma non c'era nessuna figura dentro. Giancarlo fece un passo, salì il primo gradino del bagno e sparì dalla mia vista, scivolò in un secondo e andò a cozzare contro il mobile del bagno, atterrando però sul morbido.

Cazzo Maurì qui per terra c'è qualcuno” urlò Giancarlo dal terrore.

Scappammo di due metri e ci fermammo nel corridoio ansimando e con il terrore negli occhi. La porta rimasta aperta fece uscire tutto il vapore e non so con quale coraggio ci avvicinammo allo stipite del bagno. Per terra c'era il signorino che sorrideva, aveva un ghigno, un fermo immagine della sua faccia come a dire: vi ho visto, vi ho riconosciuto. Solo che era immobile e un rigolo di sangue gli scendeva dalla tempio fino al collo per poi scomparire dietro la nuca formando una piccola pozza.

Ma..ma... è morto Giancà!!”

Cazzo e adesso? Fece Giancarlo afferrando una statuina di capodimonte.

Che facciamo e cosa vuoi fare con quella cosa in mano?”

Ssshhhh!! Può darsi che ci sia qualcuno che gli ha spaccato la testa”. Disse Giancarlo. E mentre lo diceva brandendo la statua quella si ruppe in mille pezzi.

Secondo me è meglio che usciamo da qui e più velocemente possibile altrimenti tra impronte e statue rotte ci accusano di omicidio”. Dissi io.

Maurì ma secondo te s'è ammazzato da solo, è scivolato, ha sbattuto la testa e lì è rimasto?”

Penso proprio di si Giancà o ha fatto tutto da solo o siamo stati noi.”

Dai non scherzare, che si fa? Usciamo col rischio che qualcuno ci veda, che ci vuole poi a risalire a noi? Pensi che qualcuno non ci abbia visto?”

questi sono i momenti che se sei nato bastardo li metti in atto.

Giancà lo hai visto quel film....”

ti pare questo il momento di parlare di cinema? Io me la sto facendo sotto, già mi vedo dietro le sbarre con la consapevolezza di essere pure innocente”. Fece Giancarlo con un filo di voce rotto dalla paura e dal terrore.

No dai dicevo di quel film dove due ragazzi vanno a trovare ...non ricordo se un attore o regista in una lussuosa villa in California, lo trovano morto e fanno tutto per farlo sembrare vivo, lo portano a spasso addirittura in auto”.

Boh, che ne so, non ricordo” fece Giancarlo.

Ci guardammo in faccia non sapendo che fare e che dire. Poi l'emulazione del film prese il sopravvento.

Facciamo così Giancà, rimettiamo tutto a posto, puliamo tutto e aspettiamo l'ora di pranzo, usciamo, andiamo al porto e lo mettiamo sulla sua barca a vela, quella grande che hanno costruito i colleghi di Manfredonia. All'ora di pranzo al porto non c'è nessuno lo mettiamo sulla barca e partiamo”.

Nel frattempo che cercavamo di sistemare le cose lo sguardo di Giancarlo andò a finire su una borsa di pelle simile ad un porta notebook. Si abbassò a prenderla e l'aprì.

Tacci sua, guarda Maurì, guarda quanti soldi, è piena di mazzette da cinquecento euro. 'Sto stronzo e diceva che non aveva i soldi per i nostri stipendi”. E nel dire questo si girò e gli diede un calcio nello stomaco.

Okkei allora facciamo così lo rivestiamo, ci prendiamo i soldi, la barca, e ce ne andiamo da qualche parte, che ne dici Giancà?”

Così facemmo. La vestizione del cadavere fu una faticaccia ma anche una soddisfazione. Ci divertimmo a mettergli due calzini corti spagliati, uno giallo e uno rosso, che volete la fede calcistica, un perizoma leopardato di qualche sgualdrina che si era portato in casa, un paio di pantaloni in tela color verde smeraldo e la solita camicia azzurrina da manager...tiè!!

Lo prendemmo sotto braccio e percorremmo quei pochi metri da casa al molo tutto di un fiato, quasi in apnea. Nessuno incontrammo e nessuno ci vide a parte qualche pescatore ma da una cinquantina di metri, e per la loro vista potevamo essere tre ubriachi che stavano per prendere la barca.

Lo mettemmo seduto a poppa, sciogliemmo gli ormeggi e col piccolo motore uscimmo dal porto. Ora il problema era aprire le vele e far camminare quella barca. Fortuna volle che Giancarlo qualcosa ne sapeva, certo non era uno skipper, ma la barca si mosse anche senza il motore.

Giancà, che dici se lo facciamo colpire dall'albero della vela? Così sembrerà un incidente, non ci ha visto nessuno, siamo usciti in barca alticci, quasi ubriachi, il vento ha mosso la vela e lo ha colpito in testa. Fine della storia”.

Giancarlo stette un po in silenzio e poi fece,

E tutti 'sti soldi a chi li diamo al padre? Alla sorella? A me mi rode tanto il culo che questo aveva milioni in casa e non ci pagava, no io indietro non torno”.

Lo vidi armeggiare dentro uno sportello di poppa e quando ne venne fuori aveva in mano diverse, forse una decina di zavorre per sub, di quelle fatte di piombo.

Capii subito le sue intenzioni e quando il sole stava per calare gliele legammo tutte quante sul corpo, una piccola spintarella e il signorino andò a far mangime per i pesci. Sottocoperta trovammo cibo, acqua e una scatola di sigari. Seduti a guardare

le vele che si gonfiavano e le stelle che pian piano si accendevano ci accendemmo due sigari.

Allora capitano” feci io “qual'è la prossima rotta?”

Qualsiasi posto dove potremmo spendere i quindici milioni di euro che questo bastardo stava per nascondere”.




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Una sera su facebook: Giancarlo: “che dici se gli rompiamo la faccia?” Io: “naaaaa meglio andare sotto casa e pagargli un caffè.” Giancarlo: “se, pure il caffè a quell'infame?” Io: “il caffè come scusa, ce lo prendiamo sotto braccio, lo portiamo al bar e poi gli diciamo che questa...
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